Benevento e ''la cena sospesa'' In primo piano

Oramai non è più domenica senza la telefonata del Sindaco Mastella, precisa come l’Angelus del Papa, il quale come bonus pater familias ci spiega ciò che possiamo e quello che non possiamo fare, ci sgrida per ciò che abbiamo fatto e non dovevamo fare, minaccia urbi et orbi fulmini e saette con l’emissione delle sue ordinanze.

Non so voi, ma ad oltre sessanta anni essere trattato da bambino birichino mi infastidisce perché nemmeno mio padre ha mai usato un tono così banalmente paternalistico, infondendomi fiducia e senso di responsabilità con il suo esempio.

Ecco la chiave di lettura: un Sindaco responsabile dovrebbe muoversi con la bussola dell’esempio, ascoltare i cittadini e non angosciarli con domenicali sermoni telefonici, tra l’altro, pagati da loro.

Quello che però mi sembra grave è che le istituzioni cittadine oramai hanno perso il senso della legalità. Sono microcosmi che ignorano le regole, salvo ad invocarle, anzi a minacciarle, quando la situazione rischia di sfuggire loro di mano.

Dinner in the sky (per un provinciale come me: cena sospesa) ne è la cartina di tornasole.

Da oltre mezzo secolo abito in piazza Castello e sono testimone oculare dell’inesorabile agonia di uno dei luoghi più rappresentativi di Benevento, contornata dalla maestosa Rocca dei Rettori Pontifici e dalla splendida Villa Comunale con a centro la Vittoria Alata, monumento in memoria dei caduti della prima guerra mondiale, a squallida location da festa paesana, con manifestazioni canore, ruote panoramiche, giostrine per bambini, come il calcio in culo (mah!) il trenino, i gonfiabili et similia, che finiscono per mortificarla insieme ai monumenti ed alla sua storia.

Insomma, Piazza Castello non è più una parte del salotto buono della città ma un luna park che attira ondate di giovani, specialmente di estate fino a tarda notte o al mattino presto, a stazionare con bottiglie di birra e di altre bevande, gentilmente appoggiate (quando non volutamente rotte) a terra innanzi ai portoni dei fortunati residenti insieme ai contenitori, alle carte ed ai rifiuti di cibo.

Per non farmi mancare nulla il 9, 10 ed 11 luglio scorsi ho avuto la fortuna di avere di fronte casa, - in Piazza Castello of course, - una gru con un braccio di settanta metri di altezza alla quale era agganciata una piattaforma con sopra un tavolo e delle sedie per coloro che volessero provare l’emozione di prendere l’aperitivo o cenare a cinquanta metri di altezza fra la cornice della Rocca dei Rettori, del monumento dei caduti, della villa comunale e… dei palazzi adiacenti (fra cui quello in cui abito), dominando dall’alto Benevento.

Tutto ciò oltre ad annessi e connessi: salottino per gli ospiti in attesa, spazi per la preparazione degli alimenti, palco con speaker, musica con altoparlanti, schermo per le proiezioni, interviste, etc..

Ovviamente il mio giudizio sul luogo dell’iniziativa è negativo, e non tanto perché ci abito, ma perché una piazza storica andrebbe utilizzata in altro modo.

In questa sede, però, mi spoglio del ruolo di provinciale conservatore non aperto ai cambiamenti dei tempi per indossare la toga di avvocato e rivolgere alcune semplici domande dalle conseguenze giuridiche, a cui spero qualcuno voglia fornire documentate risposte (come si sa nel diritto le opinioni stanno a zero).

Può essere installata una gru con braccio di settanta metri di altezza in un luogo storico, quale è Piazza Castello, a ridosso della Rocca dei Rettori e del monumento ai caduti della grande guerra, senza una preventiva autorizzazione del Soprintendente delle Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento?

Dalla lettura del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (decreto legislativo 22 gennaio 2004, numero 42), che regola la materia, emerge che esso impone la rigida osservanza dei criteri della prevenzione, della salvaguardia e della tutela dei beni oggetto della normativa.

Infatti, lo stesso Soprintendente, Dottore Salvatore Bonomo, quattro anni fa, in occasione dell’apposizione della ruota panoramica e delle giostrine in Piazza Castello, aveva, seppur timidamente, riconosciuto che i “Beni culturali sono anche le piazze che rivestono interesse, nessuno ci ha chiesto un parere, probabilmente era necessaria una concertazione”. “Quel luogo merita interesse particolare, sono decisioni che andrebbero prese con maggiore attenzione, parliamo della Rocca dei Rettori ma anche della zona Unesco” (Ottopagine.it Benevento, 16 dicembre 2017, “Giostre sotto alla Rocca, Bonomo: incompatibili ma …”).

