Il Taburno verso una rinnovata valorizzazione Enti

Con una natura sempre più minacciata da sfruttamento e inquinamento antropico oggi, più che mai, sono indispensabili le aree protette come ultimo baluardo di difesa della biodiversità e della salubrità dei luoghi. Una delle più importanti istituzioni a tutela del nostro territorio è l’Ente Parco Regionale Taburno Camposauro, istituito già dal lontano 2002, che si estende per oltre 12000 ettari nella provincia di Benevento. Ad avere l’onore e l’onere di guidare il parco è Costantino Caturano che ha recentemente sottoscritto un accordo di collaborazione con l’Unpli per l’attivazione di progetti di servizio civile che saranno svolti all’interno dell’area protetta.

I compiti affidati all’Ente sono moltissimi e non sono poche le difficoltà che si incontrano nel dover tutelare un’area così vasta, ma per meglio comprendere questa importante istituzione abbiamo rivolto alcune domande al suo Presidente.

Presidente Caturano, in cosa consiste questo accordo?

Con la stipula di questo accordo con l’Unpli (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) si predispongono una serie di progetti incentrati soprattutto alla valorizzazione, promozione e tutela dell’ambiente, con particolare riferimento all’area protetta del Taburno Camposauro. Ad impegnarsi per un anno in questo compito saranno quattro giovani, tra i 18 e i 29 anni, residenti in uno dei 14 comuni di estensione ai quali verranno affidate diverse mansioni finalizzate al buon funzionamento dell’intero parco.

Sono passati quasi 18 anni dall’ istituzione dell’Ente Parco Regionale del Taburno Camposauro, come è percepito oggi questo Ente da chi in quei territori vive e lavora?

L’area protetta del Taburno Camposauro è sicuramente una delle più belle riserve naturali della Campania, come affermato da studiosi ed esperti della montagna. Quando la Regione Campania decise di istituire l’Ente Parco Regionale del Taburno Camposauro, lo fece con l’obiettivo di tutelare e valorizzare un territorio ricco di biodiversità e di luoghi di unica bellezza molto spesso collegati ad avvenimenti storici della nostra regione, come ad esempio quelli che hanno visto protagonisti i Borbone o il brigantaggio. Fin dalla sua costituzione i presidenti che mi hanno preceduto hanno svolto un ruolo importante e fondamentale per rendere il taburno camposauro un territorio “protetto”, creando un giusto equilibrio tra presenza dell’uomo e tutela ambientale. L’Ente Parco ha faticato non poco per ridurre quella distanza istituzionale che a volte si determina per vari fattori con i Comuni, cittadini e associazioni operanti sul territorio. Dopo il superamento di tante difficoltà, oggi, si può dire senza ombra di dubbio che la filiera istituzionale presente all’interno del parco del taburno camposauro, è unita e coesa, riconoscendo all’Ente Parco un ruolo di governance strategico per lo sviluppo sostenibile ed ambientale di un vasto territorio caratterizzato da eccellenze enogastronomiche ma anche artigianali e turistiche.

Presidente possiamo dire che dopo anni di immobilismo qualcosa comincia a muoversi per il Parco del Taburno?

Devo dire che da quando sono diventato Presidente, ho costatato che l’attenzione verso la gestione delle aree protette ha avuto un'importante slancio, soprattutto grazie al dialogo continuo con la Regione Campania ed in particolare con l’assessorato all’ambiente. Il fatto che la politica riconosce nei parchi una risorsa, è un qualcosa di importante, che negli ultimi due anni sta caratterizzandosi con la messa in atto di importanti progetti per lo sviluppo del territorio. Tutto questo ha creato una fiducia istituzionale da parte di molti stakeholder del territorio nei confronti dell’Ente che amministro, che si sta sempre più consolidando grazie anche al grande confronto che sto avendo con i Sindaci e i rappresentanti delle associazioni di categoria, di volontariato e ambientaliste, su linee programmatiche e azioni da mettere in campo.

I tanti sentieri presenti nel parco non sono nella migliore condizione. Lei come pensa di intervenire per riqualificarli e renderli fruibili in sicurezza ai tanti appassionati della montagna?

Per rendere alcune zone dell’area protetta fruibili e sicure, da circa un anno abbiamo avviato una mappatura di numerosi sentieri da trekking nonché dei percorsi da poter fare in mountain bike o a cavallo. Tutto questo è servito a poter riqualificare e riattrezzare con opportuna segnaletica tali zone, sempre più visitate da escursionisti ma anche da famiglie che vogliono trascorrere una giornata diversa immersi nella natura. Purtroppo il Covid-19 sta tenendo in stallo anche l’Ente Parco e ci ha costretto a riconsiderare tutte le nostre attività di sistemazione e messa in sicurezza dei sentieri. Oggi, tra tante difficoltà, stiamo procedendo, con le dovute attenzioni, a completare tale lavoro che sarà sicuramente apprezzato dai visitatori del parco, quando questa pandemia sarà finita e si potrà tornare alla normalità.

Che tempi si è dato per cominciare a vedere qualche risultato?

