L’Okite: il materiale sannita amato dai Vip Società

Sono in molti ad ignorare che a pochi passi da casa esiste un’azienda leader, la Seieffe di Bonea, che con il suo nuovo prodotto, l’okite, sta affermandosi in tutto il mondo. Stampa e televisioni nazionali ed estere si stanno interessando a questo prodotto creato dall’uomo e che presenta notevoli vantaggi rispetto, ad esempio, al marmo o al granito. La pietra artificiale creata dai laboratori della Seieffe, l’okite, è sostanzialmente un prodotto naturale composto per il 93 per cento da quarzo e per il restante 7 per cento da resina e colore. La resina serve per amalgamare il tutto, conferendo una certa flessibilità a quello che è il prodotto finale. L’impianto della Seieffe produce lastre di tre metri e 0,6 per un metro e 40, di 2-3 centimetri di spessore, come se fossero lastre di marmo. Da queste lastre si ricavano i piani delle cucine, i piani per i bagni e, volendo, pavimenti, scrivanie; si possono ricavare dei pannelli divisori, in pratica tutto quello che si può fare con il marmo o il granito. Per ogni centimetro di spessore, le lastre pesano circa 25 chilogrammi al metro quadro. L’okite è oggi presente sui banconi dell’aeroporto di Fiumicino, ma anche all’Episcopio di Ischia e nei casinò di Las Vegas. Molto usato pure per ristrutturazioni e allestimenti di negozi. Da quello di Emilio Pucci a Firenze, a quelli delle grandi griffe a Beverly Hills.
«Il nostro gruppo – ci ha dichiarato Luigi Izzo junior, direttore dell’ufficio marketing della Seieffe – nasce nel 1959, ad opera di mio nonno Luigi, come impresa operante nei servizi per le imprese di costruzione. Nel 1983 abbiamo messo in piedi il settore della prefabbricazione con “Seieffe prefabbricati”, successivamente, nel ’94, divenuta “Travisud”. Nel ’95 ci siamo resi conto che bisognava diversificare poiché il mercato dell’edilizia è vincolato, soprattutto quello dei prefabbricati, a quelle che sono le distanze, con costi di trasporto che incidono in maniera enorme. Quindi abbiamo immaginato di fare qualcosa che ci portasse al di là dei confini nazionali. Dopo una ricerca di mercato per capire quali prodotti avrebbero avuto un futuro, abbiamo trovato un’azienda di Treviso che aveva prodotto degli impianti brevettati per produrre questo tipo di materiale, quarzo-resina. Acquistati gli impianti e realizzata quest’azienda, nel ’97 abbiamo iniziato i lavori. Partito l’impianto a fine ’99 inizio 2000, abbiamo avuto qualche problema per via del fatto che gli impianti erano dei prototipi, per cui non funzionanti al cento per cento, e c’è voluto circa un anno per mettere a punto quella che era la produzione, con notevole investimento umano ed economico. Questa un po’ la storia dei nostri inizi». Okite: da dove nasce questo nome? Il nome “okite” nasce perché dovevamo dare un marchio a questo prodotto, un brand, un nome che identificasse il prodotto. Ci siamo affidati a dei pubblicitari di Bologna e, tra varie opzioni di nomi che ci hanno tirato fuori, abbiamo scelto “okite”. Nato dalla fantasia di queste persone, il nome “okite” racchiude in sé diversi significati: la “O” sta per perfezione, la “K” dà l’idea di una cosa robusta, e potrebbe anche essere intesa come quarzo, mentre “ITE” finale dà l’idea di una materia. E per il logo: la scritta okite racchiusa in un ovale rosso? Abbiamo contattato un designer di New York, Massimo Vignelli, lo scorso anno premiato dalla signora Bush alla Casa Bianca. Vignelli ha collaborato in passato con Benetton, con Poltrone Frau, con Ducati, con America airlines. Ne è venuto fuori questo cerchietto rosso con la scritta okite che richiama l’oriente e, in effetti, nel vocabolario giapponese okite significa “legge”. Ma questa è solo una coincidenza. Qual è la migliore applicazione dell’okite e quali i vantaggi che lo differenziano dal marmo? Riteniamo che sia il piano cucina. Abbiamo modificato gli impianti da noi acquistati, li abbiamo ribrevettati e oggi siamo gli unici al mondo a tirar fuori questo materiale che sembra proprio marmo naturale, anche dal peso, dalla consistenza. Chi non lo conosce, non sa che questo è un prodotto fatto dall’uomo e non dalla natura. Rispetto alla natura abbiamo una serie di vantaggi. Il primo è che è quarzo. Il quarzo, si dice che sia “il diamante mal riuscito”, è il quarto minerale più duro al mondo, per cui graffiarlo, rovinarlo diventa difficile. Resistente agli acidi, per cui non si macchia. Non possiamo dire la stessa cosa del marmo, sostanzialmente carbonato di calcio. Ancora, l’assenza di porosità, tipica invece delle pietre naturali, impedisce il formarsi di batteri, ed è quindi per questo maggiormente indicato per bagni e cucine. Un altro vantaggio sono i colori. Ne abbiamo ben 70, contro la sola colorazione del marmo e del granito. Oggi vendiamo in Spagna, Francia, Belgio, Inghilterra, Germania, Grecia, Cipro, Libano, Israele, Australia, Nuova Zelanda, Emirati Arabi, Stati Uniti e Canada. Ed è quanto meno curioso che un commerciante di Montesarchio, ristrutturato il suo, credo, bar, abbia ritenuto fino a poco tempo fa che il suo materiale provenisse dall’Australia, ignorandone la vera provenienza, a due chilometri da casa sua. Continuiamo ad investire in tecnologia, alla continua ricerca di colori innovativi. In cinque anni abbiamo fatto già tanto, abbiamo davanti almeno altri trenta anni per fare un bel lavoro.

GIANCARLO SCARAMUZZO