La seduta spiritica a cui partecipò Leonardo Bianchi Cultura
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“Leonardo Bianchi (San Bartolomeo in Galdo, 5 aprile 1848 - Napoli, 13 febbraio 1927) è stato un neurologo, psichiatra e politico italiano, fra i primi a intuire l’importanza e a studiare le funzioni dei lobi frontali.
Chiamato a insegnare all’Università di Napoli, fuse insieme le due cattedre di neuropatologia e di psichiatria e dedicò tutta la sua attività scientifica alla neurologia e, in modo particolare, alla psichiatria.
Deputato della sinistra democratica, si interessò per lo più di problemi sociali: riforma del sistema penitenziario, istituzione di sanatori criminali, riforma del regolamento sulla prostituzione, lotta antimalarica, lotta antitubercolare, emigrazione.
Nel ministero, chiaramente di transizione, presieduto da A. Fortis, al Bianchi fu affidato il dicastero della Pubblica Istruzione, che resse dal 28 marzo al 24 dicembre 1905”.
Così si legge nel Dizionario biografico degli Italiani cercando il nome dell’illustre scienziato sannita, il cui monumento in bronzo è posto all’inizio di Viale Tonina Ferrelli, in prossimità del Viale degli Atlantici.
Per la verità, contornato com’è dai lecci dei giardinetti, la statua bronzea, che mostra Bianchi nel gesto dell’adlocutio per arringare la folla, passa quasi inosservata, in quanto è coperta alla vista dalla cima degli alberi che la circondano. E infatti quella statua non doveva stare lì.
L’opera, realizzata dallo scultore Michelangelo Parlato e inaugurata nel 1948 dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi nel centenario della nascita del noto psichiatra, era stata collocata inizialmente al centro di quella che era un tempo Piazza della Rivoluzione.
“Oibò! - direte voi - E dove sarebbe Piazza della Rivoluzione?” Sarebbe quella che oggi chiamiamo Piazza Risorgimento, dinanzi al Liceo classico Giannone. O, viste le sue trasformazioni, sarebbe meglio chiamare Piazza Leni Riefenstahl, perché con quella sequenza di pilastri sormontati da dischi e porticati con coda tondeggiante, un po’ finto-nazi e un po’ finto-Frediano Frediani, sembra la Porta di Brandeburgo dei poveri, con un design che andrebbe bene come sfondo per le adunate viste appunto nei film della Riefenstahl, come Il trionfo della volontà. Ma tant’è!
Torniamo a Leonardo Bianchi, il cui monumento, non si sa perché, negli anni Sessanta fu spostato nell’attuale posizione ai giardinetti di Viale Tonina Ferrelli.
Ebbene, con grande sorpresa, leggiamo nel libro di Roberto Bracco, Lo spiritismo a Napoli, pubblicato nel 1907, che lo scienziato sannita frequentava i salotti medianici che tanto erano di moda nella città partenopea all’inizio del Novecento. L’autore, infatti, scrive che conobbe Bianchi “in casa di una diafana ipnotica venezianina”.
L’incontro fra il giornalista napoletano e lo scienziato sannita creò da subito un’intesa. Entrambi, infatti, cercavano di smascherare come truffatori i sedicenti medium, spesso del gentil sesso, anche dette “sonnambule” (come ci ricorda Bianca Pitzorno, nel suo libro finalista al Premio Strega di quest’anno).
Queste signore, infatti, tenevano le sedute spiritiche intorno al tavolino tondo d’ordinanza, dove, cadute in trance, spesso dietro un paravento o in una camera del tutto buia, producevano fenomeni acustici, come colpi sul tavolino, o dinamici come inclinazioni, levitazioni o rotazioni dello stesso, ritenuti manifestazioni di trapassati, che in una sorta di codice Morse comunicavano con i presenti.
In alcuni casi, come per la più famosa delle medium napoletane di quell’epoca, Eusapia Palladino, si giungeva a materializzare gli spiriti in sostanza ectoplasmatica e a conversare con essi, tra i quali il famoso John King, spirito guida della stessa Palladino.
Per partecipare alle sedute e provare il brivido di guardare oltre la soglia della morte, inutile dire che si sborsavano molti denari, che compensavano gli sforzi fatti dal medium. Anche Leonardo Bianchi quindi si trovò a frequentare le sedute spiritiche, mosso da interesse scientifico. Così scrive Bracco a pag. 96 del libro citato: “(Il professor Bianchi) dove trova l’ipnotismo, trova degli amici, dappoiché la sua persona seria, modesta, mite, serena, come quella d’uno scienziato nordico, assorbita da uno studio, nuovo, periglioso e fascinatore, desta subito una viva simpatia amichevole”.
Visto il comune interesse e il comune intento al servizio della verità, Bracco chiese a Bianchi di scrivere un documento per suffragare la loro tesi, che cioè lo spiritismo era una truffa, un mero espediente per spillare quattrini agli sprovveduti. E così a pag. 97 del libro di Bracco, troviamo pubblicata una lettera firmata da Bianchi. In essa risponde alla domanda postagli dal giornalista circa che cosa pensasse dei fenomeni spiritici.
Egli risponde che anch’egli fu spinto dalla curiosità di trovarsi in presenza di uno spirito, ma non appena fu presso il medium, l’abitudine all’analisi clinica ebbe il sopravvento sulla curiosità e capì che il medium era “un tipo patologico” e fatte alcune domande di carattere clinico, poté riconoscere che quello era affetto da isteria, che si manifestava con tutta una serie di movimenti convulsi e sussulti.
Oltre a ciò, Bianchi si accorge di mezzucci che questo mette in atto per produrre percussioni sul tavolo. Anche l’altro eclatante fenomeno che si produce in quella serata finisce in un flop. Infatti, improvvisamente compaiono a terra, ai lati del medium, due fiammelle, ma queste non sembrano venire dalle anime celesti, quanto piuttosto dagli inferi, poiché Bianchi avverte l’odore del fosforo.
A mani legate, il medium non riesce a produrre gli stessi battiti sul tavolo di quando ha le mani sciolte e inoltre, quando lo spirito guida la penna del medium, non lo fa per scrivere parole in una qualsiasi lingua antica o moderna, ma semplicemente per fare uno scarabocchio, “uno di quelli che faceva il mio bambino a due anni con un pezzo di gesso sui mattoni”.
Per finire, Bianchi cita un articolo del grande psichiatra francese Gilles de la Tourette (da cui l’omonima sindrome), dal titolo Spiritisme e hysterie, in cui descrive una piccola epidemia di isterismo a seguito di rappresentazioni spiritiche nella sua patria. Bianchi conclude la lettera con un’equazione, a cui lascia al lettore porre il quarto termine: “l’isterismo sta allo spiritismo, come lo spiritismo sta …” alla credulità evidentemente.
PAOLA CARUSO
Nell’immagine: cartolina anni ’60 con la statua di Bianchi appena posizionata nei nuovi giardinetti con i piccoli lecci impiantati da poco.

16/05/2026