La preside: il Sud grande sconfitto Cronaca

Avete mai provato ad agitare con forza una bottiglia contenente acqua e poi a capovolgerla? Si crea un mulinello che rende come impazzita l’acqua ma quella che riesce ad uscire è molto poca rispetto alla forza e all’impeto del vortice. Così sono i miei pensieri che volteggiano nel cervello riguardo alla fiction “La preside” che sta andando in onda il lunedì su Rai Uno. La splendida e bravissima Luisa Ranieri interpreta Eugenia Carfora, dirigente di un istituto professionale di Caivano. 

Ad oggi ho visto solo i primi due episodi. Mi sento mortificata come docente e come abitante nella Campania Felix. E mi sento sconfitta come appartenente da sempre, da educatrice e da mamma, alla grande famiglia della scuola. Non ne esce bene per niente Caivano. Che poi le scene non sono state girate a Caivano, ma in altri paesi. Non ne esce bene l’istituzione scuola. Come si fa a cominciare la storia con bidoni dell’immondizia dati alle fiamme, con una specie di bidello/ custode abusivo che fa dell’aula magna il suo appartamento, che mette su nella scuola una lavanderia per dare un lavoro alle due figlie.

Una scuola piena di immondizia, una landa desolata dove non entra ormai più nessuno. Tutto il personale di segreteria e ATA sta sulle spiagge a prendere il sole. Non ne escono bene gli addetti ai servizi sociali, le cui impiegate, invece di contrastare la dispersione scolastica, se ne vanno a fare la spesa. Non ne escono bene le forze dell’ordine, polizia e carabinieri, che “convivono” con questo stato di sfacelo totale. 

Tutt’a un tratto arriva Eugenia Carfora, l’eroina che salva tutta una situazione. E questa non è la verità. Sicuramente ci sarà stato prima di lei tutto un mondo che resisteva: famiglie, insegnanti, associazioni. Tutti, nonostante le minacce e i ricatti, hanno cercato di ribellarsi a quel degrado. Ci sarà stata gente coraggiosa. 
Da questa fiction, dopo Gomorra, dopo Mare fuori, la società ne esce sconfitta e irrecuperabile. Anche la stessa Napoli, anche tutto il sud. Noi siamo anche altro. Siamo di più. 

Non è Caivano che deve essere salvata. È l’istituzione scuola che è manchevole e che da tempo è trascurata e priva di investimenti. Ci sono tante Caivano in Italia, anche al nord. C’è tutto un mondo brulicante di persone piene di energia e di spirito di sacrificio. La scuola è una grande famiglia, che lavora spesso tra enormi difficoltà, ma con una gran voglia di diffondere cultura, umanità, dignità. Anche prima della preside Eugenia Carfora, ‘a pazza.  

ELISA FIENGO