Società - Elezioni a rischio hacker: meno male che non abbiamo il voto telematico

Elezioni a rischio hacker: meno male che non abbiamo il voto telematico Società

Le elezioni politiche sono ormai prossime e mentre la campagna elettorale giunge al culmine, contraddistinguendosi come sempre per i toni pacati e cordiali che animano lo scambio d’opinioni tra i candidati, non sono in pochi a domandarsi se anche in Italia, come pare sia avvenuto in passato in altre occasioni, a cominciare dalle presidenziali americane del 2016, gli hacker russi tenteranno d’influenzare o falsificare i risultati del voto.

Vorrei innanzitutto chiarire una cosa: è praticamente impossibile compiere dei brogli elettorali per via informatica in Italia, dato che alle elezioni politiche voteremo come sempre con le schede cartacee e la matita copiativa. Lo scorso ottobre, in occasione del referendum per l’autonomia, in Lombardia fu sperimentato il voto tramite appositi tablet ed apparentemente tutto funzionò senza particolari intoppi.

Ma in che modo allora è possibile falsare le elezioni in Italia? Quali sono le armi a disposizione dei pirati informatici al soldo (secondo alcuni) di Putin? Sopra ogni altra cosa sono da temere le fake news: non potendo materialmente truccare il voto, chi ha interesse a condizionarne il risultato punterà sull’ingenuità dell’elettorato, pronto a bersi qualunque panzana purché sia pubblicata in rete.

Bisogna però riconoscere che le elezioni parlamentari italiane sono ben altra cosa rispetto alle presidenziali che poco più di un anno fa hanno visto trionfare il miliardario Trump: lì si trattava di una competizione tra due avversari, per cui screditandone uno attraverso la diffusione di notizie false, automaticamente si avvantaggiava l’altro.

Ma il prossimo 4 marzo la situazione sarà totalmente differente: sia perché il voto porterà in Parlamento un numero di gran lunga più alto di eletti, ma principalmente per il fatto che in campo non abbiamo due forze contrapposte, bensì una pluralità di schieramenti. E la legge elettorale, mescolando al sistema maggioritario una quota di deputati e senatori eletti con il sistema uninominale, complica ulteriormente le cose.

In generale è più facile influenzare il voto in un sistema orientato verso il bipolarismo, dove si fronteggiano due grandi partiti ed ogni voto perso dall’uno va a guadagno dell’altro. Ma quando i partiti forti sono più di due, con possibili alleanze prima e dopo il voto, diventa più difficile pronosticare quale forza potrà guadagnare maggiormente dal calo di consensi di un partito.

Più facile senza dubbio potrebbe essere screditare un singolo candidato o anche un gruppo tramite la diffusione, a pochi giorni dal voto, di notizie ideate a tavolino: illazioni, pettegolezzi, accuse di illeciti pubblici o privati. Nulla a cui l’elettore italiano medio non sia già abituato per la verità.

Senza tener conto di un’incognita: non è possibile prevedere se il diffondersi di queste falsità, anziché favorire o danneggiare questo o quel partito, non causerà semplicemente una maggiore astensione dal voto.

A conti fatti, il sistema italiano è troppo imprevedibile, troppo anarchico e frammentato e gli elettori sono maggiormente adusi a votare di pancia che non di testa, magari facendo calcoli sul proprio tornaconto o semplicemente optando per il candidato al quale possono domandare favori. Il voto di scambio, il familismo, persino il proverbiale “votare turandosi il naso” di montanelliana memoria sono variabili che difficilmente possono essere calcolate da un algoritmo. Dunque credo che possiamo stare tranquilli: abbiamo ben poco da temere dagli hacker russi, siamo benissimo in grado di rovinarci con le nostre mani, mandando in Parlamento personaggi ai quali in altre nazioni progredite non sarebbe affidata nemmeno la gestione di un condominio.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO