A proposito di bullismo... ma Platone aveva già detto tutto! Società

Provate ad agitare velocemente una bottiglia piena d’acqua e a capovolgerla per fare uscire il liquido. Si forma un vortice all’interno e la quantità dell’acqua che vuole uscire è troppa rispetto al collo della bottiglia. Così mi sento io riguardo a ciò che sta succedendo negli ultimi tempi nelle scuole (Ignoro se è un fenomeno squisitamente italiano o mondiale). Sono troppi e vari i pensieri che ballano nel cervello ed ho difficoltà ad esprimerli. Anche perché s’intrecciano in me i diversi ruoli ”incriminati”: alunna - insegnante - mamma di due figlie insegnanti.

Parlo del BULLISMO. Ragazzi che riprendono col cellulare i momenti in cui diventano aguzzini di una vittima. Alunni che minacciano e picchiano i professori mandandoli all’ospedale. Genitori che assalgono e feriscono i professori in difesa dei loro figli. Chiaramente il tutto viene diffuso soprattutto sui social. Non c’è foglia che si muove che non sia resa “virale”.

“Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza…; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi dal rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua avidità; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?

In ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si confonde; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà dal pericolo dell’autoritarismo? … Così la democrazia muore: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo”.

Platone - La Repubblica - Cap.VIII, Atene 370 a.C.

Quanta attualità e quanta lungimiranza in un capolavoro cosi antico. Altro che Nostradamus (E dire che hanno proposto di eliminare lo studio della Filosofia).

Quando non c’è più rispetto per se stesso e per l’altro è la fine. E oggi non si è più educati al rispetto per l’altro. E’ il momento dell’apparire e non dell’essere.

Miche Serra in una sua Amaca ha relegato la violenza nei ceti più bassi della società. Forse gli è sfuggito che le menti più eccelse sono state partorite dai ceti poveri. Sono cresciute nella miseria ma con dignità. L’educazione accomuna tutti. La vera tragedia è che non esiste quasi più nella società. O meglio la fascia dei maleducati cresce sempre più. Si sono sgretolate la famiglia e la scuola e conseguentemente la società a tutti i livelli. Ma quando mai ci siamo sognati di mettere in dubbio la professionalità di un Maestro? Quando mai abbiamo concesso ai nostri figli tutto? Qualcuno potrebbe sussurrare con un filo di voce: “E’ il progresso”. Credo che invece sia un processo irreversibile di sfacelo.

Io non ho insegnato all’epoca delle guerre puniche. Sono stagionata e antica ma abbastanza recente. Posso però dire con fierezza ed orgoglio che MAI mi sono trovata in quarant’anni di servizio in situazioni imbarazzanti e delicate. Sempre pieno rispetto reciproco, stima a profusione e soddisfazioni continue anche da parte delle figlie sia come alunne che come insegnanti. Però di questo tipo di scuola non se ne parla proprio. Non fa più notizia il bambino che dà il disegno alla maestra con scritto “ti voglio bene maestra” (capita alle mie figlie) o l’alunno che pronto alla maturità scientifica nell’ultima versione di latino inserisce una lettera per ringraziare l’insegnante per tutto quello che è stata capace di trasmettergli (è capitato a me). Il male si diffonde subito. Il bene no. Non è virale.

Molti pensieri sono rimasti nel cervello. Forse non erano importanti. O forse le cose più belle sono quelle non dette.

ELISA FIENGO

lisafiengo@gmail.com