Abbate: ''Per creare occupazione e ricchezza dobbiamo concentrarci su ciò che il territorio possiede e trasformarlo in risorsa'' Politica

Candidata al Senato coalizione Partito democratico Collegio Uninominale Campania 1 Benevento - Santa Maria Capua Vetere

45 anni, sposata e mamma di Orsola, si divide tra la passione per la politica il lavoro e la famiglia. Laureata in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli con il massimo dei voti. Nel 2007 è stata eletta delegata all’Assemblea Nazionale del Partito Democratico e componente della Direzione Nazionale. Nel 2010, candidata alle elezioni per le Regionali in Campania, è risultata la prima dei non eletti, ottenendo 6.487 preferenze. Nel 2013 entra a far parte del Consiglio Regionale subentrando all’on. Umberto Del Basso De Caro e l’anno successivo è  nominata presidente della I Commissione trasparenza, controllo sull'attività della Regione e degli Enti collegati e dell'utilizzo di tutti i fondi. Componente del cda Soresa dal 2015 è attualmente avvocato presso l'area legale di Poste Italiane.

La sua candidatura è giunta all'ultimo momento per via di qualche polemica poi lei ha deciso di accettare, come mai?

Non c'è stata alcuna polemica rispetto alla mia candidatura che è arrivata all'ultimo momento esclusivamente perché ci si è lavorato fino alla fine, il nome però circolava ed era già all'attenzione dei tavoli romani.

Il collegio che le è stato affidato non è dei più facili, lei cosa si aspetta circa il risultato finale?

Sono ben consapevole che si tratta di un collegio non semplice, ma sto affrontando un tour elettorale serrato e nelle realtà sia sannite che casertane che sto visitando per incontrare la gente ed ascoltare le loro problematiche riscontro tanto entusiasmo. Mi aspetto, dunque, un risultato gratificante.

Negli anni passati ci fu uno scontro diretto tra il suo papà e Clemente Mastella (prevalse a sorpresa il suo papà) ora è lei a doversi misurare con la moglie dell'on. Mastella. Come le sembra questa cosa?

E' il destino che si diverte a ripetere gli eventi e a riproporre vecchi eventi, vecchie contrapposizioni politiche. Diciamo che utilizzo il risultato di allora come un buon auspicio.

Il Sannio arranca...potremmo dire che sembra smobilitare se non scomparire con la perdita di tante prerogative (Camera di Commercio, Banca d'Italia e così via). Cosa si può e si deve fare per fermare tutto questo?

Purtroppo il passato non può essere recuperato, possiamo e dobbiamo invece investire sul futuro. Dobbiamo puntare sulle competenze e sulle eccellenze di cui disponiamo attualmente per creare prospettive di sviluppo a medio e lungo termine, ricostruendo così l'economia e l'identità di un territorio che è forte e fiero. Un esempio su tutti, in tal senso, è l'Università del Sannio che ha professionalità e possibilità in grado da fare da apripista in tal senso, ma occorre fare rete e sostenere la realtà accademica. Dico dell'Università, ma potrebbe anche essere l'agroalimentare. La politica dovrebbe fare innanzitutto questo: concentrarsi su ciò che un territorio possiede e trasformarlo in risorsa per creare occupazione, ricchezza intesa nel senso di Pil e fermare l'emorragia demografica.

In queste ultime ore qualcosa di positivo di registra a livello industriale nella zona di Airola - Valle Caudina ma lei converrà che tutto questo non può bastare. E' così?

No, non può bastare. Abbiamo avviato, con il sindaco Michele Napoletano, un processo di riconversione che ha visto insediarsi imprese che rappresentano un'eccellenza dell'automotive italiana. Dobbiamo proseguire senz'altro: il riconoscimento di aree di crisi complessa da parte della Regione Campania rappresenta un'ulteriore prospettiva per lo sviluppo delle nostre zone oggetto di interventi predatori di capitani che coraggiosi non lo sono stati affatto. L'identificazione come area di crisi complessa arriva a compensarci di una gestione, durante la fase Caldoro, assolutamente punitiva nei nostri confronti con la famosa “terza riprogrammazione dei Pac” che non è mai avvenuta e che non ha mai avuto effetti redistributivi nelle nostre zone.

SILVIA RAMPONE