Due fratelli e una sorella tutti al fronte in prima linea In primo piano

Giovanissimo, appena 35 anni ( è nato il 29 luglio 1985), Andrea Tufo è oggi uno dei pochi medici di Benevento impegnati, anzi in prima linea, a Napoli nella lotta al coronavirus. E svolge la sua attività nella struttura di Chirurgia Generale dell’Ospedale del Mare, uno dei simboli del capoluogo campano nella lotta a questa pandemia che ha colpito un po’ tutto il mondo.

Del resto per la famiglia Tufo corsie di Ospedale e camici bianchi rappresentano quasi una normalità. Il “capostipite” Pompeo dopo essere stato chirurgo al “Rummo” (oggi “San Pio”), attualmente è una delle colonne portanti della Clinica Santa Rita ( senza dimenticare, però, la breve esperienza di Consigliere Comunale del capoluogo dopo la tornata elettorale del 21 novembre 1993), poi la moglie Maria Cristina Pedoto è una apprezzata medico di famiglia, infine c’ è Tommaso, primario Neurochirurgo presso il Policlinico Gemelli di Roma, con esperienze in Brasile, Inghilterra e vari Ospedali d’Italia. L’unica…fuori razza Sara, che dopo una lunga esperienza nella scuola di ballo di Veronica Craugnosky in città è ora impegnata a lovorare a Milano in Mediaset.

Prima di arrivare a Napoli, quattro o cinque mesi fa, Andrea Tufo ha lavorato a Londra, come lui stesso ci racconta:” La mia esperienza inglese è iniziata a gennaio 2015 durante il mio ultimo anno di specializzazione in Chirurgia Generale. Da specializzando dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma sono diventato “senior clinical fellow” all’ “Aintree University Hospital” di Liverpool per approfondire le mie conoscenze in chirurgia epato – biliare, e studiato per la tesi di specializzazione. A maggio 2016, dopo la specializzazione, ho deciso di continuare la mia esperienza inglese. Ho vinto un concorso per “senior clinical fellow” in chirurgia epato –bilio –pancreatica e trapianti di fegato presso il “Royal Free Hospital” dove ho lavorato per tre anni”.

Poi da Londra all’Ospedale del Mare di Napoli, in una realtà tutta diversa: quale differenza sul funzionamento di due tipi di sanità che indubbiamente non sono uguali?”

I due sistemi sanitari sono in realtà molto simili. Quello inglese ha sicuramente più fondi da parte del Governo e ciò permette una migliore organizzazione della rete assistenziale a livello territoriale. Per quanto riguarda il campo della Chirurgia Generale, di cui io faccio parte, in Inghilterra non si può parlare di Chirurgia Generale, ma tutto è suddiviso in sub – specialità ( chirurgia colo rettale, dello stomaco, epato - bilio pancreatica, dell’obesità ecc…) Inoltre i,l sistema inglese, non essendo piramidale, comporta una formazione completa dei chirurghi durante il corso di specializzazione. Infatti un chirurgo alla fine del suo training è autonomo nel gestire i suoi casi e le sue complicanze senza l’aiuto di un primario.

Che cosa l’ha spinta a cercare di tornare a casa, e soprattutto in Italia?

Nonostante vivere e lavorare all’estero è sicuramente stimolante e gratificante, comporta sacrifici enormi. L’Italia è la mia casa e la mia famiglia è qui. L’Ospedale del Mare è nato da poco ed ha un potenziale enorme. Ho la fortuna di lavorare in un gruppo giovane e con un primario ambizioso. Sono sicuro che faremo molta strada insieme”.
Ora dopo soltanto qualche mese in trincea ed in prima fila per l’emergenza coronavirus: come è cambiata la sua vita?

