Uno scoppiettante Buccirosso conquista il pubblico del 'Massimo' vestendo i panni del cattivo In primo piano

Il romanzo diventa commedia, operetta, musical. Protagonista il prorompente attore Carlo Buccirosso, che veste i panni del cattivo, dello strozzino, del camorrista. Partito da Secondigliano, vuole riciclarsi al Nord. Approda sul lago di Como, dove si invaghisce di una bella ragazza che sta sul punto di sposarsi. Il cravattaro napoletano si trasforma così in Don Rodrigo. Deve fermare quel matrimonio e non gli resta che partire dal parroco, per bloccare tutto. Scattano le minacce e i ricatti.

La vicenda di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella assume i contorni di un’esilarante “sceneggiata”, di un viaggio sobbalzante tra i dialetti regionali e nelle canzoni napoletane e italiane. Tanti ingredienti che danno vita ad uno spettacolo multiforme e pirotecnico. Con la commedia “Il Divorzio dei Compromessi Sposi”, andata in scena al Teatro Massimo, nell’ambito di “Palcoscenico Duemila”, Carlo Buccirosso conquista ancora una volta il pubblico di Benevento.

Le varie scene dello spettacolo sono animate da balli e canzoni famose, trascritte in chiave comica. Da “Dicintincello vuie” a “J’ so’ pazzo”, da “Funiculi Funiculà” a “Tammurriata Nera”, da “La Canzone di Marinella” a “Perdere l’amore”, da “L’istrione” a “Non amarmi”, il percorso musicale sottolinea i momenti più drammatici dell’odissea dei due giovami promessi sposi, che il prepotente Don Rodrigo vorrebbe addirittura far divorziare prima del matrimonio.

Per portare a termine l’operazione, il signorotto tenta tutte le strade: corrompe coi soldi Don Abbondio, regala una consistente dote a Lucia, si rivolge infine all’Innominato per farla rapire. I bravi, suoi terribili scagnozzi, diventano macchiette, pronti solo a scroccare pranzi e cene. La parte di Agnese è affidata a Rosalia Porcaro, che dimostra con naturalezza tutta napoletana il sua amore per la figlia Lucia, sfidando a viso aperto il camorrista venuto a spadroneggiare nella sua casa. Molto suggestiva la scena con la barca che porta via la ragazza che saluta i suoi monti e la sua terra.

Nella commedia rimbalzano tematiche scottanti di oggi: dall’emigrazione all’usura, dalla crisi economica ai problemi della sanità. Tutta la storia, ovviamente, è vivacizzata dalle battute sarcastiche e pungenti di Carlo Buccirosso, che, pur parodiando e stravolgendo il famoso romanzo, ha conservato il suo messaggio di fondo: i prepotenti faranno sempre una brutta fine. La chiusura è suggellata da una divertente canzone sulla peste.

In primo piano c’è proprio Don Rodrigo, penzolante tra gli appestati del Lazzaretto di Milano, aggredito e rincorso dagli altri malati ed in attesa di una sistemazione. “Sto ricoverato da tre giorni - dirà incazzato, tra le risate del pubblico - e ancora non trovo il posto”. Anche nel seicento, epoca in cui è ambientata la vicenda, c’erano problemi con la sanità.

ANTONIO ESPOSITO

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