Come sarà il futuro? Nessuno lo sa... Il presente si chiama smartphone Società

Che futuro ci attende? Questa è una domanda che in molti si pongono, il più delle volte senza essere in grado di darsi una risposta, o rispondendo con ipotesi pessimistiche sull’indomani. Ci s’interroga sovente sul proprio futuro, su quello dei propri figli e in senso lato sul futuro delle generazioni a venire.

In molti hanno provato ad immaginare il futuro, sia sotto il punto di vista delle tecnologie di cui l’uomo disporrà un domani, sia per ciò che riguarda gli aspetti sociali del vivere. La fantascienza è uno dei generi letterari e cinematografici che consente ai suoi autori di dare libero sfogo all’immaginazione più sfrenata. Se il poeta Omero descriveva una sorta di robot primordiale creato dal dio Efesto, pensatori come Tommaso Moro o Tommaso Campanella hanno descritto nelle loro opere immaginarie società governate da regole ideali.

Più pragmaticamente, per molti l’interrogativo riguarda il futuro immediato o quello prossimo venturo ed ha a che fare con il lavoro di tutti i giorni. Non la ricerca di un lavoro, per coloro i quali ne sono privi, ma lo svolgimento del proprio lavoro.

Nel nostro paese è ancora molto diffusa l’usanza di tramandare un mestiere di padre in figlio, sebbene vi siano enormi differenze tra un’impresa la cui gestione passa in eredità alla generazione successiva, una bottega artigianale o una professione intellettuale. In alcuni casi si parla talvolta di caste, simili alle corporazioni medievali, chiuse a chi non ne fa parte.

Ma se in tempi antichi i mestieri erano tramandati di generazione in generazione rimanendo sempre gli stessi, oggi il lavoro cambia più in fretta dei lavoratori. In ogni settore dell’economia, chi svolge una professione da parecchi lustri potrà confermare che il modo in cui lavora oggi non è lo stesso di quando iniziò a lavorare.

L’introduzione dei computer nel mondo del lavoro ha avuto un impatto che oserei paragonare, senza esagerazioni, a quello dell’introduzione della stampa a caratteri mobili da parte di Gutenberg. Solo che la stampa è rimasta l’innovazione più avanzata per oltre cinque secoli, il computer oggi sembra essere già scalzato dall’avanzare dello smartphone.

Chi lavora sa bene quanto sia importante avere non solo un sito internet ben visibile, aggiornato ed accessibile, ma anche che una percentuale sempre più cospicua dei suoi guadagni dipenderà in qualche modo dagli smartphone.

I telefoni cellulari non sono solo uno strumento di comunicazione, un passatempo o un sostituto tascabile di oggetti desueti come le rubriche telefoniche e le cartine stradali: tramite app oggi possiamo acquistare praticamente tutto, dalla spesa a domicilio nel supermercato vicino casa all’abbigliamento sui siti delle più prestigiose case di moda. E lo smartphone è anche un mezzo di pagamento, grazie ai più recenti sistemi integrati che richiedono come misure d’autenticazione l’impronta di un dito o la scansione dell’iride.

Dunque chi lavora non solo deve avere un telefono con il quale poter essere rintracciato: deve fare in modo che i suoi clienti possano effettuare ogni sorta di operazione mediante le app installate sul telefono cellulare. In caso contrario, il prezzo da pagare è quello di essere surclassati da una concorrenza tecnologicamente un passo più avanti.

Questo è il presente. Per il futuro, la domanda su cosa ci attende resta aperta: sono allo studio prototipi di chip impiantabili sottopelle che sostituiranno i documenti d’identità e le carte di credito. Tra qualche anno forse interagiremo con la tecnologia non più mediante tastiere e schermi touch ma solo attraverso comandi vocali. Il passo successivo? La trasmissione elettronica del pensiero magari. Ciò che è fantascienza per alcuni, per altri è una tecnologia ancora da sviluppare.

CARLO DELASSO