Così il sannita Ascierto delinea gli scenari futuri: ''L'Italia ce la farà'' In primo piano

Non è stato facile avere un contatto con lo scienziato Paolo Ascierto conteso più che mai in questi giorni dai grandi giornali e network di tutto il mondo per i suoi studi sul coronavbirus. L’attenzione del mondo scientifico è tutta rivolta al “suo” medicinale che apre l’animo a molte speranze e sta già dando i suoi frutti per la cura della malattia.

Dottore Ascierto come sta andando la sperimentazione del suo farmaco Tocilizumab nella lotta contro il Covid 19?

La sperimetazione del tocilizumab sta procedendo nella giusta direzione. Dopo i risultati incoraggianti ottenuti dai primi pazienti trattati a Napoli, abbiamo ricevuto notizie da altri centri ed il farmaco sembra confermare le premesse iniziali. Il tocilizumab viene utilizzato in questo momento in tutta Italia. I dati verificabili sul sito ufficiale dell’AIFA attestano che si sono registrati 464 e 209 di essi hanno trattato almeno un paziente. In questo momento vogliamo ribadire il nostro cauto ottimismo in attesa della validazione ufficiale e con rigore scientifico che sarà disponibile nelle prossime settimane attraverso la conclusione della sperimentazione.

La Comunità scientifica mondiale non sembra essere stata unanime nel riconoscerne l’importanza e il valore, perché?

Non è affatto vero. In questo momento il Pascale è a livelli internazionali per l’immunoterapia, siamo in contatto con i migliori centri e siamo molto attivi in questa battaglia contro il COVID 19. Per tanto a livello mondiale c’è molto interesse nei confronti dei dati forniti dall’AIFA. Oltre alla Cina con la quale siamo stati in contatto fin dai primi test, stiamo prendendo parte a periodiche call conference con centri dei vari paesi in particolare degli USA.

Da uno a dieci che speranze lei connette alla possibilità che questo farmaco ci porti diritto alla individuazione di un vaccino?

Purtroppo per l’individuazione di un vaccino efficace contro il COVID 19 ci vorrà ancora un anno. Il farmaco viene utilizzato nei pazienti oncologici per contrastare gli effetti collaterali delle immunoterapie, come l’eccessiva produzione di citochine causata dal sistema immunitario in seguito all’infezione. Esattamente come accade nei pazienti con polmonite interstiziale da COVID 19. Una iperproduzione di citochine può provocare uno shock da citochine che è la reazione fisica responsabile dei decessi dei malati da coronavirus.

Oppure si determina una infiammazione a livello degli alveoli polmonari che rende difficoltoso lo scambio gassoso causa di terapia intensiva per molti pazienti.

Il Tocilizumab grazie alla sua azione anti interleuchina 6 (particolare tipo di citochina anti-infiammatore responsabile del processo) agisce contro lo stato infiammatorio riducendone l’efficacia negli alveoli polmonari e permettendo maggiori scambi gassosi.

Mi sono soffermato sull’azione del farmaco perché come abbiamo ampiamente detto non cura dal virus ma dalla problematica più grave che il virus comporta. Per tale motivo nella elaborazione di un eventuale vaccino bisogna tenere in considerazione sia la carica virale che infiammatoria.Con l’appoggio dell’istituto Pascale ci stiamo attivando per iniziare a lavorare anche noi ad un prototipo di vaccino.

A proposito di Corona virus come vede il futuro dell’Italia e dell’Europa quando tutto questo sarà finito?

Non abbiamo l’assoluta sicurezza di aver sconfitto il virus senza aver individuato un vaccino efficace. Ad oggi l’unico esempio di ripresa che ci viene fornito a livello mondiale è quello proveniente dalla Cina. L’andamento in Cina va osservato attentamente soprattutto per i contagi di ritorno ed il rischio di nuovi contagi. Sicuramente tra un mese e più (bisogna seguire l’andamento del contagio ed in questo il restare a fondamentale) ritorneremo ad un lento e cauto avvio delle nostre attività di vita in attesa che si individui e si sperimenti sull’uomo il tanto atteso vaccino.

GIOVANNI FUCCIO