Uno spettacolo duro e dirompente al Mulino Pacifico... la lotta dei No Tav In primo piano

La voce del teatro a difesa dell'ambiente, per incoraggiare le lotte sociali. Per aprire gli occhi alla gente ed anche ai governanti. Questo l'obiettivo dello spettacolo NO T'AVevo, andato in scena al Mulino Pacifico di Benevento, a chiusura della rassegna Obiettivo T, organizzata dalla Solot. C’è sempre un buon motivo per avviare una lotta territoriale. Come dimostra il caso della centrale nucleare di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta. La protesta degli abitanti e degli ecologisti denunciò quella scellerata costruzione. Poi quando arrivò il terremoto, le scorie radioattive furono sotterrate in buste di plastica. Ed ora lì si attende la bonifica.

Dopo questa premessa, gli attori dei “Teatri della Viscosa” di Roma hanno cominciato il loro viaggio dissacrante e senza peli sulla lingua contro le grandi opere ed in particolare contro il previsto e discusso traforo Torino-Lione, che dovrebbe aprire le porte del futuro al commercio italiano su scala europea. I due protagonisti, Laura Pece e Stefano greco, hanno puntato il dito contro la mastodontica costruzione del viadotto che interessa la Val di Susa, in Piemonte, rivelando tutti i retroscena del business, che grandi imprenditori italiani stanno mettendo a segno, dietro la propaganda della falsa utilità di quella opera pubblica.

Il linguaggio è secco, sferzante, ironico e penetrante. Il treno dell’Alta Capacità dovrà servire a trasportare montagne di merci attraverso quel traforo. L’infrastruttura geniale e spettacolare fa sognare tanti giovani che pensano di diventare ferrovieri. Tra questi c’è anche una ragazza chiamata a lavorare sui treni scintillanti del futuro. Ma il giovane ambientalista la mette in guardia: quell’opera costerà 100 miliardi di euro ed ha già provocato danni ad Afragola, a Tor Sapienza e nel Mugello. Si progettano strutture avveniristiche, mentre il treno dei pendolari da Roma a Viterbo impiega ancora tre ore.

Nel grande affare si sono tuffati di gran lena la Fiat, l’Iri e l’Eni, che attraverso l’Impregilo gestiranno i cantieri ed i subappalti. Come si potrà impedire che in questo giro si infiltrino le organizzazioni criminali? “Mi avevano detto - racconta la ferroviera Laura - che le grandi opere danneggiano qualcuno per favorire tutti. Allora mi devo ricredere? Qui sembra che le grandi opere finiscono per danneggiare tutti e per favorire qualcuno”.

L’amarezza della delusione è raccontata anche attraverso canzoni satiriche divertenti. Sulla scena scorrono personaggi che parlano il dialetto delle regioni italiane attraversate dall’Alta Capacità. Una miscellanea esilarante che dimostra la bravura degli attori, il loro sapersi destreggiare nelle parti comiche e tragiche. L’ambientalista Stefano svela il disegno dei costruttori, che scendono in campo in nome della “democrazia dell’emergenza”. Anche le banche hanno i loro interessi.

Dietro tutto - osserva il giovane contestatore e sognatore - c’è il partito della pagnotta. Quest’opera si deve fare, perché così vuole anche Cosa Nostra? In Val di Susa un traforo già c’è ed è utilizzato solo per il trenta per cento dai treni con le merci. Questa storia della Tav (Treno ad Alta Velocità) iniziata nel 1995, potrebbe prendere un’altra direzione. Il rischio è che diventi davvero un’opera inutile e dannosa per quelle valli piemontesi”. E, allora, andiamo a fermare quel treno!

Lo spettacolo ha dato spazio anche al Coordinamento dei NoTriv Sannio. Un loro rappresentante ha annunciato che il 29 aprile prossimo si terrà una giornata di protesta contro le trivellazioni. Si tratta del “No Triv Bike”, che partirà da Santa Croce del Sannio e si concluderà in serata a Benevento. Per fermare in tempo un possibile scempio.

ANTONIO ESPOSITO

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