L'incredibile vicenda del Palazzo ex Inps Cronaca

E’ stato più volte annunciato, altrettante smentito, poi è successo: quel palazzo che per anni ha ospitato la sede cittadina dell’INPS è stato abbattuto!

Costruito negli anni ‘80 questo palazzo dall’architettura moderna e quasi futuristica è stato per decenni uno dei simboli di una Benevento rinnovata, con le sue vetrate a specchio e la sua forma insolita e per altrettanto tempo è stata la sede dell’Istituto Nazionale della Presidenza Sociale fino a quando, per necessità di spending review, lo stesso non è stato trasferito in un palazzone in via Martiri D’Ungheria.

I rumors in città si susseguivano da tempo, ma si pensava che tra il dire e il fare, soprattutto per questa cittadina del sud, ci fossero di mezzo la burocrazia, i ritardi e le lungaggini politiche ma, mai come in questa occasione, il comune e gli organi preposti sono stati più che celeri nel trasformare per sempre il paesaggio urbano di un intero quartiere.

In piena emergenza Covid, con i cittadini chiusi in casa, tra un divieto di zeppole e un’altra di panchine, dagli uffici del Comune parte il via libera alla demolizione di un pezzo di storia della città, ormai ben impresso nella mente di chiunque quotidianamente si trovasse a percorrere le strade adiacenti.

Abitanti, studenti liceali ed universitari ben ricorderanno quell’edificio imponente ma mai sgraziato che era visibile da diversi punti del quartiere cosi come lo ricorderanno ancora a lungo coloro che transitavano per la rotonda delle Scienze e se lo ritrovavano, a mo di faro, a guidarli nel tragitto dei loro impicci quotidiani.

Il tempo di una firma e quell’edificio non esiste più, demolito e calpestato come la democrazia cittadina che non ha potuto esprimersi al riguardo; non una sola discussione seria è stata avviata in merito ad una decisone così importante e tutti quei cittadini che chiedevano solo un’occasione per esprimere le proprie perplessità sono stati ignorati e denigrati.

In una giunta comunale sempre più simile ad una corte imperiale con gli assessori relegati a semplici portavoce delle volontà del sindaco, chi ha osato chiedere un confronto e un dibattito serio sulla questione dell’abbattimento è stato addirittura “punito”. E’ il caso della consigliera, ex maggioranza e ora opposizione, Delli Carri che per via di una goffa vendetta era stata tardivamente dichiarata incompatibile con la carica di consigliere poiché ; incarico non degno di conflitto di interessi per tutto il periodo di allineamento con la maggioranza e che, da qualche tempo a questa parte, sembra essere invece di inaudita gravità.

Ovviamente ben venga l’arrivo di capitali e investitori per questa città sempre bisognosa, ma è anche vero che per quanto l’attività di impresa sia libera essa non può entrare in contrasto con i bisogni della collettività. Prima ancora di concedere l’autorizzazione all’abbattimento di un edificio pressoché nuovo, in buono stato e immediatamente fruibile, il comune avrebbe potuto interpellare e destinare tali spazi ad un’infinità di organismi cittadini di rilevante utilità e funzione sociale da tempo in cerca di una sede definitiva e stabile.

Ad esempio l’ASL per la sola sede in via Mascellaro pagherebbe un canone annuo di circa 300.000 euro e comprare l’edificio ex Inps avrebbe sicuramente ripagato dell’investimento in un lasso di tempo davvero breve, oltre che a trovare una sistemazione duratura ad un organismo di pubblica sanità non certo passeggero e temporaneo. Considerando i preziosi servizi che l’Asl eroga e (si spera) continuerà ad erogare per molti e molti anni, la scelta di una sede in affitto mal si concilia ad una logica di efficienza e oculatezza delle finanze pubbliche.

Non meno prestigioso sarebbe stato l’affidamento del medesimo stabile all’Università del Sannio la quale avrebbe ben potuto accorpare qualche sede ed ufficio in un unico grande plesso in pieno centro, con ampio parcheggio e dotato di ogni comodità per studenti e professori che oggi invece si trovano distribuiti in una miriade di piccoli e medi edifici con i loro costi di gestione e di mantenimento non certo vantaggiosi in un’ottica di contenimento della spesa.

Le idee sono molteplici, dalle più sensate alle più irrealizzabili ma un vero discrimine tra realizzabile e non realizzabile si sarebbe potuto avere solo con una discussione ampia e che coinvolgesse il maggior numero possibile di comitati di quartiere, associazioni e semplici cittadini pronti a dare il proprio impegno e il proprio contributo in ogni momento e non solo ad essere interpellati e ipocritamente coinvolti solo ed esclusivamente in periodi pre-elettorali.

Purtroppo una ferita profonda è stata aperta in pieno centro città cosi come è evidente la profonda spaccatura tra amministratori e amministrati; ad ogni intervento delle ruspe ecco sgretolarsi la fiducia che i cittadini avevano riposto in chi la città avrebbe dovuta rilanciarla e non deturparla.

In una Benevento dove ormai si parla solo di chiusure e abbattimenti, che siano edifici o alberi poco importa, dopo che il polverone, reale e metaforico, delle demolizioni si sarà diradato ci sarà ben poco di riconoscibile per chi ha calcato per anni i marciapiedi dei quartieri.

Una edilizia sempre più spericolata sta stravolgendo l’intera morfologia urbana e se per il momento sembra scongiurata la desertificazione del viale Atlantici con i suoi pini, quel sole al tramonto che si specchiava di rosso in quelle vetrate sarà solo un nostalgico e sbiadito ricordo per ogni beneventano che, fermo al semaforo della rotonda, non ritroverà più quell’orizzonte familiare che esiste ormai solo nei suoi ricordi.

ANTONINO IORIO