Politica - Lo strumento è stonato...

Lo strumento è stonato... Politica

'Signora mia. Lo strumento e' stonato'. Cosi' Ciampa dice a Beatrice nel 'Berretto a sonagli' di Pirandello. E lo strumento cui fa riferimento e' la presenza nella testa di tutti noi di tre corde d'orologio, regolate da rispettive chiavette: la seria, la civile, la pazza. Poiché noi viviamo in società, la civile è quella che serve e sta in mezzo alla fronte. È quella che ci consente di tendere la mano ed anche un sorriso a chi vorremmo sbranare. Diciamo che è quella che pone dei filtri a ciò che facciamo e diciamo. Potrebbe essere la chiave dell'ipocrisia e del compromesso per un quieto vivere? Forse.

A volte o meglio spesso capita che le acque s'intorbidano, che non riusciamo più a capire e allora si cerca di girare la corda seria, a destra, per cercare di chiarire, di rimettere le cose a posto. Si cerca di dare le proprie ragioni, dire, senza tante storie, quello che si deve dire. Se poi non si riesce in nessun modo si gira la chiavetta della corda pazza, a sinistra, si perde la vista degli occhi, il ben dell'intelletto, e non si sa poi quello che si fa. Direbbe Totò : “mme scordo ca so' muorto e so' mazzate!”.

Qualche volta si girano per bene la corda seria o la corda pazza e però si vorrebbe parlare, per valicare le apparenze, con la corda civile. Ne deriva che le parole che escono dalla bocca sono sì della corda civile, ma vengono fuori stonate.

Capita che pensiamo in un modo ma diciamo l'esatto contrario.

Negli ultimi anni si sta abusando della corda pazza. Spesso la pazzia è vera, come dimostrano tutte queste efferatezze compiute ogni giorno, senza distinzione di età, sesso o religione. Suicidi e omicidi sono all'ordine del giorno (scusate ma per me non esistono i femminicidi ma gli omicidi. Siamo umani tutti).

Ma spesso l'uso della corda pazza è finto. Mi riferisco alle frequenti sentenze di innocenza per incapacità di intendere e di volere. Non scherziamo. Cerchiamo di essere seri e civili. Ricordiamoci sempre di rispettare il prossimo. Anche se non vogliamo amarlo perché presi dalle nostre preoccupazioni almeno non facciamo del male. E se proprio vogliamo non usare sempre la chiave civile cerchiamo di usare quella seria, di stare lontani da falsità, ipocrisie, finti sorrisi e adulazioni stomachevoli. Dire quello che si pensa, sempre nel rispetto degli altri, non è peccato. Spesso è un dovere e un diritto di ognuno di noi.

ELISA FIENGO

lisafiengo@gmail.com

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