Dalla Guinea in Italia e poi stroncato dal male Società

Abdoul Barry era un giovane 22enne della Guinea Equatoriale, un Paese dell’area occidentale dell’Africa. Come tanti era arrivato in Italia nell’agosto 2016, sbarcato insieme ad altri giovani africani a Lampedusa, in una delle tante rotte della disperazione che spingono uomini e donne di quel continente a sfidare la vita per migliorare la loro esistenza, cercando nuove occasioni.

Dall’isola siciliana venne quasi immediatamente trasferito al Centro di accoglienza di Torrecuso, dove riesce sin da subito a trovare l’ambiente giusto per inserirsi e farsi apprezzare. Infatti, da quel momento per Barry è un percorso in crescita, durante il quale non perde occasione per farsi riconoscere e amare per le sue doti di disponibilità e impegno.

Da subito viene notato dagli operatori del centro e dai docenti, distinguendosi per la sua umanità, energia e capacità di mettersi sempre a disposizione degli altri. In particolare comprende che è necessario formarsi e imparare il più possibile, utilizzando l’esperienza nel nostro Paese per trarne i maggiori frutti in modo virtuoso e utile per se stesso e per gli altri. Per questo motivo consegue il diploma di scuola secondaria di primo grado e si iscrive ai corsi specifici organizzati dall’Istituto “Alberti” della nostra città, cercando in tutti i modi di raggiungere il suo sogno, laurearsi in Economia.

Purtroppo, in questo sentiero di speranza e di passione trova un ostacolo, una malattia incurabile che, al suo stadio, non gli dà scampo, portandolo nel gennaio di quest’anno alla sua fine terrena, dopo un tentativo estremo e impossibile disperatamente condotto dai medici dell’ospedale “Rummo”.

In questi giorni si è celebrato il suo triste caso con un incontro pubblico nella sala del Consiglio comunale di Benevento, dove si è parlato della figura di quest’uomo alla presenza del Console della Guinea Equatoriale, suo Paese di origine. Proprio da quest’ultimo sono giunti pubblicamente i ringraziamenti per Benevento e per coloro che, tramite una raccolta fondi hanno promosso e messo insieme in pochissimo tempo una somma superiore alle 5mila euro.

Questa iniziativa, è giusto ribadirlo, è stata lanciata dai docenti dell’Istituto “Alberti” e dalla Cooperativa “Benedetta Ocone”, fortemente impegnata in attività educative e di inserimento a favore di questi ragazzi. Questo importo ha permesso di riportare la salma di Barry nel suo Paese, donando ai suoi familiari la possibilità di quel minimo conforto necessario a sopportare una così infelice riconciliazione. Ma chi era Barry e quali sentimenti e speranze ha evocato la sua vicenda umana. Lo chiediamo alla professoressa Lucia Squillante, la giovane docente che più di tutti ha accompagnato ed è stata vicina a quest’uomo durante il periodo di permanenza nel centro d’accoglienza.

Chi era Barry?

Barry era un ragazzo semplice. Molto intuitivo e intelligente, tanto da prendere la licenza media in meno di un anno e successivamente iniziare il percorso di studi presso l’istituto Alberti di Benevento. Il suo obiettivo era riscattarsi e rendere orgoglioso suo padre. Era un ragazzo coraggioso, molto determinato e conservava i soldi del pocket money per pagare l’abbonamento mensile del pullman. Ogni sua azione era guidata da un profondo rispetto verso il prossimo e dal profondo desiderio di “conoscere”. Era sempre molto informato su quello che accadeva nel mondo e gli sarebbe piaciuto lavorare per l’Onu. “Voglio aiutare gli altri” mi diceva sempre. Amava uscire e mangiare la pizza, rigorosamente margherita, amava la musica, la sua cantante preferita era Emma Marrone.

Secondo te perché questa vicenda ha colpito l’interesse e l’attenzione di tanti nostri concittadini, spingendoli a donare i fondi necessari per riportare la salma di questo giovane ragazzo nel suo paese?

Credo che le persone si siano riconosciute in lui in qualche modo. Penso che lo sguardo di un ragazzo che ha visto e vissuto tanto ma che porta dentro di sé la speranza del cambiamento possa essere un simbolo di fiducia nel futuro anche per la nostra società. Probabilmente tutte le persone che hanno donato, oltre ad avere un cuore infinito, hanno sentito questo bisogno di riscatto. Il rappresentante della comunità guineana ha definito Benevento una “mosca bianca” per la solidarietà mostrata e questo ci rende orgogliosi.

Cosa rimane di Barry dopo questa esperienza?

Personalmente mi manca e mi mancherà tanto. Ha lasciato un vuoto in me e in coloro che l’hanno conosciuto. Rimane tuttavia una grande ambizione. Vorremmo trasformare questo vuoto in qualcosa di positivo. L’idea dei docenti dell’Alberti è creare una biblioteca che porti il suo nome. Ci auguriamo di riuscirci e di aiutare i ragazzi con difficoltà a esaudire il loro desiderio di riscatto. Lo faremo ricordando che l’istruzione è la più potente arma che abbiamo per cambiare le cose.

LUIGI RUBINO