Ho fatto un sogno... I Premi ''Oscar'' a Benevento Società

Essere sognatori non è peccato e non costa nulla. John Kennedy vinse le elezioni da Presidente degli USA con lo slogan “I have a dream!” (“Ho un sogno”). A me è capitato di sognare che i cittadini sanniti avessero anche loro un premio simbolico da dare a individui o istituzioni, che si fossero distinti per comportamenti ed atti simbolici: nel bene e nel male.

Al primo posto, guadagnando un “Oscar alla signorilità”, si colloca un immigrato, proveniente da paesi del nord Africa. Come molti altri sventurati, deve avere i suoi piccoli/medi/grandi problemi. Ma non chiede - come fanno i più giovani col cappello in mano - l’elemosina davanti ai bar, i punti di ristoro o le farmacie della città. No: lui no! E’ sempre sorridente ed offre la sua povera mercanzia davanti a uno o due semafori nella parte alta della città. E’ dignitoso: se gli si offre una piccola mancia, vuole ad ogni costo offrire qualcosa, fosse pure un semplice pacchettino di fazzoletti di carta. Se gli si nega con un cenno la disponibilità all’offerta, sorride e saluta. Potrebbe essere un vicino ideale per chiunque: schivo, educato, rispettoso di tutti.

Al secondo posto, ottenendo un “Oscar al miglior educatore”, c’è un nonno - presumo! - con la famiglia in un grande mercato cittadino. Carrelli pieni, file lunghe, un bambino al seguito con in mano un vasetto contenente una piantina. Il piccino fa il suo mestiere: è impaziente, versa un po’ di terra sui pavimenti, vorrebbe andare subito alla cassa a “pagare” la sua piantina. Una signora con un carrello pienissimo si offre di scambiare la sua posizione in fila per agevolare la situazione. Il Signore (con la Esse maiuscola!) ringrazia la sconosciuta cliente per la sua gentile proposta. E aggiunge: “Il bambino deve imparare fin da piccolo che, se si entra in un supermercato, si deve avere anche la pazienza di aspettare il proprio turno!”. Grande! E’ l’educatore che tutti vorrebbero avere in famiglia!

Al terzo posto, ricevendo un meritatissimo “Oscar al più sottile rompiscatole”, si collocano le numerose agenzie di recupero credito, che in questi mesi/anni stanno vivendo il loro momento di splendore.

Oramai, chiunque deve riscuotere dei soldi, non si vuole “sporcare le mani” in prima persona. Hai visto mai che qualche maledizione a loro rivolta dovesse andare a segno!!! Ci pensa l’agenzia, che con l’immancabile raccomandata con ricevuta di ritorno, costringe il presunto debitore ad assentarsi per una mattinata dal lavoro per fare una fila spaventosa allo sportello dedicato dalle poste alla consegna dei plichi non recapitati. La consegna a casa è come vincere la lotteria!

Dopo il bla-bla-bla iniziale, finalmente veniamo a conoscenza che una rata di Tari, una contravvenzione stradale o altro non risulta pagata. Poi si arriva al dunque: entro “tot” giorni, se non dimostriamo di aver pagato, dovremo pagare il dovuto e quel piccolo compenso all’agenzia di riscossione (oltre a interessi, spese, ecc.). Totale: da cento è facile arrivare a centocinquanta! Naturalmente, se siamo già in regola, abbiamo molte opzioni: andare presso l’Ente, rispondere tramite computer (in questo caso è però necessario avere la PEC, una posta certificata che certo non ha l’utente comune!!), o rispondere tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. In quest’ultimo caso si può arrivare alla raffinatezza. L’agenzia incaricata, che spesso risiede a mille Km di distanza, ci specifica - senza darne motivazione alcuna - che la raccomandata con avviso di ricevimento (costo circa otto euro) non deve essere imbustata: no, per carità! Deve consistere in un solo foglio, piegato in quattro si suppone, e sigillato adeguatamente (nastro adesivo? Forse). Quando si parla di fiducia!!!

LUIGI PALMIERI