La Kodak rischia il fallimento Cronaca
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La Kodak rischia il fallimento. Se questo nome vi è familiare, quasi certamente siete nati nel secolo scorso, ma la storia della Kodak risale ancora più nel tempo. Fu nel 1888 che l’americano George Eastman mise in vendita la prima macchina fotografica destinata ai non professionisti.
Fino a quel momento, infatti, la fotografia era un hobby riservato a pochi e facoltosi appassionati. La prima macchina fotografica nacque nel 1839, ma scattare foto richiedeva l’uso di lastre di vetro, sostanze chimiche e molta pazienza, poiché per imprimere le immagini i tempi d’esposizione richiesti erano lunghi, per i primi modelli addirittura superiori a mezzora. Non è un caso infatti che i pionieri della fotografia inizialmente prediligessero ritrarre paesaggi piuttosto che persone o animali.
La macchina ideata da Eastman invece presentava un’innovazione: la pellicola al suo interno poteva essere impressionata con un’esposizione di pochi attimi, consentendo così a chiunque d’immortalare ciò che preferiva senza dover costringere i soggetti ritratti a restare a lungo in posa.
Voi premete il pulsante, noi facciamo il resto. Era questo lo slogan del primo apparecchio Kodak. La macchina fotografica era già caricata con la pellicola; una volta scattate le foto era necessario portarla presso un laboratorio fotografico, dove un professionista avrebbe estratto la pellicola e sviluppato le immagini.
Fu lo stesso Eastman a coniare il marchio Kodak: una parola inventata, che si pronunciava alla stessa maniera in tutte le lingue e che da quel momento in poi sarebbe diventata sinonimo di fotografia. Il suo sogno era infatti che ogni individuo al mondo possedesse una macchina fotografica.
Non poteva certo immaginare, a quel tempo, che proprio il realizzarsi del suo sogno avrebbe portato la sua compagnia, molti anni dopo la sua morte, sull’orlo del fallimento. Perché oggi tutti, ma proprio tutti, abbiamo una macchina fotografica in tasca, ma non è una Kodak: è uno smartphone.
Il 21° secolo ha visto l’affermarsi delle fotocamere digitali, che non utilizzano più la pellicola. Anche le videocamere negli ultimi due decenni sono passate dall’analogico al digitale e, sebbene la pellicola sia ancora il mezzo più utilizzato, persino il mondo del cinema può farne a meno. Film e serie tv oggi possono essere girati in digitale con una qualità dell’immagine e del sonoro non inferiore a quella delle pellicole professionali.
E così, scattare foto è diventato qualcosa di diverso dal passato. I giovanissimi non solo ignorano cosa sia il nitrato d’argento, ma non hanno mai vissuto l’esperienza di scattare foto e poi dover aspettare che il rullino fosse sviluppato. La fotografia è ormai una cosa immediata: si scatta e si può vedere istantaneamente il risultato.
Questo ha portato in realtà ad un vero e proprio abuso del mezzo: molte persone (spesso non solo i più giovani) sembrano colte da un’autentica smania fotografica, arrivando a scattare decine e decine di fotografie ogni giorno. Scattare e soprattutto pubblicare: grazie all’esistenza di siti e social appositi, ognuno può mostrare i risultati della propria passione per l’arte della fotografia ad una platea più o meno vasta.
Qualcosa che sembra l’apoteosi del sogno di Eastman, se non fosse che poi, nella realtà dei fatti, siamo letteralmente invasi da valanghe di selfie scattati davanti allo specchio (spesso in bagno), da foto di pietanze appena impiattate o da immagini di cani, gatti ed altri animali domestici.
Che la fotografia sia diventata un passatempo alla portata di tutti è senza dubbio positivo. Il problema è che non tutti sono dotati di senso della misura. E neanche di buon gusto estetico.
CARLO DELASSO

14/09/2025