Società - Il plagio tra legge, letteratura e medicina

Il plagio tra legge, letteratura e medicina Società

Stabilire dove inizi il plagio e, ancora, quando inizi la violazione del diritto d’autore non è facile. Nella letteratura e nella musica è relativamente più semplice poiché recenti sentenze, soprattutto della Suprema Corte di Cassazione, hanno stabilito che può dirsi copiato un motivo, una melodia, che abbia un certo numero di note consecutive uguali.

Il numero?

Sei o sette, secondo le varie sentenze.

In letteratura il confronto tra due testi uguali è più facile. Una frase copiata è sicuramente individuabile, particolarmente se lunga. Non è così facile individuare una trama o un personaggio simili. La legge in materia è precisa e ci dice della condivisibile sensibilità del legislatore verso questo problema.

Molto chiara è la legge 22 aprile 1941 n. 633, denominata “Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”. In questa legge non viene tutelato solo il diritto d’autore relativamente ad opere letterarie e alla musica, ma anche alle opere coreografiche, alle scenografie, all’architettura, alle opere cinematografiche e fotografiche.

Poi la sensibilità del legislatore, con successive leggi negli anni Settanta e Ottanta, ha garantito ulteriormente il diritto d’autore. Anche in questa tutela è comparsa l’informatica. Le ampie possibilità di confronto tra milioni di testi hanno fatto scoprire scopiazzature e plagi commessi anche da autori famosi.

Pare che anche Gabriele D’Annunzio abbia effettuato dei plagi, tanto che è stato addirittura definito “sublime plagiatore”; avrebbe copiato da Maupassant Baudelaire, Verlaine, Zola. Anche Emilio Salgari e Alessndro Dumas avrebbero copiato. Quindi, grazie a due ricercatori americani (Dennis McCarthy e June Schlueter) sono stati smascherati molti plagi.

E’ stato fatto uso di un software, un programma scaricabile gratuitamente da internet, il WCopyfind, sviluppato dall’Università della Virginia per controllare l’autenticità dei lavori presentati a quella università. Ma, dopo la legge e la ricerca scientifica, anche la medicina ha voluto dire la sua sui plagi; esiste un disturbo chiamato criptomnesia, a causa del quale, secondo lo psicanalista Jung, “i ricordi appaiono come creazioni originali”.

I “copiatori”, quindi, sarebbero in buona fede, non comprenderebbero di aver copiato. Il problema del plagio, comunque, è davvero diffuso e di non facile soluzione tanto che, anche nell’odierna società, molte sono le cause intentate per violazione del diritto d’autore, come è accaduto recentemente al regista Guillermo del Toro, accusato di aver plagiato con il suo ultimo celebre film, “La forma dell’acqua”, un’opera teatrale scritta nel 1969 dallo scrittore americano Paul Zindel.

RENATA DEL PRETE