Dopo tanti anni tornare in Italia, e soprattutto al Sud, è stato un grande cambiamento. E quando, finalmente, dopo un paio di mesi di assestamento mi sentivo a mio agio , inserito nel mio gruppo di lavoro, è arrivato come un fulmine a ciel sereno qualcosa di impensabile. Come in un film hollywoodiano siamo stati costetti a lottare per la sopravvivenza, contro un mostro invisibile.. La mia vita, come quella di tutti. È cambiata. Non più passeggiate, cene fuori ed abbracci con cari ed amici. In giro solo tanti zombie in mascherina in fila fuori ai supermercati pronti alle scorte alimentari, aspettando l’apocalisse. E’ tutto così surreale. Ed in tutto ciò da medico sono stato chiamato ad armarmi e partire per la guerra. Camice, guanti, occhiali, mascherina e…al lavoro. Da chirurgo sono stato e sono spesso in contatto con pazienti provenienti dal Pronto Soccorso e possibilmente infetti, impauriti, spaesati, che cercano da noi medici tante risposte che molte volte non abbiamo. Di fronte a questo, ovviamente, il coraggio di reagire e lottare predomina sulla paura e cerchiamo di dare ogni giorno il meglio

Si parla tanto di svolgere oggi un lavoro con pochi mezzi a disposizione e con medici che rischiano tanto: è proprio così?

Si. I medici, come gli infermieri, e tutti gli operatori sanitari, sono esposti moltissimo. Soprattutto nelle prime due settimane di marzo eravamo impreparati e la gestione dei primi casi è stata difficile. La scarsità di mezzi e la scarsa preparazione a gestire i casi sospetti ha purtroppo comportato il contagio di molti colleghi

All’Ospedale del Mare come si sta gestendo questo grave momento e la struttura come sta rispondendo?

Noi gestiamo pazienti provenienti da una vasta area del napoletano e dei paesi vesuviani. Sono stati creati percorsi specifici per i pazienti sospetti o con infezione in atto. Stanno anche costruendo un’area per ampliare posti in terapia intensiva all’esterno dell’Ospedale. Questo grazie all’impegno della Regione. Non possiamo rischiare di farci trovare impreparati in caso di aumento esponenziale dei casi.

E’ d’accordo sul fatto che solo restando a casa si possono evitare i contagi

Evitare il contagio di massa è l’unico modo per contenere la diffusione del virus e per garantire un trattamento ai pazienti infetti. Avere milioni di persone infette nello stesso momento comporterebbe un numero di decessi altissimo. #iorestoacasa

Ma, secondo lei, quando sarà possibile cominciare a vedere un po’ di luce fuori dal tunnel?

Credo che ci vogliono ancora un paio di mesi per tornare ad una pseudo – normalità. Sarà importante, nel frattempo, aiutare persone in difficoltà economica per evitare violenze e ribellioni

Ha paura per la sua famiglia, per i genitori che vivono a Benevento, anche loro tra mille difficoltà per l’attività professionale che svolgono?

La mia grande paura è quella di di contagiare mia moglie, dentista, e la mia piccola figlia, dato che sono esposto a pazienti covad positivi tutti i giorni. Fortunatamente ho avuto il risultato del mio tampone da un paio di giorni. I miei genitori non li vedo da oltre un mese. Comunque, il fatto che sia negativo mi ha dato molta tranquillità. Sono certo che i miei genitori stanno bene perché seguono alla lettera le disposizioni del Governo e della Regione. Ho una sorella a Milano che sta aiutando la Croce Rossa, nonostante il suo lavoro sia in televisione, dimostrando un grande coraggio. Mio fratello Tommaso è in prima fila a Roma, come neurochirurgo al Gemelli, ed è con lui che condivido ansie e paure

Che cosa si sente dire ai beneventani?

State reagendo benissimo con gran coraggio e senso civico. Grazie al loro rispetto delle regole hanno reso Benevento una delle città con minor numero di pazienti positivi. Spero che questo incubo finisca presto in modo poter festeggiare la certa promozione in A. Alla festa, lo prometto, ci sarò anche io

GINO PESCITELLI