Benevento ha ancora sete: la crisi idrica si fa sempre più cronica In primo piano

In un’estate segnata da temperature torride e afa persistente, la provincia di Benevento si ritrova ancora una volta stretta nella morsa di una crisi idrica.

È una crisi che non nasce oggi, non solo dipesa dalla siccità, un problema sempre più evidente per la nostra agricoltura ma affonda le radici in problemi strutturali e gestionali che da anni si mostrano in tutta la loro gravità.

Come se non bastasse, a gravare ulteriormente sul quadro già critico, c’è anche il rischio di una contaminazione da tetracloroetilene riscontrata nell’acqua destinata ai rioni Ferrovia, Libertà e Centro Storico, accertata nel novembre 2022.

Nel marzo scorso, infatti, è stato avviato l’intervento per la realizzazione di un impianto di filtraggio, frutto di una collaborazione tra il Comune di Benevento e Gesesa.

Nel frattempo, il 30 giugno l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, l’Osservatorio sugli utilizzi idrici, ha innalzato il livello di severità idrica da “tendente a elevato” a “elevato” delle province di Benevento e Avellino dai dati emersi dalle sorgenti del Biferno, Cassano Irpino e altre fonti.  

Si tratta di una vera e propria sfida sulla quantità e la qualità dell’acqua erogata che sarà affrontata dal neo-presidente di Gesesa, l’avv. Oreste di Giacomo, nominato lo scorso 28 aprile. A lui il compito di guidare la società idrica in una fase delicata, segnata anche dall’approvazione di un bilancio in perdita di 215mila euro.

La crisi idrica ormai ha assunto le caratteristiche di una condizione cronica. I dati evidenziati dall’Autorità di Bacino Distrettuale che interessano le fonti del Biferno, Matese e Cassano Irpino, dalle quali dipendono direttamente decine di comuni sanniti, sono risultati in condizioni più che critiche. 

A testimoniarlo è stato anche Antonello Lenzi, Amministratore Unico di Alto Calore: il gruppo sorgentizio di Cassano Irpino, una grande fonte di approvvigionamento di acqua anche per il Sannio, è passato da un’erogazione di 2700 litri al secondo nel giugno scorso ad appena 1700 litri attualmente: nel giro di appena un anno si sono persi mille litri di acqua.

Le cause principali sono di natura meteorologica: assenza di piogge prolungate e la scomparsa della neve sulle montagne stanno determinando l’impoverimento delle falde acquifere, perfino nei luoghi storicamente floridi come l’Irpinia.

Risulta evidente che se dovesse continuare questo trend negativo e se anche il prossimo autunno sarà povero di piogge, il rischio che l’anno prossimo avremo a che fare con i razionamenti si fa sempre più concreto.

Nel quadro di una situazione così complessa e drammatica, non sono però mancate misure straordinarie per tamponare l’emergenza.  

Tra queste, uno degli interventi più significativi è stato il campo pozzi a San Salvatore Telesino, inaugurato nel marzo scorso alla presenza del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

Il progetto, decisivo per garantire maggiore indipendenza idrica alla provincia di Benevento, è sicuramente un passo in avanti che fornisce una grande mano in questo contesto disastrato, ma tuttavia, a fronte di questa criticità cronica, evidentemente non basta: Benevento ha ancora sete.

I disagi legati alla rete idrica restano un problema strutturale irrisolto in tutta la provincia di Benevento. In particolare, i sindaci dell’area del Fortore hanno segnalato una dispersione idrica che oscilla tra il 55% e il 70%. Facendo una media del 62%, significa che solo il 38% dell’acqua immessa nella rete raggiunge effettivamente i rubinetti dei cittadini.

In altri termini, per far arrivare 1 litro d’acqua nelle abitazioni, ne occorrono circa 2,63 litri, con oltre la metà che si perde lungo il tragitto. Naturalmente, il tasso di dispersione varia da zona a zona, ma il quadro generale è chiaro: reti vetuste, perdite occulte e guasti frequenti compromettono l’efficienza del servizio.

Le segnalazioni di rotture sono all’ordine del giorno: è il caso del guasto dell’11 luglio che ha comportato la sospensione dell’erogazione per alcune ore nella zona di Pacevecchia.

In questo contesto così critico, sebbene la fornitura idrica continui a essere garantita h24, si profila con sempre maggiore evidenza una vera e propria emergenza strutturale.

Da soli, gli enti locali possono fare ben poco contro gli effetti del cambiamento climatico, un fenomeno globale che va ben oltre i confini e la politica della provincia di Benevento.

Tuttavia, ciò che può e deve essere fatto a livello territoriale è una lotta concreta contro la dispersione idrica che deve diventare una priorità assoluta, per quanto una neutralizzazione totale sia pressoché impossibile.

In un territorio fortemente legato alla terra e alla qualità della sua agricoltura, l’acqua è più di una risorsa vitale, un bene comune da proteggere con scelte dettate da una responsabilità che deve essere quanto più possibile condivisa.

ANDREA ALBANESE