Si fa poco o niente per la sua tutela. L'ambiente, questo sconosciuto Cronaca

Se c’è una moda che ha difficoltà ad attecchire a Benevento, quella è sicuramente l’attenzione all’ambiente e alla mobilità sostenibile.

In tutto il pianeta, sull’onda inarrestabile e travolgente dei movimenti ambientalisti, tutti, dai governi centrali alle più piccole e periferiche amministrazioni locali, stanno attuando con forza politiche di contrasto all’inquinamento.

Tutto il mondo è in subbuglio ma la nostra città e i nostri politicanti continuano spensierati nel loro tipico torpore di chi non sembra minimamente toccato dal problema; quel problema di cui tutti parlano e disquisiscono e per il quale il tempo è più che mai stringente.

Molte città europee e italiane sono intervenute con incentivi, sgravi fiscali e infrastrutture idonee ad affrontare la questione in maniera seria e concreta: autobus a minor impatto ambientale, servizi di car e bike sharing e, non meno importanti, piste ciclabili e incentivi per chi preferisce mezzi di trasporto alternativi.

Purtroppo tutto ciò accade ben oltre i nostri confini comunali, lontano da Benevento dove, quando la legge lo impone, al massimo si chiudono viale Mellusi e viale Atlantici e si sposta il traffico altrove; lo stesso volume di inquinamento trasferito in zone meno prestigiose del centro è pronto per essere inalato da concittadini meno fortunati.

Tra intoppi e contenziosi, la mobilità urbana ha ritmi e percorrenze non adatte ad una città che sogna di essere dinamica e produttiva: parco mezzi antiquato e inquinante e tempi incredibili di attesa che scoraggiano chiunque debba svolgere dei servizi e abbia la (s)fortuna di poter utilizzare un’automobile privata. Se in tutti i capoluoghi di provincia sviluppati i bus segnalano in tempo reale il tempo di arrivo e la loro posizione tramite applicazioni smart e cartelli luminosi alle fermate, a Benevento l’attesa del “77 barrato” di fantoziana memoria è più che mai attuale con orari sballati e addirittura corse saltate.

Se in tutto il continente si sta riscoprendo l’uso della bicicletta come mezzo utile e divertente per gli spostamenti, da noi non solo mancano percorsi idonei e sicuri per chi pedala ma anzi se ne criminalizza l’uso con ordinanze e divieti al limite del paradossale. Con un corso Garibaldi morente di negozi e attività commerciali, impedire il passaggio alle biciclette sembra un esagerato quanto anacronistico rimedio che danneggia tutta la comunità.

L’assenza di percorsi ciclabili ci allontana a dismisura da qualsiasi politica di mobilità alternativa e le tante promesse di questo o di quel politico rimangono sempre irrealizzate.

La dove non arriva l’inerzia dell’amministrazione di turno, ecco palesarsi l’inciviltà di alcuni abitanti: anni fa il comune avviò un progetto pilota di bike sharing che, nonostante le migliaia di euro spesi, non riuscì mai a decollare. Le rastrelliere installate furono subito vandalizzate e depredate dai soliti stolti in cerca di guadagni facili in danno della collettività. Da allora niente più è stato fatto o solo proposto e se in altre città sono arrivati monopattini elettrici e altre diavolerie ad uso e servizio degli abbonati, a Benevento ci si rassegna ad una eterna arretratezza.

In un mondo che corre veloce con un semplice click, qui si avverte l’affanno del rincorrere ciò che altrove è già realtà: servizi digitali per il cittadino, spostamenti rapidi ed efficienti, sviluppo di aree verdi e curate per dare ossigeno e decoro ai quartieri, dalle nostre parti diventano chimere irraggiungibili e così un paesone che si crede metropoli si scopre sempre più fragile e attempato, impossibilitato a dare risposte e opportunità ai suoi abitanti, quei pochi rimasti che non hanno potuto o voluto ancora andare altrove.

ANTONINO IORIO