Società - La corruzione spuzza

La corruzione spuzza Società

“La corruzione spuzza”, è il titolo dell’incontro che si è svolto lo scorso 22 giugno presso l’auditorium San Vittorino, locale concesso dall’Università del Sannio per questo nuovo corso di formazione promosso dall’Ordine dei Giornalisti della Campania.

Prendendo spunto da questa frase originale, pronunciata dal pontefice a Scampia nella sua visita pastorale del 21 marzo del 2015, ha avuto luogo un’ampia discussione sulla corruzione, intesa sia nel suo significato di reato, sia più in generale come comportamento e come modo di essere.

La corruzione come un cancro che colpisce la società civile nei suoi organi vitali e che si diffonde e si moltiplica in tutti i settori della vita quotidiana, dagli apparati statali fino a coinvolgere anche gli esponenti della Chiesa. Un tema di particolare rilievo in un paese, l’Italia, che agli occhi degli stranieri troppo spesso è visto come la patria della corruzione.

A presentare i relatori è stata la collega Elena Scarinzi, dell’Unione Cattolica Stampa Italiana. Il procuratore aggiunto di Benevento, Giovanni Consolo, ha illustrato i reati contro lo Stato di cui più frequentemente si occupano le cronache ed alcuni di essi, come le estorsioni a mezzo stampa o la rivelazione di segreti d’ufficio, vengono commessi sovente da giornalisti.

Il violoncellista Luca Signorini, autore del saggio Rovine, che tratta appunto della diffusione del male atavico della corruzione nel nostro paese, ha poi analizzato il fenomeno dal punto di vista del vissuto quotidiano, riportando esempi di come la corruzione si cela anche nelle faccende più banali.

Siamo davvero così corrotti? A volte non ci si accorge della corruzione perché è diventata consuetudine. La corruzione agisce in maniera subdola poiché copre quello che è a tutti gli effetti un reato e lo trasforma in un fatto di malcostume.

Secondo l’autore, esistono un mondo delle persone normali ed un mondo della corruzione. Se da un lato ritiene, forse ottimisticamente, che le persone che amano la musica o l’arte in generale non possano trasformarsi in corrotti, dall’altro rammenta che cedere alla corruzione è fin troppo facile. La corruzione inizia quando uno si domanda: e io che ci guadagno? Qui sta la linea di confine tra i due mondi.

L’ultimo relatore, il parroco di Secondigliano don Doriano De Luca, ha ricordato ancora una volta le parole pronunciate dal Santo Padre a Scampia due anni fa. Secondo il Pontefice, anche chiudere le porte in faccia ai migranti e togliere il lavoro alle persone è una forma di corruzione.

Dunque una giornata di discussione su un male che sembra insito nel genere umano, di cui si dibatte sin dai tempi di Cicerone. Un crimine di cui numerosi sono gli autori, ma ancor di più i complici e soprattutto i testimoni silenziosi. Siamo tutti coinvolti nella corruzione quando facciamo finta di non sapere o ci voltiamo dall’altra parte. Per combattere la corruzione non basta non essere corrotti, occorre agire attivamente per denunciare i corruttori.

La legge, come ha ricordato il procuratore Consolo, ha esteso la possibilità per gli inquirenti di disporre intercettazioni ai casi in cui non vi è già la prova, ma anche soltanto un indizio di reato. Non è tuttavia sufficiente: come avviene già per i pentiti di mafia, chi denuncia la corruzione non dev’essere poi abbandonato dallo Stato, ma assistito nelle fasi processuali ed anche dopo.

Servirebbe un albo delle imprese pulite, o almeno una forma di tutela alle vittime che denunciano, perché troppo spesso si ritrovano lasciate sole e nell’impossibilità di proseguire la vita lavorativa, ostacolate ed ostracizzate per quello che tutto sommato è un dovere civico, ma che agli occhi di molti appare ancora oggi come un marchio di tradimento, aver violato la legge del silenzio denunciando.

CARLO DELASSO