Chi sono le vere streghe? Cultura

Nell’armamentario delle streghe, secondo quanto si apprende dai manuali degli inquisitori, dai verbali dei processi, dalla tradizione popolare, c’è una lista di cose terribilmente letali, che, secondo quanto si dice, esse usavano per confezionare intrugli destinati a procurare aborti, causare malanni o addirittura la morte e pomate che le maliarde usavano per trasformarsi in animali, come racconta Apuleio ne Le Metamorfosi, meglio conosciuto come L’asino d’oro, già nel II sec. d. C.

L’associazione tra streghe e veleni è quindi antichissima. Le streghe sono innanzitutto conoscitrici e manipolatrici di erbe. Queste erbe le troviamo comunemente nei nostri boschi, nei prati, sulle dune sabbiose delle nostre spiagge e occorre fare veramente attenzione, perché l’imperizia può giocare brutti scherzi, non soltanto ai ricercatori improvvisati di funghi.

Comunque tra gli elementi vegetali presenti sullo scaffale della ianara non poteva mancare la belladonna (Atropa Belladonna) che contiene appunto l’atropina, ancora oggi usata ad esempio in oftalmologia, in dosi piccolissime, per dilatare le pupille; poi c’è l’elleboro (Helleborus foetidus) che contiene l’elleborina, principio velenoso, capace di far scendere la pressione, ma anche di procurare arresto cardiaco; ancora c’è la digitale (Digitalis purpurea) detta in Irlanda “campanellino delle fate” per la forma dei suoi fiori violacei, il cui principio entra in molti composti per regolare il battito cardiaco, ma che in dosi elevate causa la morte. Altra essenza stregonesca è lo stramonio (Datura stramonium), la bianca tromba delle streghe, veramente letale, perché provoca paralisi respiratoria.

Accanto a questi classici fitofarmaci ci sono poi elementi di origine animale e tra questi troviamo il rospo (Bufo bufo), il cui uso si spiega perché nella pelle di quest’animale sono presenti le bufotossine, prodotte da ghiandole poste sul dorso dell’animale. Se l’animale viene molestato, reagisce producendo questa sostanza fortemente irritante, per scoraggiare gli aggressori.

Altri elementi di origine animale però non sono necessariamente velenosi. E allora perché entrano nelle ricette delle streghe? Pensiamo al gatto (Cattus cattus), specialmente se nero, visto come manifestazione di uno spirito diabolico, il famiglio della strega! Si muove bene di notte, ha delle espressioni di aggressività ed è capace di attaccare fulmineo, ma ha aiutato l’uomo a combattere i topi, quelli sì pericolosi portatori del bacillo della peste e contaminatori delle derrate alimentari con i loro escrementi. Incomprensibile la persecuzione dei gatti nel medioevo; nell’antico Egitto essi erano invece venerati come idoli, incarnazione della dea Bastet.

L’ingrediente principe degli intrugli stregoneschi è la classica ala di pipistrello (Pipistrellus pipistrellus). In sé quest’animale non è velenoso. Quello che svolazza nelle nostre campagne e città forse è associato alla strega per le sue abitudini notturne, per il suo aspetto non proprio esaltante. Nel dialetto beneventano esso non ha un nome suo, lo condivide con un altro animale: ‘u scurpiglione, cioè scorpione. Che cosa ha a che fare il pipistrello con lo scorpione? Nulla!

Ma la parola scurpiglione in beneventano definisce qualcosa di estremamente brutto. Può darsi che il nome beneventano sia un incrocio tra le due parole latine: scorpionem, come già detto, e vespertilionem, il pipistrello. Eppure alla luce delle ultime ricerche che lo hanno individuato, soprattutto le specie orientali, come serbatoio di virus, letali per l’uomo, si potrebbe pensare che le osservazioni condotte sin dalla preistoria avevano messo in guardia dal contatto con questi animali. Infatti, solo le streghe erano capaci di servirsene per i loro segreti scopi. Forse gli antichi avevano già individuato la pericolosità per la nostra salute? In questa rassegna c’è anche il serpente, il lupo, la lumaca, i rapaci notturni, insomma le specie selvatiche, non necessariamente velenose, ma rappresentanti di un mondo altro, diverso, segreto, in cui è meglio non portare scompiglio, che è giusto non violentare con la nostra arroganza e con le nostre pretese economiche, perché la natura, come ha giustamente notato anche papa Francesco, così attento al rispetto ecologico, si ribella. Quando non rispettiamo gli equilibri naturali, quando sottraiamo agli animali il loro habitat, quando procediamo indifferenti agli allarmi con la nostra cupidigia: le streghe siamo noi!

PAOLA CARUSO