Halloween e dintorni Società

Da pochi giorni è passato il primo weekend di novembre, con la festività di Ognissanti, il giorno della commemorazione dei defunti ed il 31 ottobre, data legata ad Halloween. Come ogni anno, anche se in maniera sempre minore, quest’ultima ricorrenza porta con sé varie polemiche.

Alcuni sostengono che si tratti dell’ennesima americanata importata in Italia, i più rigidi vorrebbero vietarlo bollandolo come un rito satanico. Per molti, bambini in testa, è solamente un innocuo carnevale.

Ma com’è approdato Halloween nel nostro paese e perché, pur essendo una tradizione a noi estranea, ha avuto tanta fortuna? Fino agli anni ‘90, i bambini vestiti da mostri che andavano in giro per le case in cerca di dolci si vedevano solo nei film americani e le zucche decorate comparivano nelle strisce dei Peanuts, ma non nei giardini nostrani. È probabile che Halloween abbia conquistato la penisola anche grazie ad internet?

È inutile dire che dietro alla diffusione di una ricorrenza non autoctona risiedono degli interessi; ma in questo caso non è il diavolo ad averci messo lo zampino. Halloween è molto popolare negli Stati Uniti, al pari del 4 luglio e del giorno del Ringraziamento, ma queste due ricorrenze, oltre ad essere legate alla storia americana (e quindi difficilmente esportabili), non offrono grandi opportunità al marketing.

Il 4 luglio gli americani sparano i fuochi d’artificio, il giorno del Ringraziamento mangiano il tacchino. In Italia i botti si sprecano. Non solo tra Natale e Capodanno: qui da noi, in particolar modo al sud, ogni festa paesana che si rispetti ha il suo spettacolo pirotecnico. Quanto ai tacchini, li abbiamo anche noi, ma non svettano certo nella top ten degli animali più popolari sulle nostre tavole.

Halloween è commerciale. Soprattutto è commerciabile: la zucca è un ortaggio di stagione, facilmente reperibile e a buon mercato, già conosciuto in Italia. La pratica del “dolcetto o scherzetto” è una buona occasione per vendere cioccolatini, caramelle e dolciumi, magari in confezioni a tema. L’idea di mascherarsi poi è una manna per chi vende costumi, come se i negozi di giocattoli avessero Natale due volte l’anno.

Il desiderio di emulazione ha ricoperto un ruolo fondamentale facendo in modo che Halloween facesse innamorare grandi e piccoli: vedere tante persone, dai divi di Hollywood alla gente comune, pubblicare foto e video nei quali vanno in giro camuffati da mostri a caccia di dolcetti può aver spinto tanti a pensare “dai, facciamolo anche noi”.

In fin dei conti, non c’è grande differenza tra il 31 ottobre e parecchie ricorrenze che il consumismo ha mercificato fin quasi a svuotarle di significato, trasformandole in occasioni per spendere soldi, fare regali e festeggiare. San Valentino, la festa della mamma e del papà, le innumerevoli giornate mondiali che spuntano ogni settimana, non sono anch’esse veicoli di profitto per le grandi aziende?

Halloween non è italiano, sbottano i puristi. Ma settant’anni fa non lo era neanche Babbo Natale, importato dagli States con indosso i colori della Coca-Cola, che ha finito per mettere in ombra la povera Befana.

Non c’è nulla di diabolico o di satanista in dei bambini che si divertono. Molti magari avranno tirato fuori dagli armadi i costumi di carnevale, e invece che da vampiro o da mummia hanno girato per le case vestiti da Zorro o da Campanellino. E il maggior rischio che avranno corso nella notte delle streghe sarà stato quello di tornare a casa con il mal di pancia per aver mangiato troppi dolci.

Un’idea per adattare alle nostre usanze anche la notte di Halloween: anziché scavare una zucca per mettere al suo interno una lanterna, perché non preparare una bella frittura di fiori di zucca?

CARLO DELASSO