Antonio Del Donno, artista internazionale Cultura

Antonio Del Donno nasce a Benevento il 27 novembre del 1927, è stato uno degli artisti più prolifici del Novecento. Inizierà i suoi studi presso l’Istituto tecnico per geometri ma successivamente si trasferirà al Liceo artistico di Napoli. Dopo il diploma studierà per un solo anno all’Accademia di belle arti di questa città, un percorso breve poiché sceglierà di dedicarsi alla carriera di insegnante.

Gli anni ’50, furono gli anni delle prime sperimentazioni figurative, non ha avuto accanto a sé la classica figura del maestro di bottega, bensì la madre che giornalmente selezionava immagini da riviste, giornali ecc. Queste avevano come soggetto paesaggi, donne e uomini colti in varie pose, tuttavia nonostante l’induzione alla pratica della copia, l’aspetto figurativo sarà poco presente e poco incisivo nelle opere mature dell’artista.

Un linguaggio - che può definirsi “deldonniano”, per la sua originalità - che inizia a maturare tra gli anni ‘60-‘70, grazie alla frequentazione della galleria di Lucio Amelio a Napoli in congiunzione con la più assidua frequentazione delle Biennali di Venezia. Qui per la prima volta, il maestro Del Donno, ha avuto l’opportunità di guardare a Robert Rauschenberg che egli stesso più volte ha definito la sua massima influenza artistica. Quest’ultimo, nel 1964 - anno nel quale Del Donno visita la Biennale - vince il premio come miglior artista straniero. Con questo premio si sancisce una rottura definitiva con il passato, la “nuova arte” era stata finalmente incoronata e riconosciuta.

Quello che affascinò Del Donno in quest’occasione, fu la complessità del linguaggio di Rauschenberg che era capace di combinare l’elemento pittorico, immagine serigrafata a supporti inediti come materassi. L’Artista trae ispirazione da tutto ciò elaborando così un linguaggio assolutamente unico e personale dove all’elemento pittorico, all’immagine serigrafata e all’utilizzo di materiali e supporti diversificati, aggiunge due elementi che saranno protagonisti indiscussi nelle sue opere: la parola e la figura geometrica. Queste caratteristiche insieme alla padronanza in tecniche diverse e alla veemenza del suo gesto pittorico lo rendono uno degli artisti più importanti e stimati a livello nazionale ed internazionale. Non solo pittore, fotografo, ma anche scultore; i due cicli di opere scultore più conosciuti possono essere ravvisati nelle Tagliole e nei Vangeli.

Le prime, simbolo di costrizione, trappola non solo per gli animali, ma soprattutto per l’uomo contemporaneo che costantemente si trova a dover combattere con i problemi che gli si presentano.

I secondi, su di un supporto in legno, tenuto insieme da cerniere create artigianalmente, riportano impressi a fuoco versetti desunti dal Vangelo o dal Cantico delle Creature.

Proprio il Vangelo è il protagonista di una delle mostre più importanti al mondo nell’ambito del libro, The Artist and the Book in Twentieth-Century Italy tenutasi al Museum of Modern Art di New York, meglio conosciuto come MOMA, dall’ottobre del 1992 al febbraio del 1993. L’intenzione degli organizzatori e curatori, era quella di realizzare un’esposizione che fosse un excursus della storia del libro, partendo dalla sua concezione tradizionale arrivando a quella del tutto originale espressione dell’estro, dello stile e della personalità dell’artista.

Non solo il Vangelo di Del Donno, ma anche il Depero Futurista e tante altre concezioni diverse di libro. Questa è solo una delle mostre - tra le più importanti - alla quale ha partecipato Del Donno che ha infatti esposto in ventiquattro paesi del mondo, per un totale di duecento cinquantadue mostre tra collettive e personali. Tra i tantissimi musei che ospitano le sue opere, non si possono non menzionare il Museum of Modern Art di New York, il National Museum of Modern Art di Tokyo, Il County Museum of Modern Art di Los Angeles, Il Museum of Modern art di Rio de Janeiro e i Musei Vaticani di Città del Vaticano. Nel corso della sua lunga carriera, molti sono stati i riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, l’ultimo cronologicamente, risale al 2019; Del Donno viene insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana.

Tenendo conto della prolificità di questo artista, dell’importanza che ha avuto per il Novecento italiano e non, la domanda da porsi è: perché? perché un artista di spessore come A.D.D. viene riconosciuto a livello nazionale e internazionale ma non a livello locale? Perché dopo la sua morte nel novembre del 2020 si è pensato ad una banale intitolazione di una strada per rendergli merito? Perché all’altro artista di spicco della città, Domenico Paladino - tra l’altro stretto a Del Donno da una profonda amicizia - è stato riconosciuto il giusto peso e valore con l’istituzione del famoso Hortus Conclusus? Perché il piccolo comune di Santa Croce del Sannio ha istituito il Polo Museale Antonio Del Donno e la sua città natale non ha fatto niente? In definitiva iniziative più adeguate darebbero lustro alla città ed il giusto riconoscimento alla memoria dell’artista.

SIMONA LOMBARDI