Società - A San Giuseppe non solo zeppole...

A San Giuseppe non solo zeppole... Società

Il mese di marzo che dà inizio alla primavera, il primo a quella metereologica, il 21 a quella astronomica, è anche il mese che ci fa vivere una bella festa dedicata a San Giuseppe.

Da Napoli a Benevento, in tanti paesi piccoli e grandi questa festa è molto sentita, ricca di tradizioni tipiche tra cui quella di Riccia (CB), comune del Sannio Molisano, a confine dei comuni di Castelpagano e Castelvetere in Val Fortore, questi ultimi nel Sannio Beneventano.

La festa di Riccia è suggestiva, intrisa di elementi caratteristici, si presenta come un rituale che coniuga cultura, religiosità, folclore religioso e gastronomia.

Qualcosa che viene da lontano con la consuetudine che molte famiglie riccesi nella giornata di San Giuseppe per onorare il Santo e la Sacra Famiglia, dopo il rito religioso ad opera della parrocchia locale, invitano alle proprie case “I Santi”, un uomo sposato, una donna nubile o sposata, e un bambino o un giovane non sposato che rappresentano rispettivamente San Giuseppe, la Madonna e Gesù Bambino; altre persone presenti sono spesso due uomini con il ruolo di apostoli.

Quando tutte queste figure e la padrona di casa sono al completo inizia il rito con la recitazione in ginocchio delle preghiere in onore del Santo. C’è poi l’invocazione in latino “Dio vieni a salvarmi” per finire con il santo rosario. Tutta la cerimonia si intreccia con l’aspetto gastronomico a completare il rito di folclore religioso di devozione al santo che si festeggia. Infatti è proprio la gastronomia tipica del luogo che fa da contorno al rituale, una gastronomia ricca, con piatti dai gusti molto vari, legati tutti ad un numero, il tredici. Si perché il 13 sono le pietanze da gustare durante il lauto pranzo: antipasto di frutta, sottaceti e peperoni, maccheroni con alici al sugo, polpette di baccalà, fagioli, peperoni ripieni, spaghetti con la mollica, baccalà con la mollica, broccoli, lenticchie, baccalà e cavolfiore fritti in pastella, riso con il latte, agrodolce, insalata di arance.

Il pranzo termina con un dolce tipico: i cavezune (nella foto)confezionati nei giorni precedenti la festa. Il dolce fritto è preparato con pasta sfoglia farcita di un’impasto aromatizzato con cannella a base di ceci lessi e miele. L’usanza di gustare questo dolce particolare è comune anche ad altri paese limitrofi a Riccia. Infatti i cavezune vengono preprati per la festa anche a Castelpagano e Castelvetere in Val Fortore, mentre a Celenza V.F., durante il periodo natalizio. Ma è il comune di Riccia che ne rivendica la paternità con l’attivazione del disciplinare di produzione comunale (De.Co) per la tutela della tipicità dei cavezune.

Intanto il giorno di San Giuseppe si avvicina e per l’occasione il dolce dominante è senza dubbio la zeppola che si consuma un po’ ovunque, però sarebbe il caso di fare un pensierino anche ai cavezune, l’invito è rivolto a coloro che nei giorni prossimi alla festa si troveranno anche di passaggio a Riccia, Castelpagano e Castelvetere V. F. per gustare questo dolce tipico di vecchia tradizione di un piccolo lembo di Sannio.

CAMILLO GIANTOMASI

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