La fiducia si conquista con processi brevi Cronaca

Sempre in prima linea nella difesa degli equilibri familiari e patrimoniali, Stefania Pavone ha maturato significative esperienze nella negoziazione di accordi stragiudiziali e nel contenzioso connesso alla crisi dei rapporti familiari. Diplomatica ma determinata nel suo lavoro è stata coautrice del “Trattato operativo di diritto di famiglia” e Presidente dell’Osservatorio del Diritto di famiglia della sezione territoriale di Benevento, che ha guidato per 15 anni fino all’elezione a Presidente del Consiglio dell’Ordine.

La sua elezione è avvenuta in piena pandemia. In che modo il lungo lockdown ha inciso sulla professione forense, considerando che l’elemento empatico è per voi centrale?

Il nostro operato in questo anno e mezzo di consiliatura si è concentrato soprattutto su una serie di iniziative mirate a valorizzare la funzione sociale dell’avvocato. Il Consiglio dell’Ordine ha attivato tutti i moderni canali di comunicazione per consentire ai colleghi una veloce fruizione delle attività e degli aggiornamenti. Salvo il periodo di lockdown, le attività giudiziarie non hanno mai subito una totale interruzione grazie ad un lavoro sinergico e di collaborazione con gli Uffici giudiziari”.

L’emergenza Covid ha impresso un forte impulso ai processi d’informatizzazione e digitalizzazione dei servizi, in diversi settori. L’avvocatura sannita come sta affrontando i temi della trasformazione digitale?

Con un progetto cofinanziato dalla Cassa Forense abbiamo attivato una App che ci permette di ridurre le attese in Tribunale, ottimizzare i tempi ed evitare assembramenti. Il contatto a distanza con i clienti, gli scambi coi colleghi e in generale le relazioni di lavoro hanno avuto bisogno di una fase di apprendimento, certamente utile per allargare il nostro raggio d’azione attraverso l’utilizzo delle piattaforme di comunicazione. Inevitabilmente, però, l’uso della tecnologia ha ridotto il valore relazionale e intangibile della prestazione professionale, comportando una notevole riduzione della richiesta dei servizi professionali e determinando un inevitabile impoverimento della categoria”.

Dei ristori stanziati ne hanno beneficiato anche gli avvocati…

È stato solo un palliativo: le compensazioni e le indennità previste dal Governo ed erogate attraverso la nostra Cassa di previdenza hanno solo in parte ridotto il disagio economico. I numerosissimi professionisti che hanno avuto accesso al reddito di ultima istanza l’hanno fatto con la consapevolezza che ciò sarebbe bastato solo a prendere tempo, confidando in un rapido ritorno alla normalità”.

Si legge di una fuga dall’Avvocatura, in particolare dei più giovani. È così anche nel Sannio?

Il nostro Foro conta 2024 iscritti e 981 praticanti. Nelle due ultime sedute consiliari abbiamo registrato la perdita di 34 avvocati, lo scorso anno in totale sono state 46 le cancellazioni”.

In futuro, nonostante le riforme in atto, avremo quindi sempre meno toghe?

Dipende da quanto e come sapremo guardare al futuro della nostra professione e della Giustizia in generale, i cui mali non possono certo essere risolti diminuendo il numero di avvocati. Se si vuole 'guarire' un processo troppo lento, bisogna investire risorse assumendo magistrati e non solo potenziando gli uffici: una minor durata dei processi non può che generare una ricaduta positiva anche per gli avvocati in termini di rinnovata fiducia da parte della collettività. È qui la vera sfida. Se lo sforzo intrapreso dalla ministra Marta Cartabia, in sinergia con tutti gli operatori del diritto, riuscirà a produrre i suoi frutti, comprimendo i tempi dei procedimenti giudiziali e/o stragiudiziali, allineandoli agli standard europei, potremo capire quale potrà essere il futuro dell’Avvocatura, sul quale mi sento di essere comunque ottimista”.

Dal suo osservatorio, come giudica lo stato della Giustizia nel Sannio?

Anche nel nostro Tribunale la situazione del contenzioso, come emerge dalla fotografia resa in occasione dell’apertura dell’Anno Giudiziario 2021, presenta ancora un rapporto negativo tra sopravvenienze e definizioni nel settore civile, soprattutto per quanto riguarda le controversie di competenza del Giudice di Pace; in quello penale, invece, si registra una inversione a vantaggio delle cause definite”.

A Benevento abbiamo le due università, Unisannio e Unifortunato, che presentano entrambe corsi di laurea in giurisprudenza. In che modo l’Ordine interagisce col mondo accademico nella formazione dei futuri avvocati?

È stata potenziata la formazione mantenendo, come nella tradizione del nostro Ordine, una collaborazione costante con l’Università del Sannio e l’Università Giustino Fortunato, con la programmazione di corsi di alta formazione, tavoli di confronto per elaborare iniziative formative di avanguardia su materie e temi nuovi, così da formare avvocati dotati delle competenze utili per essere protagonisti dell’innovazione e dell’internazionalizzazione della professione. È stato altresì incentivato il tirocinio formativo anticipato, che consente l’accesso alla pratica forense e costituisce un importante strumento di perfezionamento del percorso di formazione del giurista tra gli studi teorici e l’applicazione pratica, favorendo il progressivo inserimento professionale dello studente”.

Da diversi anni segue da vicino le tematiche di genere, nella Commissione Pari Opportunità al Consiglio Nazionale Forense ed oggi anche come Segretaria della Rete della Regione Campania delle Pari Opportunità.

In considerazione del numero rilevante di colleghe madri, ma anche con un occhio vigile a tutelare qualsiasi forma di discriminazione nell’esercizio della professione, abbiamo istituito anche a Benevento il Comitato Pari Opportunità, nel rispetto della Legge Professionale 247/2012, che ne prevedeva la obbligatorietà. Nonostante le evidenti difficoltà dovute alle misure di prevenzione Covid 19, la particolare sensibilità verso il tema e la volontà di offrire concrete azioni di sostegno hanno indotto a convocare le elezioni, svolte per la prima volta con modalità di voto elettronico”.

Oggi anche all’avvocato è permesso comunicare attitudini e competenze: da qui il numero sempre più alto di studi legali che adottano strategie di digital business per migliorare la propria visibilità. Fin dove è possibile la pubblicità di uno studio legale?

La modernizzazione dell’Avvocatura pone in evidenza il problema della pubblicità e delle forme di ricerca della clientela. La pubblicità intesa come attività per comunicare all’esterno la propria professionalità è un tema estremamente attuale, che non può prescindere dall’utilizzo degli strumenti dell’era digitale”.

Molti avvocati, infatti, si avvalgono dei social network.

L’impiego dei social deve necessariamente avvenire entro limiti tali da non violare le regole deontologiche poste a salvaguardia della professione e del ruolo del professionista. In ogni caso le informazioni veicolate attraverso i social devono essere veritiere e corrette, tali da non comportare nocumento alla clientela, rispettose del segreto professionale e più in generale vanno espunti i riferimenti a titoli, funzioni o incarichi estranei alla professione. Le limitazioni imposte dal codice deontologico rispondono all’esigenza di garantire la salvaguardia della professione in ogni suo aspetto, dallo svolgimento dell’attività fino alla promozione della stessa, senza trascurare la condotta extraprofessionale”.

GIUSEPPE CHIUSOLO