Arrivano 480 milioni per la diga di Campolattaro ma a beneficio di chi? In primo piano

Indubbiamente interessante l’approvazione da parte della Giunta regionale del progetto per l’utilizzo dell’acqua raccolta nell’invaso di Morcone-Campolattaro, con un finanziamento di 480 milioni. Benissimo, se non si tratta dello sbandieramento di un finanziamento preelettorale. Benissimo, soprattutto se non si tratta di un progetto destinato ai soli territori a valle. Il fatto che ne gioiscano gli amministratori del Consorzio di Bonifica Sannio Alifano, come si trattasse di un progetto di esclusiva loro competenza, farebbe pensare che ai territori a monte dell’invaso, come al solito, non andranno che le briciole.

Già cinquant’anni fa, quando era appena iniziata la costruzione della diga di Campolattaro, la Giunta regionale dell’epoca - su sollecitazione dell’allora presidente di quel Consorzio di bonifica, Salvatore Pacelli - approvò un progetto per l’utilizzo dell’acqua che sarebbe stata raccolta da quella diga. A tal fine, decidemmo l’ampliamento dell’area dell’Ente di bonifica, da Telese fino alle porte di Benevento: per la verità non con il consenso, ma con l’opposizione di molti comuni del Medio Calore, che in seguito riuscirono a distaccarsi dal Consorzio, proprio da quell’Ente di bonifica che oggi verrebbe finanziato per creare la rete di distribuzione dell’acqua raccolta dalla diga di Campolattaro, presumibilmente nei terreni di sua competenza, ossia da Telese Terme alla valle del Volturno, cioè soprattutto in provincia di Caserta.

Ci sarebbe da dire che la situazione agraria degli anni Settanta, da Benevento fino ad Amorosi lungo la valle del Calore, è fortemente mutata, in quanto negli ultimi quarant’anni quei terreni sono stati coperti quasi totalmente da vigneti specializzati che, come si sa, non hanno bisogno d’irrigazione. Con questo non intendo negare che lungo le pendici di destra e sinistra del Calore, da Benevento a Telese Terme, e soprattutto in tutte le colline del resto della provincia coltivate a foraggere ed ortaggi, vi sia bisogno di acqua d’irrigazione. Quello che più deve preoccuparci oggi, è che la maggior parte dei terreni sanniti non ricade più nel comprensorio di bonifica Sannio-Alifano: ed allora quali aree verrebbero irrigate con questo progetto di 480 milioni di Euro? C’è da augurarsi che questa mia preoccupazione risulti infondata, comunque sarebbe bene approfondire la questione, con le opportune verifiche.

Forse è più comprensibile il discorso sulla 'destinazione' della parte potabilizzata di quell’acqua, purché sia certo e documentato che la relativa distribuzione non venga limitata ai soli Comuni ricadenti nella competenza del Consorzio di bonifica, ossia da Telese Terme in giù, con la conseguente scarsa attenzione verso le aree a monte dell’invaso di Morcone-Campolattaro. Ma queste incertezze in che misura stanno preoccupando gli amministratori provinciali e locali del Sannio?

Possiamo tranquillizzarci con le promesse di immensi finanziamenti per l’impiego delle acque del Tammaro, senza precisare quello che verrebbe fatto a monte e quello che verrebbe fatto a valle? Serve stabilire non solo il quantum dei finanziamenti, ma anche la loro destinazione. Quell’acqua, non appartiene genericamente a tutti: è una risorsa, una ricchezza, dell’altura, che certamente può essere destinata altrove, ma non senza risarcimenti e ricompense.

E quindi dobbiamo chiederci quanta di quell’acqua sarà destinata alle comunità dell’Alto Sannio. Quanta ne serve ed a prezzi contenuti. Non certo con le stesse tariffe imposte ora, dalle varie Gesesa…. Se quell’acqua nasce nell’Alto Tammaro, con costi e condizioni geo-ambientali tutti a carico di quegli stessi territori, sarebbe logico e giusto farla pagare poco, molto poco, a quelle Comunità di cittadini. Quell’acqua rappresenta certamente una ricchezza da valorizzare e non già una povertà da assistere.

ROBERTO COSTANZO