Small tubes Società

Non serve cuocerli per un’ora e mezza, bastano tre quarti d’ora, scrisse nel 1845 l’inglese Eliza Acton, una delle prime donne ‘chef’ dell’era moderna. Si riferiva ai maccheroni italiani, che “vanno bolliti come si deve, il segreto sta tutto lì”. Mi dicono che anche molti ristoranti italiani in America seguono le sue ricette e propinano maccheroni in ammollo come cucina italiana. Una colpa da cui non sono esenti i beneventani.

Tra i problemi dei pastifici nostrani alluvionati o minacciati dalle tassazioni di Trump e i gusti di alcuni miei familiari ormai statunitensi, sono penetrato nelle vicende dei maccheroni cucinati che cent’anni fa anche i beneventani hanno fatto conoscere negli Stati Uniti, lì però subito reinventati e inclusi tra gli stranger foods. Insomma erano un piatto così straniero, nel senso etimologico di ‘estraneo’, da non accettarne neppure il nome originario ‘maccheroni’ (mentre invece accettarono il nome ‘pizza’), tant’è che li chiamarono small tubes, piccoli tubi, appena li videro sulla tavola dei nostri emigrati. I quali non si preoccuparono di reagire.

Nello stato di Rhode Island, dove all’inizio del Novecento si trasferì un pezzetto della mia famiglia, gli small tubes sono tuttora guardati con sospetto e per questo continuano a… migliorarli! Perfino i cuochi italiani si sentono obbligati a cucinarli con bollitura prolungata. Lì i maccheroni non fanno più pensare all’Italia o a Napoli, e tantomeno a Benevento: sono soltanto roba del tempo che fu, quando la cucina beneventana tradizionale, esportata alla buona ma proprio per questo autentica, non sapeva mostrare la propria identità, quella di cui oggi invece si vantano personalità come Bill de Blasio, il sindaco di New York che profuma d’America ma sottolinea le sue origini santagatesi nobilitando il proprio cognome con la d minuscola.

In America la pasta fatta in casa l’avevano introdotta già nell’Ottocento gli immigrati tedeschi che la chiamavano nudeln, cioè tagliatelle all’uovo, un termine che evoca il soprannome Noodles di Robert De Niro in C’era una volta in America, film capolavoro di Sergio Leone del 1984. E per cucinare le nudeln promossero la costruzione di mulini ad acqua, oggi mete turistiche storiche, come l’affascinante Mabry Mill in Virginia (FOTO). Quella tedesca fu dunque e rimane per gli americani la vera e unica ‘pasta’ cucinata, mentre i maccheroni importati poi dai meridionali italiani continuano a chiamarli small tubes, anche se sulle etichette dei supermercati leggono chiaramente maccheroni.

Dopo avere assaporato con qualche diffidenza a Benevento i maccheroni al sugo di pomodoro, i miei familiari statunitensi mi hanno riferito questo gustoso episodio. Una giovane coppia californiana, curiosa di ‘cucina esotica’, va in un ristorante italiano di San Francisco e ordina small tubes. Dopo una lunga attesa “per la necessaria bollitura”, i due si vedono arrivare in tavola due biancastri cumuletti mollicci. La ragazza assapora, rimane estasiata, chiede al cameriere di vedere qualche maccherone non cotto, ingrediente diventato invisibile nell’intruglio. Il cameriere gliene porta una manciata e lei domanda: questi piccoli tubi nascono da piante erbacee o sugli alberi? Sono frutti di erbe del Texas che non ho mai visto di persona - risponde il cameriere si raccolgono delicatamente a mano a mazzetti, poi vengono lavati, lasciati ad asciugare al sole e inscatolati nei cartoni.

Sembra una storiella, però è sicuro che quel ristorante italiano di San Francisco per il suo piatto ‘esotico’ di small tubes - cioè di maccheroni in ammollo - ha una clientela di italiani americanizzati che immancabilmente li ordinano come vegetables, verdure di contorno.

ELIO GALASSO