Rasa al suolo la vegetazione situata lungo le sponde del fiume Calore Ambiente

Che a Benevento il verde cittadino sia bistrattato e trascurato è cosa nota e risaputa, non mancando in ogni quartiere un pezzo di giardino abbandonato a se stesso. Ovunque, dal centro alla periferia, aiuole e viali crescono incontrollati e con erba alta a fare da rifugio ad animali e insetti infestanti, nonostante anni di proclami e periodiche bonifiche elettorali.

Se fino ad oggi il più grande scempio sembrava essere il tentato abbattimento dei pini lungo il Viale Atlantici, tanto voluto dall’attuale Amministrazione ed evitato extremis, ecco che invece viene portato a compimento la distruzione di un’altra importantissima oasi nel centro città.

Come un fulmine a ciel sereno, ruspe ed escavatori hanno letteralmente raso al suolo la particolare vegetazione situata lungo le sponde del fiume Calore nelle vicinanze del ponte Vanvitelli: le stesse che rientravano nell’oasi “Zone Umide Beneventane” gestite da anni dalla Lipu, sono state improvvisamente spazzate via nel giro di poche ore.

Li dove nel tempo si era creato e ricostruito un delicato ecosistema di piante e specie aviarie rare e protette, ecco che si è preferito creare il deserto più assoluto andando a danneggiare non solo il paesaggio, ma anche la sicurezza degli stessi luoghi.

Come sappiamo, uno dei pericoli più grandi del nostro Paese è proprio il rischio idrogeologico e Benevento non fa eccezione, ma con interventi miopi e mal programmati ecco che si mette a rischio un punto nevralgico della nostra città.

Nonostante sia ancora aperta la ferita causata dall’alluvione del 2015 che ha distrutto fabbriche e danneggiato abitazioni, invece di consolidare e mettere in sicurezza gli argini si preferisce abbattere anche l’ultima difesa alla furia dell’acqua col tempismo perfetto dell’arrivo dei mesi più piovosi dell’anno.

Se fino a ieri alberi e piante avevano una funzione prettamente decorativa nel contesto urbano, oggi sono la chiave di volta di un ecosistema cittadino sano e funzionale essendo innumerevoli i vantaggi apportati dalla loro presenza: riduzione dello smog, riduzione dell’irraggiamento solare, regolazione dell’umidità, attenuazione dell’impatto acustico delle attività umane.

Nonostante il mondo stia nel pieno di quella che viene chiamata rivoluzione green, la nostra città sembra non essere minimamente scalfita dalle iniziative, necessarie e non più rimandabili, affinché l’impronta umana sia etica e sostenibile.

La situazione è resa ancora più paradossale dal fatto che gli interventi attuati in questi giorni dal Comune sono stati realizzati con i fondi del “Bando Periferie”: fondi spesi per una zona che è tutt’altro che periferia e, soprattutto, per interventi che invece di riqualificare e migliorare le condizioni di un luogo, lo hanno deturpato irrimediabilmente con esiti ancora sconosciuti.

In barba alla normativa nazionale e comunitaria che tutela aree di questo tipo e al buon senso imposto dalle tempistiche naturali e politiche, un intero pezzo della flora e della fauna beneventana è stata annientato nel tempo di una firma causando un danno difficile da riparare.

Nella foga della campagna elettorale, invece che recuperare per davvero le numerose aree abbandonate e bisognose di interventi urgenti, si è preferito una pubblica dimostrazione di forza nel cuore della città affinché venissero dimenticate tutte le inefficienze e le procrastinazioni ingiustificabili di cinque anni di governo.

In quella che è una delle competizioni elettorali più aspre della nostra storia recente, la prepotenza di bulldozer e pale meccaniche schiaccia sul nascere ogni possibilità di dialogo e di confronto su temi tanto sensibili e importanti sul futuro del capoluogo sannita; lo stesso che è ormai più nelle mani di “un uomo solo al comando” che nella democratica assise di un consiglio comunale.

ANTONINO IORIO