La Suprema Corte di Cassazione, Terza Sezione Penale, con la sentenza numero 31521 del 21 ottobre 2020 (riguardante proprio la città di Benevento) ha recentemente ribadito che “le pubbliche piazze, vie, strade, e altri spazi urbani, laddove rientranti nell’ambito dei Centri Storici, ai sensi del D. Lgs. n. 42 del 2004, art, 10, comma 1 e comma 4, lett. g), sono qualificabili come beni culturali indipendentemente dall’adozione di una dichiarazione di interesse storico-artistico ai sensi degli artt. 12 e 13 del Codice”.

Tali beni appartenenti a soggetti pubblici sono, quindi, da considerarsi beni culturali ope legis, rispetto ai quali trovano necessaria applicazione le norme di tutela di cui alla parte II del Codice fino a quando non intervenga una espressa verifica di interesse in senso contrario ex art. 12.”.

Ai sensi dell’art. 21, comma 4, l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su tali beni culturali è subordinata ad autorizzazione del soprintendente. L’esecuzione di opere di qualunque genere su tali beni culturali, perché ricompresi nel D. Lgs. n. 42 del 2004, art. 10, in assenza di autorizzazione, è pertanto punita ex D. Lgs. n. 42 del 2004, art. 169, salvi gli effetti del cd. decreto rilancio.”.

Ergo: senza autorizzazione del Soprintendente non può procedersi ad esecuzione di opere o di lavori di qualsiasi genere in Piazza Castello.

Da siffatta constatazione sorgono spontanee altre domande.

E’ stata chiesta l’autorizzazione al Soprintendente? Ed in caso positivo, lo stesso ha autorizzato l’istallazione della gru con un braccio di settanta metri di altezza e con l’elevazione della piattaforma a cinquanta metri di altezza vicino la Rocca dei Rettori?

Ricordo agli smemorati amministratori che il comune di Benevento è classificato zona sismica con grado 1, cioè la zona più pericolosa dove possono verificarsi forti terremoti.

Di tanto si è tenuto conto per l’istallazione della gru, di peso ed altezza considerevoli, in una piazza circondata dalla Rocca dei Rettori Pontifici, dal monumento ai caduti e da palazzi su due lati?

Sono state fatte le necessarie verifiche, richiesti ed ottenuti i permessi dagli enti preposti o più semplicemente ci si è affidati al Signore?

Cosa sarebbe accaduto in caso di una scossa di terremoto?

Io che per tre giorni consecutivi ho avuto il braccio di settanta metri della gru di fronte casa confesso che non sono stato per niente tranquillo.

Ho pensato:

la gru poteva essere installata nel terminal degli autobus (l’ex campo di calcio del Collegio De La Salle, per intenderci), luogo sicuramente più sicuro perché a distanza dai fabbricati abitati anche se a ridosso del centro storico, in modo da consentirne egualmente la suggestiva visione dall’alto;

i soloni del Comune di Benevento, i quali si ostinano a volere la pulizia etnica dei pini che da quasi un secolo caratterizzano il bellissimo Viale degli Atlantici, affermandone la pericolosità (ad oggi i soli pini “caduti” sono quelli inopinatamente eliminati con un blitz dall’amministrazione), non si sono minimamente preoccupati delle conseguenze che avrebbe potuto creare la caduta della gru in Piazza Castello. Eppure la recente caduta della funivia del Mottarone avrebbe dovuto insegnare qualcosa.

Ci si preoccupa della caduta dei pini e si ignora il pericolo di una gru in una piazza storica con un braccio di altezza di settanta metri?

Qui non si tratta di una colorita polemica fra guelfi e ghibellini, fra ottusi provinciali e lungimiranti metropolitani, fra chi è a favore o chi è contro l’impresa, ma di semplice rispetto delle regole dettate per la tutela dei luoghi di interesse storico ed artistico e per la prevenzione dei rischi sismici.

Questa volta è andata bene. San Bartolomeo ha steso la mano sulla piazza e tutto è passato in cavalleria.

Per il futuro, da cittadino di Benevento ed abitante di Piazza Castello, mi adopererò affinché le regole vengano rispettate da tutti, anche dai distratti amministratori del Comune di Benevento (fra i quali vi sono diversi avvocati, che dovrebbero essere particolarmente accorti alle normative vigenti), e che in caso di mancata salvaguardia del luogo storico e di prevenzione dei rischi sismici provvederò ad informare l’autorità giudiziaria, non perché (dopo oltre trenta anni di professione) abbia fiducia nella giustizia italiana in generale ed in quella sannita in particolare, ma perché ognuno si assuma finalmente le proprie responsabilità, uscendo dal velo dell’ipocrisia e dal vuoto bla, bla, bla.

Non è detto che registri un messaggio telefonico da inviare al nostro Sindaco ogni domenica.

UGO CAMPESE 

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