Politica - Amerigo Ciervo: ''Occorre una radicale, profonda, trasformazione culturale''

Amerigo Ciervo: ''Occorre una radicale, profonda, trasformazione culturale'' Politica

Candidato di Liberi e Uguali nel Collegio uninominale Camera Campania 2.01 - Benevento.

Amerigo Ciervo è nato a Moiano (BN). Insegna filosofia e storia, da un trentennio, al liceo classico “Giannone”. Con il fratello Marcello ha fondato e diretto la storica esperienza artistico-culturale de iMusicalia, all'interno della quale ha prodotto una decina di cd e molti libri. E' autore di saggi e di ricerche  storico-antropologiche. E' sposato con la docente Angela Elena Miele e ha tre figli, Corrado, Giuliana e Carlo.      

Lei, intellettuale da sempre schierato con la sinistra, ha scelto di scendere in politica... Perché in Liberi e Uguali e non nel PD di Renzi?

Ho scelto di dare una mano a costruire un soggetto politico nuovo, in grado di tenere vivi i valori e gli ideali della sinistra, rivedendo gli errori commessi, in un passato non troppo lontano, mettendo in campo una nuova radicalità nelle scelte e nelle pratiche per rappresentare i bisogni e gli interessi dei più deboli. E noto che la fascia dei più deboli, in Italia, negli ultimi tempi, s'è di molto allargata. Non scendo affatto in politica. In politica ci siamo tutti. Con le nostre idee, le nostre azioni, il nostro impegno. Leu dovrebbe diventare un partito. Il PD renziano molti lo hanno abbandonato da tempo e nessuno, stando così le cose, ossia perpetrando  le medesime scelte politiche, credo abbia molta  volontà di ritornarvi. Sicchè mi sembra urgente ricostruire una casa comune della sinistra in Italia. A cui potrebbero guardare in futuro anche molti democratici.

Obiettivamente non ha molte possibilità di essere eletto... E  allora non sarebbe stato meglio dare forza al sottosegretario Del Basso De Caro del PD?

Obiettivamente è un avverbio che non mi piace molto. Soprattutto in questo contesto. Dipende dagli elettori e dalle elettrici. Se si ragiona in termini di “pacchetti” di voti, so di non avere molte speranze. Ma, all'uninominale, valgono anche le storie delle persone, le loro idee, il contributo offerto. Ci mettiamo la faccia e il nome. Poi i cittadini e le cittadine scelgano liberamente e in autonomia. Quanto alla seconda parte domanda, parlerò per me. Nel 2013 ho votato SEL alla Camera e PD al Senato. Dopo tutte le cosiddette riforme (Buona scuola, Italicum, Costituzione, Lavoro),  se non ci fosse stata l'opportunità di LeU, non avrei mai votato per il PD. E non credo siano pochi quelli che la pensano come me, a riguardo.            

Tutti i sondaggi danno come vincente il Centrodestra. Lei pensa che ci potrà essere una rimonta della Sinistra anche se divisa?

Stiamo lavorando per smentire i sondaggi. Del resto, nel 2013, gli stessi sondaggi davano il centrosinistra vincente, poi abbiamo visto come è andata. In questi giorni stiamo ricevendo molti segnali positivi. Si è consapevoli delle difficoltà ma le scelte fatte anche al plurinominale le persone che abbiamo messo in campo, Limata e Racchi, Giordano e De Marco, alla Camera e Serafini al Senato, rappresentano il segno di un rinnovamento fortemente auspicato. Siamo agli inizi di una nuova stagione. Del resto il Centrodestra ha già dato ampia prova di come si possa governare - male - questo paese. Confidiamo nella buona memoria delle persone. Questo paese non ha un buon rapporto con la memoria. Ma sarebbe il caso di fare, finalmente, un buon esercizio di memoria.

Il Sannio non solo non cresce ma, addirittura arretra. Cosa ci vuole secondo lei per fermare questo scempio? Se fosse eletto per cosa si batterebbe?

Il Sannio va inserito nella più grande e terribile questione meridionale. il Mezzogiorno sembra  sia scomparso  dall'agenda politica. A mio avviso occorrerebbe un grande intervento, anche pubblico, in grado di  creare nuove opportunità, non in senso assistenziale né nella direzione del consueto, tradizionale clientelismo, come da prassi consolidata, ma tesa a risistemare il territorio, utilizzando tutte le nuove conoscenze tecnologiche, la cosiddetta economia verde, e sviluppando le potenzialità delle nostre ricchezze (agricoltura, ma anche la bellezza e la “serenità” dei luoghi). E' necessario un grande sforzo collettivo, dentro il quale ognuno deve poter svolgere la sua parte, rafforzando le difese contro l'illegalità e il malcostume. Ridando speranza a questa terra che tutti diciamo di amare ma per la quale non tutti s'impegnano abbastanza per trasformare in scelte politiche concrete l'amore che viene sbandierato a destra e a manca.

A un intellettuale come lei non possiamo non chiedere un giudizio sullo stato della cultura a Benevento e nel Sannio... Ci dica.

La storia dovrebbe insegnare. Negli anni Ottanta del secolo scorso c'è stato un grande disegno. Città spettacolo era una grande opportunità, è stata buttata alle ortiche. La cultura - i nostri cittadini e le nostre cittadine dovrebbero saperlo - è un qualcosa che occorre raggiungere con sforzi e rinunce. Non ci sono scorciatoie, né surrogati. Il teatro, la musica di qualità,  le mostre,  i convegni di alta specializzazione esigono impegno, rigore e anche, se è il caso, sacrificio. Altra cosa è il divertimento. Assolutamente legittimo, s'intende. Ma mescolare tutto non porta lontano, ma in quella notte scura dove tutte le vacche sono nere. Può anche far guadagnare qualche voto, questa notte scura, ma la  prospettiva di un miglioramento generale della città e della provincia si allontana sempre di più. Non ci potrà essere miglioramento politico se non ci sarà una radicale, profonda trasformazione culturale.

GIOVANNI FUCCIO