La nuova tv si guarda su Internet Società

I giovani d’oggi guardano troppo poca tv. Per molti, questa frase può sembrare il ribaltamento di uno stereotipo che ha perseguitato intere generazioni: per decenni bambini e ragazzi sono stati rimproverati dai genitori perché guardavano troppa televisione, magari specificando anche quali fossero i programmi più disprezzati (cartoni animati violenti, film dell’orrore).

Chi ha subito questo genere di rimproveri da piccolo ora si ritrova a rivestire i panni del genitore preoccupato, con la differenza però che non deve staccare i propri figli dallo schermo televisivo, bensì da altri schermi, di solito più piccoli, quali computer, tablet e smartphone. Alla fine comunque la fonte della preoccupazione è la stessa, non tanto l’oggetto che cattura l’attenzione dei più giovani, ma il suo contenuto.

Oggi infatti la tv sempre più spesso fa a meno del televisore. Non solo buona parte dei programmi trasmessi dai principali network nazionali sono visibili in rete nel momento stesso in cui vengono trasmessi o successivamente, ma soprattutto esistono canali di visione che sfruttano la connessione internet e tramite i quali è possibile fruire di contenuti sviluppati appositamente.

Gli appassionati di calcio hanno scoperto questa nuova realtà a partire dal campionato in corso grazie a DAZN, piattaforma streaming di eventi sportivi che sta causando gioie e dolori ai suoi utenti, ma chi allo sport preferisce il cinema o le serie tv è già avvezzo da alcuni anni a nomi come Netflix, Infinity, Chili o Amazon Prime.

La diffusione delle connessioni a banda larga permette infatti di scaricare o anche solo di vedere in streaming interi film o perfino stagioni di serie tv (parliamo di file video di buona qualità, anche in alta definizione, della durata di parecchie ore), consentendo agli spettatori di fare a meno non solo dell’apparecchio televisivo, ma anche del supporto fisico su cui salvare una copia del programma da guardare.

Allo stesso modo in cui gli mp3, il formato nel quale vengono salvati i file musicali da ascoltare sugli appositi lettori (e in seguito sugli iPhone e su tutti gli smartphone), hanno rivoluzionato il mondo della musica, mandando in pensione, o quasi, i cd, così le piattaforme streaming hanno dapprima mandato in rovina il circuito dei videonoleggi, e ora stanno intaccando lo strapotere del mezzo televisivo e persino dei cinema.

Il film Roma, del regista messicano Alfonso Cuarón, già vincitore del premio Oscar per Gravity, ha ottenuto il Leone d’Oro all’ultimo festival del cinema di Venezia, ma non lo vedremo nelle sale cinematografiche. La pellicola, se ancora ha senso utilizzare questo termine, è disponibile esclusivamente su Netflix. Un altro film presentato alla mostra di Venezia, Sulla mia pelle, storia della morte di Stefano Cucchi, è disponibile su Netflix in contemporanea con l’uscita nelle sale.

Anche nell’ultima edizione dei premi Emmy, gli Oscar televisivi americani, a contendersi le statuette per le migliori serie tv c’erano anche numerose serie che non sono state prodotte per lo schermo televisivo, ma per le piattaforme di streaming online.

Un’altra vittima illustre di questo fenomeno è il videoregistratore: entrato nelle nostre case negli anni ‘80, ha rappresentato la prima forma di liberazione dalla dittatura degli orari televisivi: grazie ad esso era possibile rinviare la visione di un programma e dedicare il proprio tempo ad altre attività; magari uscire fuori per cena e guardare il giorno dopo il varietà del sabato sera. Con l’introduzione dei programmi televisivi on demand, che si possono guardare in qualunque momento, anche il videoregistratore è diventato un oggetto obsoleto.

Insomma, la tecnologia ci ha permesso di portare tutto in tasca: ha rimpicciolito prima la musica, poi i libri, comodamente disponibili in formato ebook, infine il cinema ed i programmi televisivi. Attenzione perché il prossimo passo potrebbe essere quello di rimpicciolire le nostre menti.

CARLO DELASSO