“UN FUOCO GRANDE BIANCA GARUFI DI MARIALAURA SIMEONE Cultura

Dopo gli interessantissimi e coinvolgenti incontri con Matteo Nucci e il suo “Platone. Una storia d’amore. EROS” e con Giampaolo Frezza e il suo “Palermo spasima”, sabato 21 marzo presso la Sala dell’Antico Teatro di Palazzo Paolo V, gremita ben oltre la capienza dei posti, si è tenuto il sedicesimo incontro della terza edizione di Libraria.

Protagonista della serata, accolta dal caloroso affetto di amici, parenti, colleghi e frequentatori abituali del Progetto LibrAria, è stata la beneventana Marialaura Simeone, che ha presentato il suo ultimo libro “Un fuoco grande. Bianca Garufi” edito da Les Flaneurs e presentato dall' amico della Domenica prof. Giuseppe Lupo tra i 79 candidati all’80° Premio Strega.

Dopo i consueti saluti istituzionali l'Assessore Antonella Tartaglia Polcini ha messo in evidenza che il libro della Simeone è per tutte le donne dimenticate dalla storia, cancellate dalle storie delle letterature. È per tutte le donne che ancora oggi combattono battaglie individuali e collettive. È, però, anche per gli uomini in grado di ascoltare e di cambiare.

La professoressa Maria Cristina Donnarumma, curatrice del Progetto, nella sua introduzione ha tracciato un breve profilo dell'autrice, mettendo in evidenza che la Simeone, laureata in lettere moderne, specializzata in Comparatistica (letteratura, teatro e cinema) presso l’Università di Siena, da anni si occupa dei rapporti tra cinema e teatro e ha partecipato a tre progetti cinematografici di L. Pirandello nel volume “Il palcoscenico sullo schermo. Luigi Pirandello: una trilogia metateatrale per il cinema”. Ha pubblicato saggi divulgativi e negli ultimi anni si sta occupando di scrittrici, attrici, registe che sono state dimenticate o che rischiano di esserlo, mettendo in evidenza la storia personale e professionale, sottolineando il valore e la creatività e, mescolando documenti e invenzione, ci ha regalato personalità importanti e molto interessanti come Annie Vivanti, Elsa De Giorgi, Elvira Notari , etc e non ultima Bianca Garufi, a cui ha dedicato la monografia – romanzo di cui parla in questo incontro.

“Un fuoco grande. Bianca Garufi” è stato inserito dalla Casa editrice Les Flaneurs di Bari nella collana “Le innominate”, un progetto che nasce dal desiderio di restituire il nome proprio, il volto, la voce, in sintesi l’identità di soggetto e non funzione dell’altro, alle artiste e intellettuali il cui impegno è stato offuscato da rappresentazioni distorte e incomplete volendo essere un omaggio appassionato a tutte le donne che, come Bianca Garufi; sono state innominate dalla Storia ufficiale ma che hanno attraversato il ‘900 con la luce obbliqua ed incandescente di un “Fuoco grande”.

Il libro della Simeone è un viaggio fra scrittura e psicoanalisi, fra mito e politica che restituisce voce a colei che per troppi anni è stata circondata dal silenzio.

È anche una biografia narrativa e la Simeone si è impossessata della personalità della Garufi e per immedesimarsi più profondamente in lei, come dice il libro, ha contattato uno psicoanalista di scuola junghiana, il dott. Barba e si è sottoposta anche a delle sedute psicoanalitiche. Ha sviluppato il proprio racconto, attraverso documenti editoriali, epistole con l’intento di dare a colei che dai più è ricordata solo come collaboratrice e musa ispiratrice di Cesare Pavese il ruolo che le spetta.

Come si evince dal libro della Simeone Bianca Garufi, della quale il prossimo 26 maggio ricorrerà il ventennale della scomparsa, è stata una donna dalla voce potente e dalle identità molteplici, quindi è riduttivo e ingiusto considerarla e conoscerla solo come la musa di Pavese. Fu scrittrice, poetessa, traduttrice, psicoanalista tra le maggiori esperte di Jung, segretaria presso la Casa editrice Einaudi, protagonista dimenticata della Resistenza romana. Aveva così tanti interessi che Pavese l’esortava a concentrarsi soprattutto sulla scrittura dicendole “pietra che rotola non raccoglie muschio”.

Attraverso la sua vita e le sue opere da “Fuoco grande” a “Il fossile”, da “Libro postumo” alle raccolte poetiche Marialaura Simeone ha riletto la figura di Bianca come simbolo di intere genealogie femminili rimosse e come voce anticipatrice di una nuova coscienza di genere, di cui la Garufi è stata una vera e propria precorritrice, attraversando il ‘900 come un fuoco grande, come dice il libro che scrisse a quattro mani con Pavese pur formando una coppia discorde, come dicevano gli amici dell’ Einaudi.

Con la nostra Maria Laura ha dialogato il nostro concittadino prof. Marcello Rotili, già Direttore scientifico del Museo del Sannio di Benevento, ordinario di Archeologia Cristiana Medioevale, membro del Club Unesco di Benevento e Membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, noto in città per le sue innumerevoli partecipazioni a convegni in particolare sui Longobardi, per i suoi interventi di grande importanza sulle migrazioni, in particolare dei Longobardi, sino alle due significative esperienze di ricerca riguardanti Contrada Cellarulo e l’Area dell’Arco del Sacramento a Benevento. Il dialogo tra la nostra Maria Laura e il prof. Rotili, tra l'altro Amico della Domenica, è stato serrato e incalzante e sono state sviscerate tutte le tematiche del libro, i rapporti della Garufi con Pavese, con il suo grande amore Fabrizio Onofri, con il marito Pierre Denivelle. con la psicoanalisi, con l'Einaudi, con l'astrologia, con la Resistenza.

Dunque il libro “Un fuoco grande. Bianca Garufi” di Maria Laura Simeone si consegna al lettore come un’opera in grado di rivelare l’intensità di una voce femminile capace di interrogare identità, desiderio e inquietudine con una sorprendente modernità. L’autrice parla al presente mostrando come quel “fuoco” sia, oggi come allora, simbolo di una tensione irrisolta tra libertà e identità.

PIERA SALVATORE


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