Ci vorrebbe un amico In primo piano
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Ci vorrebbe un amico, cantava Antonello Venditti. E come dargli torto? Tutti abbiamo bisogno di qualche amico; non tanti, ma magari anche più di uno. Gli amici veri si contano sulle dita di una mano. Il vero amico, secondo un detto, è una persona a cui puoi telefonare nel cuore della notte e sarà sempre pronto ad ascoltarti.
I social però ci hanno insegnato a considerare gli amici in un altro senso: oggi è facile avere amici a decine, se non a centinaia, su Facebook. Ma poi, se andiamo a vedere, di quanti di questi amici conosciamo i gusti, le passioni, le idee (non dico il giorno del compleanno, perché tanto c’è Facebook che ci ricorda anche questo)? Abbiamo imparato a considerare amici anche quelli che non vediamo da chissà quanto tempo e di cui leggiamo solo i post sui social.
L’intelligenza artificiale ora consente un ulteriore passo avanti: se su Facebook almeno è possibile associare ogni amicizia ad una persona reale, con l’IA gli amici diventano virtuali, nel vero senso della parola. Cioè non sono in carne ed ossa.
Esistono infatti delle applicazioni, alcune a pagamento, altre (sicuramente meno elaborate) persino gratis, che consentono di dialogare con un amico virtuale. Non l’amico immaginario dei bambini, ma un’app basata sull’intelligenza artificiale, alla quale possiamo rivolgere confidenze o domande e che risponde. E più parliamo con essa, più questa apprende di noi, della nostra personalità, adattandosi e diventando un po’ alla volta un vero amico su misura.
Si tratta naturalmente di chatbot, un programma che dialoga con l’utente. È un’applicazione che esiste da molti anni, ma prima dell’avvento dell’IA una conversazione con un chatbot era alquanto prevedibile e monotona. La nuova generazione di chatbot invece consente dialoghi credibili e realistici, fino ad un certo punto. A dir la verità, smascherare un chatbot e metterlo in crisi è piuttosto semplice: basta rivolgergli domande che abbiano a che fare con dilemmi senza risposta o con paradossi. Per esempio: che succede se una forza inarrestabile incontra un oggetto inamovibile? O: se tornassi indietro nel tempo ed uccidessi mio nonno da bambino, come potrei poi nascere e quindi tornare nel passato ad uccidere mio nonno?
Ma pur conoscendo la vera natura di questi chatbot amici, sono in molti che si confidano con loro e che arrivano a chiedere consigli su faccende a proposito delle quali non riescono a parlare con le persone vere che hanno attorno. Ci sono ad esempio ragazze che domandano all’amico virtuale se è il caso di lasciare un fidanzato geloso e violento. O giovani che confessano di soffrire di problemi quali anoressia e depressione, che necessiterebbero del parere (e soprattutto dell’aiuto) di personale medico e psicologico, non di un’IA.
Un amico virtuale, per quanto elaborato possa essere, non è minimamente paragonabile al sostegno che può dare un essere umano in carne ed ossa, con un consiglio, un abbraccio, o a volte anche solo con lo sguardo. L’amico virtuale, nel migliore dei casi, può svolgere la funzione di un diario con il dono della parola, ma non vi si può fare affidamento come se fosse una persona, perché l’intelligenza artificiale non comprende, almeno per il momento (e forse non ci riuscirà mai), la vasta ed inesauribile gamma delle emozioni umane, che sono troppo complesse per essere ridotte ad una serie infinita di 1 e 0.
Insomma, chi trova un amico trova un tesoro, ma se l’amico è virtuale, il tesoro consisterà in pietre preziose false e monete fuori corso.
CARLO DELASSO

28/06/2025