PAGO VEIANO - La chiesa di San Michele, storia e memoria di uno dei culti longobardi più sentiti Cultura

Posta in posizione sopraelevata su di una piccola altura collinare, la chiesetta di San Michele che si trova nel territorio detto di Terraloggia, a Pago Veiano, lungo il percorso della Via Francigena, è lì, da secoli, con le sue epigrafi, i suoi bassorilievi, i suoi megaliti, il suo sarcofago ed i suoi misteri, che, qualche anno fa, portarono la studiosa Paola Caruso, docente presso il Liceo Classico di Benevento, a parlare dello “strano caso dell’iscrizione di S. Michele di Terraloggia a Pago Veiano”.

Nel presbiterio della chiesa, tra l’altro, compare un’iscrizione che reca incisa il nome del dio Nettuno, protettore del mare, dei fiumi e delle sorgenti. In effetti, il culto di San Michele, è collegato, oltre che alle grotte, anche alle sorgenti.

Questa parte della valle del Tammaro era percorsa dal tratturo Pescasseroli-Candela, antica via sannita, percorsa da greggi, eserciti ed anche pellegrini diretti a Monte Sant’Angelo. È probabile che da ciò derivi il fatto che la chiesa in passato fosse chiamata anche chiesa di Sant’Angelo.

Risalente all’epoca longobarda e frutto di una mescolanza di materiali di spoglio di epoca romana, sannitica e medievale, la chiesa assume la sua attuale forma nel 1743. Settecentesca è anche la bella statua di San Michele conservata al suo interno.

Nel 1701, la struttura era talmente rovinata che il cardinal Orsini, visitandola, la dichiarò sconsacrata. Allora il feudatario Giovan Battista Pignatelli, sollecitato dalla pia consorte, provvide al suo integrale restauro, e nel 1743 fu consacrata dall’arcivescovo Francesco Landi.

Il culto micaelico, di origine longobarda, si celebra l’8 maggio, perché il quella data il duca Grimoaldo I di Benevento sconfisse i Bizantini a Siponto. San Michele è un dio guerriero, e viene identificato con dio Wotan, che i Longobardi adoravano quando erano ancora pagani. In altre località la festa si celebra il 29 settembre, giorno dell’inaugurazione della prima chiesa dedicata al Santo a Roma, prima del 450, sulla via Salaria, a Castel Giubileo.

L’aspetto della chiesa e la sua collocazione geografica lontana dall’abitato, ne fanno oggetto di visite di curiosi ed appassionati, che ne immortalano la sagoma in foto e video, che poi postano su pagine social o su portali fotografici.

È molto probabile che sul retro della chiesa, tra la ricca vegetazione che oggi ricopre interamente il costone roccioso, il culto di San Michele fosse iniziato in una grotta. Per lo meno ciò ipotizza il professor Nicola De Palma, studioso di storia locale. Ai piedi della chiesa, nascosta in basso di questa parte posteriore, si trova una fontana, che si collega alle sorgenti di cui parlavamo pocanzi.

Annualmente nella campagna intorno alla chiesa si svolge trekking campestre a cura di un gruppo di appassionati camminatori e vi passano i Cavalieri della Via Traiana, diretti verso altre destinazioni.
L’anno scorso questo è stato lo scenario naturalistico che la locale Associazione Artemide ha scelto per un’orchestra di arpa all’alba ed altri momenti di incontro, nel corso del Veria Fest, prima edizione.

Nel XVIII secolo la chiesa è stata un piccolo feudo in possesso dell’Abbazia di Santa Maria di Ferrara. Il Collegio dei Canonici di San Bartolomeo vi celebrava messa ogni domenica, in cambio del tre per cento delle vettovaglie raccolte dagli abitanti.

La chiesetta è di proprietà privata e viene aperta una volta all’anno in occasione della festa del Santo. Padre Pio, qui, disse messa per alcuni anni, dal 1910 al 1916, giungendovi a piedi, partendo dalla sua casa di Piana Romana.

La chiesa è oggi perfettamente ristrutturata e si eleva come una sentinella a guardia delle vallate circostanti.
Il silenzio, qui, è interrotto solo dal frusciare del vento, che aleggia intorno a quelle pietre cariche di storia e di simbolismi. Oggi, solo silenzio. Ma provando a immaginare ciò che è stato ieri, sembra ancora di vedere sfilare tra questi ubertosi colli, fila di pellegrini in cammino verso il tavoliere delle Puglie, pastori con le loro greggi ed eserciti in transito. Magari fate un giro alla fontana dall’acqua miracolosa. Chissà che non si avveri quanto da voi richiesto.

LUCIA GANGALE