Ad occhio nudo/4 - Riflessioni tra decoro cittadino e bellezza beneventana Politica

Papa Francesco ha colto i motivi di declino della famiglia nella mancanza di educazione e correttezza dei rapporti personali; l'arroganza, la violenza, la mala creanza non possono che produrre disastri. Si è raccomandato perciò di ricordare le buone maniere in casa, rivolgendosi sempre con parole garbate e affettuose a genitori e a figli, dicendo: “per favore”, “scusa”, “grazie”. Come sarebbe bello ampliare queste semplici norme di educazione ai rapporti tra cittadini di questa città, evitando comportamenti grossolani e privi di considerazione del prossimo! Evito di dilungarmi oltre, perché affido il compito di illustrare la situazione alle immagini scattate ai cosiddetti “giardinetti” del viale Mellusi, che intristiscono lo spettatore per la loro sporcizia e il fetore che si leva da essi. Sarebbe opportuno chiamarli non “giardinetti”, ma “gabinetti”, perché sono stati trasformati in toilettes a cielo aperto dai proprietari di cani e da clochards. D’altra parte dove potrebbero andare questi ultimi ad espletare i loro bisogni fisiologici? I bagni pubblici a Benevento non sono facili da trovare; quelli in piazza Papiniano, al centro del Corso Garibaldi, sono semi-occultati e la loro presenza è ignota ai più. Io stessa non saprei dire se sono in funzione o se siano un altro di quei misteri beneventani, come la tomba di Manfredi. Alcuni anni fa furono istallate delle toilettes automatiche in Villa Comunale, che furono subito distrutte dai vandali; ora i bagni pubblici sono solo presso il bar interno alla Villa, ma anche questi non sono un “bel vedere”.

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L’accenno ai clochards presenti in città, fatto precedentemente, mi induce a parlare di un altro fenomeno comparso di recente a Benevento, quello cioè dei questuanti professionisti. Lungi da me ogni idea razzista, descrivo solo ciò che ho osservato e saputo da conversazioni con i commercianti della zona Mellusi: ogni mattina, verso le 7.30 una o più automobili si fermano al terminal dei pullman extraurbani in viale dei Rettori o arrivano in precisi punti del quartiere Mellusi, ne discendono alcuni giovanotti di colore, che rapidamente si dividono; ognuno di essi si posiziona in corrispondenza di alcuni esercizi commerciali. Farmacie, edicole, bar, supermercati sono l’obiettivo di questi giovani aitanti e ben vestiti. Si parano dinanzi ai passanti con un saluto, tendendo il berretto e aspettando di ricevere qualche soldo. Nel raggio di 100 metri se ne trovano almeno sette, tra Viale Mellusi e Via Nicola Sala. Sono muniti di telefono cellulare e non si spostano di un centimetro dal luogo loro assegnato per almeno 5 ore. Verso le 13.30 scompaiono altrettanto rapidamente di come sono venuti. Il loro stazionamento quotidiano, sempre negli stessi posti, permette loro di conoscere la gente del quartiere, studiarne le abitudini, osservarne gli orari. Credo che quella dell’elemosina sia piuttosto una scusa per giustificare la loro presenza, vere e proprie sentinelle che presidiano il territorio, con orari di lavoro precisi ed inderogabili. Hanno i loro giorni di festa (non stazionano di domenica) e addirittura hanno dei sostituti se si assentano, come ho potuto notare io stessa accorgendomi che dinanzi all’edicola c’era un altro ragazzo, assai simile al “titolare” per corporatura e pettinatura, in alcuni giorni. I questuanti professionisti sono assai diversi dai giovani di colore che sono arrivati di recente in città ed hanno ricevuto accoglienza dal nostro Comune, i cui sguardi incerti, il cui basso profilo rivela smarrimento. Questi di cui parlo, appaiono spavaldi e, a volte, invadenti; sembrano piuttosto manovalanza ad uso della malavita organizzata. Ma non sarebbe il caso di indagare?

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In edicola in unione con il giornale La Repubblica è uscito Il cammino dell’Appia antica alla scoperta della strada perduta a cura di Paolo Rumiz e Alessandro Scillitani. Si tratta di 3 DVD che raccontano l’impresa condotta dai curatori ed altri che hanno effettuato a piedi il percorso dell’antica via Appia, la prima strada consolare romana che collegava Roma a Brindisi. Uno dei punti toccati dalla regina viarum era Beneventum. I filmati oltre ad esplorare le evidenze archeologiche del percorso e ad analizzare i problemi relativi alla conservazione del nostro patrimonio culturale, sono anche la cronaca degli incontri avvenuti durante il percorso, un’analisi delle abitudini di vita, del folclore e della gastronomia dei luoghi attraversati. Il 2° DVD ospita la sezione dedicata a Benevento, che appare in tutta la sua bellezza, bene illustrata dalla dott.ssa Luigina Tomay, ispettrice archeologa della nostra città. La bellezza dei nostri monumenti infatti lascia veramente senza fiato, soprattutto in confronto al tremendo degrado di altri luoghi campani presentati nel video. Mi auguro che questa iniziativa stimoli ancora di più le istituzioni a custodire bene e valorizzare la straordinaria eredità che ci è toccata in sorte.

PAOLA CARUSO

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