Autunno caldo? In primo piano

E’ difficile fare previsioni. Stavamo morendo dal caldo ed è arrivato il fresco. Volendo parlare di politica, è possibile prevedere se l’autunno sarà caldo?

Fra tre mesi si deve rinnovare il Consiglio Regionale della Campania, l’organo democratico poco sottostante al Parlamento nazionale. E’ un appuntamento che capita ogni cinque anni. Tutto programmato, non è il terremoto di Pozzuoli. Ma, come per il terremoto non siamo mai pronti, è così anche per la elezione diretta del presidente della Regione.

Come mai, allora, non se ne parla ancora? Tutta colpa del presidente uscente che avrebbe voluto provare a fare altri cinque anni, per completare (dice lui) il mastodontico programma di opere messe in cantiere. Non solo nella solita Napoli, ma anche nelle virtuose terre del Nord c’erano dei Vincenzi De Luca convinti che le opere pubbliche vengono meglio se un’unica mente potesse seguire i lavori fino al taglio del nastro della inaugurazione. Strana, è la verità, questa democrazia che consente ad un Pinco Pallino qualsiasi di tagliare il nastro e mettere il suo nome sulla pietra di marmo sol perché va ad inaugurare un’opera colossale tutta merito di altri che dovrà vederla in televisione.

Ho già ricordato ai pazienti lettori che a Roma antica il console durava sei mesi e poteva essere rieletto solo dieci anni dopo, niente secondo o terzo mandato. Dice, ma era Impero Romano.

La democrazia, fatti i dovuti ossequi, non pare di trovarci in buona salute. La società si è sfaldata, quelli che comandavano una volta non contano un tubo, quelli che contano veramente non si riesce neanche a vederli in faccia: come facciamo a candidarli alle elezioni?

La Regione Campania è la terza d’Italia per numero di abitanti, ha solo cinque province. Si dà il caso che Napoli è provincia ma anche città metropolitana. Qualcuno potrà spiegarmi perché debba anche prendersi i seggi della Regione? Da quando è nata la città metropolitana nessuno studioso e neanche un tesserato di un partito in vita si è posta la domanda. Direi che sarebbe ora, anche perché di città metropolitane (ripeto: un organismo che governa tutta la provincia) ne sono state istituite ben 14: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia. Tra presidente di Regione Campania e sindaco di Napoli chi ha maggiori poteri e maggiore prestigio?

Ecco, noi arriviamo alle elezioni regionali senza aver affrontato questi problemi. Le elezioni saranno una infornata di teste pensanti come quelle che hanno votato per il terzo mandato a Vincenzi De Luca, sapendo (dovendo sapere!) che la cosa era contro legge?

Vedremo quanti saranno di nuovo candidati gli adepti del terzo mandato. Hanno servito la Regione Campania o il padrone della medesima?

La morte dei partiti tradizionali (bene o male organizzati sui territori con organismi riconosciuti come democratici) ci propone sigle nazionali legate al nome del momentaneo padrone. Dov’è la destra, dov’è la sinistra? Il Centro è veramente tutto quello che non si capisce?

Quale legittimazione ha chi presenterà le candidature? La raccolta del numero sufficiente di firme legittima l’esistenza di un partito?

Si vota per la Regione. Ci sarà qualcuno che presenterà agli elettori un resoconto di quello che la Regione ha fatto in questi cinque anni? Gli esponenti di nuovi pensieri ci faranno sapere che programmi hanno preparato?

Per noi cafoni della montagna il partito Vattelapesca prevede l’attivazione del treno lungo la Valle Caudina? E’ in grado di fornirci quanto è costato fino ad oggi il lavorio su questa ferrovia (stazioni comprese) per regolarci su quanto bisogna ancora spendere per farle entrare in funzione? I giornali hanno quasi esultato scrivendo che bisogna aspettare il 2027. Qualcun altro saprà dirci cosa prevede la lista per la ferrovia Benevento-Avellino-Salerno?

Per dimostrare che non siamo fissati sulle ferrovie e non vogliamo neanche l’aeroporto, a uno che venga a chiedere il voto posso pretendere di sapere se per un’ernia c’è posto nell’ospedale vicino casa mia o è meglio andare a Bergamo, dove ci stanno egregi medici meridionali?

Con quest’ultima domanda non intendo dire che sarebbe meglio che la Repubblica Italiana confluisse nella Repubblica di Milano. Tra Salvini e De Luca, penso che più cartucce le avrebbe il secondo.

E, allora, siamo rovinati e basta?

MARIO PEDICINI