I numeri parlano chiaro: il Sannio sempre più in fondo nelle classifiche nazionali Economia

Ritorna quel momento dell’anno in cui, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, si pubblica l’indagine statistica sulla qualità della vita nelle province italiane. Per quanto ritenga fermamente che una ricerca che si ponga come obiettivo quello di parametrizzare la società in cui viviamo e valutarla in base a dati statistici sia solo in parte attendibile, alcuni dei dati di quest’anno che riguardano la nostra provincia dovrebbero farci riflettere su determinati punti.

L’indagine si focalizza principalmente su due obiettivi. In primis, stimolare dibattiti su possibili vie da intraprendere per incrementare il benessere, sociale oltre che economico.

Oggi, indici come la qualità della vita assumono un’importanza sempre maggiore, difatti per valutare il benessere di una nazione vengono preferiti indici di questo tipo al semplice PIL.

Secondo focus della ricerca è evidenziare (e rendere pubblico) il gap dell’azione politico-amministrativa, con l’obiettivo di poterla orientare mettendone in luce le principali criticità. Lo studio è strutturato in nove dimensioni di analisi, che vanno dall’ambiente alla sicurezza sociale, dall’istruzione (“Istruzione e formazione di capitale umano”) alla sanità. Sono state fatte, inoltre, diverse aggiunte alle singole dimensioni analitiche, per integrare le criticità collegate alla gestione della pandemia.

La nostra provincia, che l’anno scorso aveva ottenuto un discreto risultato classificandosi 37esima, scende al 109esimo posto, in caduta libera di 36 posizioni. Il dato in sé, data la poca attendibilità che può avere un’indagine statistica che si ponga come obiettivo lo studio di una presunta “qualità della vita”, non dice molto. Interessanti spunti di riflessione emergono invece da un’analisi più approfondita delle singole dimensioni analitiche.

Tra i punti più interessanti da evidenziare c’è il fattore “Sicurezza sociale”, ambito nel quale la nostra provincia si era classificata terza l’anno scorso ma quest’anno scende alla diciannovesima posizione.

Rimane uno dei punti forti di Benevento, ma si registra un calo dovuto principalmente ad alcuni fattori legati alla gestione pandemica di quest’anno, che hanno impattato negativamente, nel nostro caso, specialmente sul tasso di mortalità

Dati allarmanti si evincono in quasi tutti i parametri riferiti alla macroarea “Affari e lavoro”, dove il Sannio slitta alla 90esima posizione. La situazione è preoccupante sia per quanto riguarda il tasso di disoccupazione che quello di imprese cessate ogni 100 attive (basta passeggiare nelle stradine della città per realizzare quante attività sono chiuse negli ultimi anni).

Interessante soffermarsi anche sulla macroarea Tempo libero, dove la nostra città si classifica 80esima. Qui bisogna ancora soffermarsi sulla pessima gestione delle eccellenti risorse locali che abbiamo, il discorso ricade ancora su siti turistici mal gestiti (talvolta abbandonati) che porterebbero nuova linfa al tessuto socio-economico sannita. Se da un lato registriamo ottimi risultati per quanto riguarda la sezione “agriturismi” e quella “bar e ristoranti”, per quanto riguarda le strutture dedicate al tempo libero (musei, cinema, teatri ma anche palestre) siamo tra gli ultimi in Italia (classificati in centesima posizione).

Niente di nuovo lato Popolazione, rimane il problema dello spopolamento: il tasso di emigrazione è 23,31 ogni 1000 abitanti mentre quello di immigrazione è 18,10. Il quadro rimane stabile anche per quanto riguarda l’istruzione. Ma ci sono anche 2 note positive da evidenziare.

In primis, nella macroarea Ambiente la nostra provincia si registra 44esimo, buoni i dati sulle polveri sottili e sulla raccolta differenziata. Questi dati sotto ottimi, soprattutto considerando la transizione green che coinvolgerà il nostro paese nei prossimi anni grazie ai fondi europei.

In secondo luogo, ottimi risultati anche riguardo la salute, grazie a un ottima gestione dei posti letto nei vari settori specialistici e alla disponibilità delle varie apparecchiature diagnostiche (per quanto riguarda le apparecchiature per la Tac siamo persino i primi in Italia).

Infine, ribadendo i limiti intriseci e strutturali ad un indagine statistica che si pone obiettivi simili, non dobbiamo tanto riflettere sulla deludente classifica nazionale quanto sui singoli punti analizzati per capire dove migliorare.

ANTONIO SPINA