L'ASSOCIAZIONE CULTURALE 'CERCELLUS' A PIETRASANTA PER CELEBRARE I PRIMI 45 ANNI DI GEMELLAGGIO Cultura

Nel mese di novembre scorso una delegazione dell’Associazione Culturale “Cercellus” ha partecipato a Pietrasanta, in provincia di Lucca, a una conferenza dedicata agli eventi che interessarono Sannio, Versilia e Lunigiana nel primo quinquennio degli anni Ottanta del secolo scorso.

Il convegno, promosso dal Consorzio “Il Cigno” e intitolato “Liguri Apuani e Sanniti – Un gemellaggio che viene da lontano”, si è svolto nella sala “M. Tosi” della Croce Verde di Pietrasanta. L’associazione, nell’ambito delle celebrazioni per i suoi 160 anni di attività, ha scelto di includere questa iniziativa riconoscendone il valore storico anche per il territorio comunale toscano.

A fare gli onori di casa il Presidente Gabriele Delle Luche e l’On. Carlo Carli, protagonista, in quegli anni, degli incontri tra i rappresentanti dei territori sanniti e liguri-toscani. Durante il convegno sono state ricordate le figure dei promotori del primo gemellaggio avvenuto 45 anni fa: il giornalista Giorgio Giannelli e il prof. Bruno Antonucci che, confrontandosi con i sanniti don Giovanni Giordano e Carlo Tartaglia Polcini, diedero vita a una serie di iniziative di interscambio culturale e sociale in ricordo del trasferimento forzato che i Romani imposero, tra il 181 e il 180 a.C., a oltre 40.000 Apuani, condotti in quelle aree che oggi si identificano con l’Alto Tammaro.

I frutti di quegli incontri si vedono ancora oggi — sia pure a fasi alterne — con l’arrivo nei nostri paesi di turisti provenienti dalla Liguria e dalla Toscana.

Riporto alcuni passi del mio intervento:

“L’iniziativa di stasera è nata per celebrare un anniversario importante e per ricordare gli uomini che, nei primi anni Ottanta, intrapresero un’azione di avvicinamento verso le aree dell’Alto Sannio: territori che furono destinazione di ben 47.000 Liguri Apuani deportati tra il 181 e il 180 a.C.

Non avrei mai immaginato, quando ero aiutante di campo di Carlo Tartaglia Polcini — che insieme a don Giovanni Giordano era referente per il Sannio — che proprio io, a distanza di 45 anni, mi sarei trovato qui a ricordare quelle giornate straordinarie. Giornate fatte di amicizia, abbracci, incontri ufficiali e informali, di scambi epistolari con Giorgio Giannelli, Bruno Antonucci, Cesare Augusto Ambrosi e tanti altri.

Eppure, posso affermarlo con certezza: quell’esperienza accese in me l’amore per la storia di quel popolo deportato e per il sito dove sorgeva l’antica città di Bebio. Ancora oggi, con la nostra Associazione, consapevoli del valore di questo patrimonio, ci impegniamo con iniziative, pubblicazioni e campagne di sensibilizzazione anche a livello nazionale — grazie anche al supporto di Italia Nostra — affinché la città di Bebio ottenga finalmente il riconoscimento che merita.

Nell’autunno del 1980 un nutrito gruppo di versiliesi venne in Sannio in avanscoperta, quasi per toccare con mano quella terra per loro sacra, dopo i numerosi contatti con don Giovanni Giordano e Carlo Tartaglia.

 Mentre il giornalista Giannelli raccoglieva adesioni tra i politici locali, lo studioso Antonucci coinvolgeva esperti come Pietro Viti, il professor Lenzi e Augusto C. Ambrosi.

Grazie alla spinta di Giannelli e Antonucci nacquero una serie di iniziative che portarono i sindaci delle comunità dell’Alto Sannio a recarsi in Versilia e in Lunigiana nella primavera del 1981. Ancora oggi il suono a distesa delle campane di Pontremoli vibra nel mio cuore: fu per noi sanniti un’accoglienza inattesa, tanto era l’entusiasmo che ci circondava.

Per dare ancora più forza alla ritrovata identità comune, nel settembre dello stesso anno studiosi, amministratori e molti versiliesi giunsero prima a Benevento e poi nelle aree interessate dalla deportazione. Arrivarono anche a Circello, e tra loro c’erano Carlo Carli e un giovane di nome Lorenzo Marcuccetti. Come sempre, fu Bruno Antonucci a guidare il gruppo verso quella che stava per diventare un’area archeologica, ai piedi della torre Sant’Angelo, dove allora — come oggi — si conserva qualcosa che appartiene alla storia apuana.

In quell’occasione, accolti da una cittadinanza festante, Carlo Carli e il sindaco dell’epoca, Francesco Golia, posero una lapide che ancora oggi testimonia fraternità e memoria, e che recita:

 “Qui, antica dimora dei loro avi, si incontrarono Circellesi e Versiliesi; qui si abbracciarono dopo millenni riconoscendosi fratelli.

 Macchia dei Liguri Apuani, 180 a.C. – 1981 d.C.”

Evidentemente anche che nel cuore di Carlo Carli quei momenti lasciarono un segno profondo: tanto che, nel 2002, divenuto Sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali, si impegnò affinché la Tabula Alimentaria fosse recuperata dai depositi del Museo Nazionale delle Terme di Diocleziano, dove è tuttora esposta.

Fino al 1985 vi furono scambi tra istituti scolastici; poi calò il silenzio sul tema dei Liguri Apuani, fino al 2005, quando improvvisamente si riaccese la fiammella dell’amicizia e della fratellanza. Di questo dobbiamo ringraziare una persona in particolare: Silvano Zaccone, oggi presidente del Consorzio “Il Cigno”.

Dal confronto con lui e con tanti nuovi amici nacque anche l’idea della ricerca genetica condotta tra gli abitanti di alcune zone apuane e quelli dell’Alto Tammaro: ricerche raccontate nel libro Liguri nel Sannio – Un viaggio tra Storia e Genetica, pubblicato nel 2021 in occasione dei 2200 anni dalla deportazione e dedicato, tra gli altri, a Bruno Antonucci.

In conclusione, le strade aperte da Giorgio Giannelli e da Bruno Antonucci, da don Giovanni Giordano e Carlo Tartaglia Polcini continuano ancora oggi a essere percorse, quasi ogni anno, da fratelli ritrovati.”

Sull’onda dell’entusiasmo nato in quei giorni, è stata lanciata la proposta di celebrare questo anniversario anche a Circello e nei comuni che vorranno unirsi. Sarà l’occasione per ricordare anche i protagonisti sanniti: don Giovanni Giordano, Carlo Tartaglia Polcini e tanti altri, come il compianto direttore Giovanni Fuccio, che sulle pagine di questo quindicinale diede ampio risalto a quei fatti e a una storia per molti sconosciuta.

ALFONSO TATAVITTO

Presidente “Associazione Culturale CERCELLUS”