Già dalla prossima estate, ad esempio, i frequentatori dell’area protetta, percorrendo uno dei tanti sentieri riqualificati, potranno immergersi nel silenzio e nella lentezza, ammirando posti unici che prima erano impraticabili o poco sicuri. Sul taburno camposauro ci si potrà calare in una situazione che è l’opposto di quella urbana, per permettere un approccio più emozionale alla natura dell’area protetta, avendo a disposizione guide e altri servizi che si stanno realizzando. L’unicità e la bellezza geomorfologica di alcuni luoghi del parco, hanno spinto l’Ente a volersi candidare al prestigioso riconoscimento che l’UNESCO conferisce alle aree protette, denominato Global GeoPark. Questo riconoscimento viene conferito solo a quei parchi che hanno luoghi e geositi di particolare interesse e pregio internazionale, come ad esempio nel caso del parco del taburno camposauro, le sorgenti del Fizzo che alimentano le cascate della Reggia di Caserta, oppure le cave del famoso “marmo” di Cautano e Vitulano, le tante grotte con affreschi rupestri che possono essere visitate e ammirate da tutti, fino ad arrivare ai campi e pianori calcarei che si possono percorrere proprio attraverso uno dei sentieri che si stanno riattrezzando.

Posso dire, quindi, che è stato avviato un nuovo “racconto” su quello che il parco può offrire ai visitatori e turisti, e grazie al contributo di tante associazioni, si sta cercando di migliorare sempre di più la fruibilità dei tanti luoghi presenti, anche in termini di ospitalità.

E’ purtroppo noto che l’ente parco oggi è afflitto da numerosi pericoli….ci può dire quali sono e come intende risolverli?

Più che parlare di pericoli, parlerei di problemi che l’Ente Parco, attraverso anche l’aiuto degli organi preposti al controllo e vigilanza, sta cercando di affrontare con grande responsabilità per porvi rimedio o almeno ridurli.

In primo luogo abbiamo il noto problema dell’abbandono e sversamento di rifiuti, in alcuni casi anche pericolosi, che inquinano e danneggiano sia la fauna selvatica che la flora nonché a volte anche sorgenti e corpi idrici.

A questo si aggiungono le tante segnalazioni che ci arrivano sui tagli abusivi di legna, un vero sfregio alla bellissima faggeta e abetina presente nell’area protetta, fino ad arrivare alle attività illegali di bracconaggio, rivolte anche a diverse specie avicole protette. Ma il problema che negli ultimi anni sta caratterizzando sempre più le attività illegali all’interno del Taburno Camposauro sono i comportamenti scellerati e incivili di alcuni “personaggetti” che ogni estate appiccano incendi, causando la distruzione di ettari di bosco e seri danni alla montagna. A tutto questo si aggiunge un'altra problematica, questa volta non dovuta propriamente all’azione dell’uomo. Sto parlando del dissesto idrogeologico che non pochi danni ha creato in molti comuni del parco e che può essere risolto con una maggiore e puntuale manutenzione di valloni e alvei fluviali oltre a interventi di sistemazione idrogeologica, come quelli che l’Ente Parco grazie ad un finanziamento del Ministero dell’Ambiente, metterà in atto nei prossimi mersi in diverse zone.

Quali iniziative avete già messo in campo?

Come prima cosa abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa con il Comando Regionale dei carabinieri forestale della Campania per potenziare il monitoraggio e il controllo del territorio. La strada è ancora lunga ma per un Ente che gestisce un’area protetta, diventa una priorità occuparsi fattivamente anche dei problemi, programmando il suo agire in una direzione precisa

Quali saranno gli sviluppi futuri dell’azione dell’Ente Parco e in che modo porteranno beneficio al turismo dell’intero Sannio?

Ho sempre pensato che il turismo vada considerato all’interno di un’area protetta, come elemento di sviluppo territoriale e sociale. Certo un maggiore sviluppo del settore turistico comporta per contro l’acuirsi a livello locale di problematiche ambientali, energetiche, dei sistemi di trasporto, di una gestione corretta delle risorse naturali, di una gestione dell’uso del territorio. Appare, quindi, necessario e urgente promuovere un turismo green, inteso come un turismo sviluppato secondo i principi dello sviluppo sostenibile.

In quest’ottica collaboriamo in maniera molto stretta con i Comuni e le associazioni di trekking e ambientaliste organizzando svariate proposte che potrebbero sembrare di mero intrattenimento, ma che rappresentano, invece, strumenti per intercettare i turisti e lasciare loro dei messaggi di sostenibilità, di rispetto per il territorio e per le risorse naturali. Messaggi che ci auguriamo li accompagnino anche una volta tornati a casa. In questa ottica si può parlare di sviluppo di un turismo green all’interno dell’area protetta del Taburno Camposauro, come ad una applicazione del più vasto concetto di “smart city”, ovvero di un territorio dove si concentrano gli sforzi di sviluppo del capitale umano e sociale, delle tecnologie, della gestione oculata delle risorse naturali e della promozione di una governance partecipativa. Questo è l’obiettivo che l’Ente Parco perseguirà nei prossimi anni, consapevole che per attrarre appassionati della montagna non basta una semplice campagna di marketing territoriale ma occorre una vera e propria strategia di sviluppo locale da realizzare in sinergia con i Comuni e tutti gli stakeholder del territorio.

ANTONINO IORIO