Quando la musica diventa l'espressione autentica della nostra Cultura Cultura

Il Noce di Benevento” di Giuseppe Balducci è un’Opera buffa il cui testo risale al 1836-37, in programma il 25 agosto nella cornice del Teatro Romano, suggerita e diretta dal M° Leonardo Quadrini dopo la sua personale revisione critica dal manoscritto custodito nella Biblioteca del Conservatorio di Musica S. Pietro a Majella di Napoli.

Mi sono imbattuto nel Noce di Balducci seguendo una traccia: Il Noce di Benevento di HX Sussmayr, allievo e collaboratore di Mozart, con coreografie di Salvatore Viganò, nipote di Boccherini, maestro di ballo a Vienna e alla Scala. Da lì è iniziata una irrefrenabile curiosità nel capire il perché, il come, l’organico, i solisti... anche se il mio maggiore interesse derivava dal fatto che l’opera ha come sfondo e palcoscenico la città di Benevento. Ma nessuno lo ha mai saputo”.

Spinto dalla sua innata passione nello studio di antiche partiture, il M° Quadrini ha intensificato le sue ricerche recuperando il digitale del manoscritto originale e ha iniziato a curare un’edizione critica, prendendo nel frattempo contatti con Jeremy Commons di Auckland, in Nuova Zelanda, che prima di lui aveva lavorato sul Noce.

L’amico Jemery si è subito mostrato entusiasta della mia idea, mettendomi a disposizione ulteriore materiale a completamento e riscontro di quello già in mio possesso”. Con una promessa, però. “Ho assunto l’impegno di donare il suo minuzioso e prezioso lavoro alla biblioteca di Napoli”.

Musicologo e professore universitario, Jeremy Commons studia le opere di Balducci dal 1984 e lo definisce “l’inventore di un sotto-genere teatrale”. Ma chi era davvero Giuseppe Balducci? “Parliamo di un compositore della gloriosa Scuola Napoletana, che ha creato un unicum con questo genere di opere da Camera /opere da Salotto, destinate all’esecuzione nei salotti napoletani e negli spazi e teatri piccoli”. A Napoli fu accolto quale figlio dalla famiglia del maresciallo Raimondo Capece Minutolo, sposato con la messicana Matilde de Galvez, marchesa della Sonora. Balducci insegnava alle figlie della marchesa - Paolina, Adelaide e Clotilde - canto e musica; si spiega anche così l’accompagnamento di due pianoforti, a sei mani che contraddistingue il Noce di Benevento, titolo centrale di cinque partiture scritte tra il 1827 ed il 1839, su un libretto anonimo.

Lo spettacolo in scena al Teatro Romano nell’ambito di Città Spettacolo - si legge nella nota di presentazione - pone l’attenzione sulla leggenda delle streghe di Benevento, attraverso una regia dalle tinte forti e chiare, raccontando intrighi amorosi, inganni e scaramanzie. Un’opera senza coro né orchestra, solo due pianoforti, fatta di sguardi, pause e riflessioni, per narrare le superstizioni e le ingenuità degli italiani: un’opera basata sull’equivoco e sullo scherzo.

È chiaro che l’interesse che sta suscitando l’opera è dovuto alla non conoscenza della leggenda applicata. Ma è anche un modo per interessarsi ed appropriarsi della leggenda delle streghe, con tutta la storia ad essa collegata”.

Ad impreziosire l’esecuzione saranno due cantanti locali, Giulia Deborah Colangelo e Alberto Nicola Pisaniello, insieme agli altri interpreti dei personaggi dell’Opera buffa tutta al femminile Geltrude Michela Rago, Clodina Margherita Pugliese, Margherita Angela Bonfitto, Lauretta Clementina Regina, accompagnate nella loro interpretazione dai pianisti Floriana Alberico, Tatyana Sapesko e Franco Capozzi. Derivazioni, deviazioni e supposizioni...

Il mio grazie - conclude il M° Leonardo Quadrini - al regista e direttore artistico del Festival, Renato Giordano, che ha colto al volo l’importanza di questa operazione legata alla nostra Cultura, di cui la musica è una delle autentiche espressioni”.

GIUSEPPE CHIUSOLO