Proverbi, tradizioni e misteri della Pasqua Cultura

Natale c’u sole e Pasqua c’u cippone” è un proverbio beneventano che, come possiamo vedere, mantiene la sua validità, infatti a Natale, domenica 25 dicembre 2022, il bollettino meteo segnalava assenza di fenomeni atmosferici, con velature del cielo e temperature eccezionalmente miti, che addirittura in Sicilia sfioravano i 20 gradi. La Pasqua 2023 invece si preannuncia freddina, almeno fino a Venerdì Santo. Le previsioni infatti parlano di correnti artiche che si scontrano con l’anticiclone africano, generando vento forte e rovesci a carattere temporalesco.

La pioggia però non sarebbe preoccupante, perché siamo ad aprile e la meteorologia popolare stabiliva che “Aprile, chiuove chiuove” (letteralmente: Aprile, piovi piovi, riferendosi al mese con un tu che lo personifica). La ripetizione del verbo indica un particolare tipo di pioggia, sottile, placida e vivificante, come quella descritta da Gabriele D’Annunzio ne “La pioggia nel pineto”. Sembra però che aprile sia un mese costantemente piovoso o costantemente asciutto, l’uniformità climatica è suggerita anche da “Quattro aprilanta giorni quaranta” (anche nella versione “Quattro brillanti …” in cui c’è la deformazione della parola aprilanta), ci assicura che il tempo del 4 aprile darà la tendenza a un lungo periodo.

In realtà, la pioggia è sempre più rara, tanto da destare seria preoccupazione nel Nord Italia, dove sperimentano gli effetti devastanti della siccità. La tradizione popolare osservava i cicli naturali e sulla base delle conoscenze maturate per millenni basava i lavori agricoli, le preparazioni alimentari, l’abbigliamento, le prescrizioni mediche.

Nel chiuso dei nostri appartamenti ed uffici abbiamo perso queste cognizioni e osserviamo il cielo solo per sapere se potremo andare fuori nel week end. Veri indicatori climatici sono gli uccelli migratori che raggiungono il nostro Paese dopo un lungo viaggio dall’Africa: rondini, rondoni e balestrucci. In particolare i primi a trascorrere l’estate nella nostra città sono i balestrucci, simili alle rondini, ma col petto bianco. Quest’anno sono arrivati con un po’ di ritardo. Infatti, il proverbio dice “a San Benedetto (21 marzo) la rondine sotto il tetto”. In realtà ho osservato la presenza di balestrucci solo ieri, tutti indaffarati e felicissimi di sfrecciare sul fiume Calore, di cui sfioravano la corrente per raccogliere l’acqua con cui impastare il fango per i nidi.

I rondoni, grandi e completamente neri, arriveranno solo a maggio, per compiere le loro girandole vicino alla Rocca dei Rettori o al Duomo, poiché da veri intenditori, amano gli antichi monumenti e i cieli cobalto del vespero. La Pasqua in quest’inizio di aprile porta con sé un tenero abbandono: “Aprile dolce dormire, gli uccelli a cantare e gli alberi a fiorire”. Aprile, come dice il nome dal verbo latino “aperio”, apriva la terra, permettendo alle piante di crescere. E così la Pasqua coincide con questo momento di rinascita della natura dopo l’inverno, perciò tutti i dolci e rustici pasquali contengono uova. Il re della Pasqua beneventana, il tòrtano, il dolce tradizionale, usa tante uova e il criscito, il lievito madre, riassumendo tutte le caratteristiche di questo momento fortunato dell’anno. La fresella, il rustico pasquale, pure ricca di uova e sugna, è una specialità cittadina, pressoché sconosciuta altrove, dove con lo stesso nome si indica il pane biscottato.

Perché la fresella beneventana sia costituita da due cerchi di pasta sovrapposti, resta un mistero.

Questo dorato rustico pasquale, tipico di Benevento, somiglia nella forma a un serpente arrotolato, specie se la punta del filone di sopra resta sporgente. Quale antica origine ha la fresella? Perché è legata alla Pasqua? Di mistici serpenti in città ne abbiamo avuti per secoli. Uno era quello che custodiva i segreti della “cista isiaca”, che ancora possiamo vedere conservata nel Museo ARCOS; l’altro era la vipera d’oro adorata dai Longobardi quando non erano ancora convertiti al Cristianesimo fino al VII sec.

Visto il colore giallo del rustico che ricorda l’oro della vipera longobarda, chissà che a Pasqua, i beneventani inconsapevolmente non continuino a celebrare l’antico idolo, quando impastano freselle nelle cucine? Mentre ne aspettano la lievitazione, però, vanno devotamente a fare lo “struscio” nelle sette chiese, come previsto dalla tradizione dei Sepolcri del Giovedì Santo

PAOLA CARUSO