Rione Pacevecchia. Se la scuola chiude il quartiere muore Cronaca

C’è molta preoccupazione tra gli abitanti del quartiere Pacevecchia dopo le ultime vicende che hanno portato alla chiusura del plesso scolastico del rione. Infatti dopo la campagna lanciata dal comune di Benevento per la verifica dei requisiti antisismici delle scuole cittadine, è emerso che la maggior parte degli edifici utilizzati per l’insegnamento non rispettano la normativa vigente.

Negli anni, e soprattuto dopo ogni calamità naturale che ha colpito il Belpaese, la disciplina di prevenzione dei crolli dovuti a terremoto si è fatta sempre più stringente tanto che per molti manufatti già esistenti è quasi impossibile un semplice adeguamento strutturale e ne è previsto addirittura l’abbattimento e il rifacimento.

Dovrebbe essere questo il caso della scuola del Rione Pacevecchia, chiusa ormai da tempo proprio perché, dopo le verifiche tecniche effettuate, presenta gravissime problematiche strutturali che la rendono a rischio di crollo, soprattutto in una zona altamente sismica come la nostra città.

Se è vero che nelle intenzioni del Comune, espresse più volte dall’assessore Quagliariello, c’è di sicuro la volontà di ricostruire ex-novo l’intero plesso, bisogna anche constatare che purtroppo i tempi necessari saranno inesorabilmente lunghi e con contraccolpi duri per l’intero abitato della zona.

Infatti in un quartiere già troppo spesso dimenticato e con buona parte dei residenti in una fascia debole della popolazione, l’abbandono dei bambini per la loro scuola sembra essere il colpo di grazia che nessuno si aspettava e dal quale l’intera città esce sconfitta. Una città sempre più lontana dai bisogni e dalle aspettative dei cittadini sembra aver lasciato interi quartieri alla deriva del loro magro destino: tutti, nessuno escluso!

Assenza di servizi e prospettive se già in questi anni hanno causato nel sud Italia, e in particolar modo nel Sannio, una emigrazione senza precedenti, la cancellazione di un focolaio vitale come può esserlo una scuola, sarà l’inizio di una emigrazione “interna”.

Le famiglie per ottenere ciò che è in loro diritto saranno costrette a spostarsi in altri punti della città e un quartiere residenziale un tempo densamente abitato sarà sempre più spopolato ed emarginato creando non pochi problemi e accentuando quelli già esistenti.

Nessun vociare di bambini percorrerà le strade larghe d’asfalto nero e quelle finestre decorate e quei corridoi variopinti rimarranno bui e senza nessuno scolaro pronto a percorrerli per arrivare trafelato e in ritardo nella propria classe: classe che tra un pò non esisterà più, demolita prima che a farla crollare ci possa pensare la natura e con danni assai ben peggiori.

Se infatti è lodevole l’attenzione della Giunta per la sicurezza e l’incolumità dei ragazzi è anche vero che l’incertezza dei tempi, delle modalità e delle risorse necessarie, che sarà la regione Campania a dover garantire, mettono a rischio l’esistenza stessa della scuola Pacevecchia come entità amministrativa.

Personale addetto e insegnanti si sono ritrovati dall’oggi al domani con l’incertezza del loro posto di lavoro poiché, con la situazione attuale, sono a rischio le future iscrizioni e la formazione di classi sufficienti a garantire l’esistenza della scuola e non sono pochi i genitori preoccupati per il futuro educativo dei propri figli.

Se momentaneamente le classi esistenti sono state ospitate in altri plessi cittadini, con tutti i disagi del caso, una soluzione di lungo termine sembra essere quella di spostare gli iscritti, presenti e futuri, nei locali delle ex suore Carmelitane appartenente alla parrocchia San Gennaro; una soluzione tampone che mette a dura prova la tenacia e la resistenza di un quartiere che prova in tutti i modi di riscattarsi ma che troppo spesso ha difficoltà a far sentire la propria voce per rivendicare i diritti che lo Stato riconosce e deve riconoscere ad ogni cittadino.

ANTONINO IORIO