I sentimenti degli adolescenti Chiara, Elisabetta e Simone provati durante il lockdown. ''Ecco cosa abbiamo imparato'' In primo piano

Il 9 marzo 2020 in tutta Italia è stato dichiarato lockdown a causa della pandemia di Covid 19. Così gli adolescenti italiani si sono ritrovati chiusi in casa con i propri familiari, lontani da amici e fidanzati. Le discussioni con i genitori prima evitate fuggendo e tornando dopo ore, ora dovevano essere affrontate. Soli nelle camere a cercare rifugio in social e film tra una discussione e l’altra, aspettavano le videochiamate dei coetanei per respirare per quindici minuti.

Assistevano a noiosissime lezioni mattutine seguite da ore di studio interminabili, a causa del carico assegnato dai professori, che cercavano di presentare lo studio come una “distrazione” dall’apocalisse che circondava noi tutti, provocando invece solo stanchezza e ansia permanenti. Per ogni nuovo caso di virus nel mondo, probabilmente vi erano cinque adolescenti che pregavano che la pandemia finisse presto (e non certo per altruismo).

I maturandi, invece, lasciati al proprio destino, si svegliavano la mattina controllando prima la pagina della ministra Azzolina e poi Instagram e Whatsapp. Gli studenti italiani, secondo le statistiche dell’OMS tra “i più stressati d’Europa”, mentre il mondo si trovava in piena crisi umanitaria, venivano oppressi da un sistema che troppo poco si preoccupa della sanità mentale degli individui. Unica opportunità di espressione: i social, da Instagram fino a Tik Tok, che nella quarantena ha ricevuto il boom di downloads.

Tra un video con un gattino che suona il pianoforte e un balletto, infatti, Tik Tok è stato utilizzato come strumento di denuncia di ciò che accadeva non solo in giro per il mondo, ma anche nelle lezioni a distanza delle classi italiane. Più di un ragazzo, infatti, ha spiegato quanto molti professori si fossero dimenticati che per alcuni è difficile seguire una lezione con le urla dei genitori in sottofondo. Poi, finalmente, dopo due mesi di agonia, un decreto dopo l’altro, di nuovo la libertà di incontrare gli amici e avere distrazioni dalle situazioni a casa non proprio semplici.

Cosa pensa la generazione dei giovani della pandemia?

L’ho chiesto ai sedicenni Simone Petrone, Elisabetta Del Balzo e Chiara Taddeo. Tutti, alla richiesta di descrivere i sentimenti provati durante la quarantena, si sono concentrati sul concetto di “solitudine”. Inizialmente, hanno spiegato, vedevano questa condizione con negatività e tristezza, ma, grazie all’isolamento sono riusciti a cambiare questa percezione, continuando ad avere addirittura anche post-pandemia, dice Chiara (prima foto in basso), “bisogno di stare da sola in alcuni momenti”.

Per Elisabetta (seconda foto in basso) “quarantena” ha significato soprattutto trascorrere del tempo con la famiglia, ha ammesso, infatti, di rimpiangere, nonostante i litigi, i sabato sera trascorsi insieme a preparare la pizza. Il tempo libero ha dato anche maggiore spazio alle insicurezze, spesso oscurate dagli impegni giornalieri: in alcuni momenti sono state affrontate e accettate, mentre in altri sono state fonti di inspiegabile dolore.

Simone, estraniatosi completamente dal mondo circostante, ha tramutato le proprie debolezze in musica, non solo scoprendo una nuova passione, ma anche un nuovo lato di se stesso.

Con opinioni diverse sulla didattica a distanza e le sue modalità, i tre, però, hanno concordato sull’essere trattati raramente come persone dal sistema scolastico e, anzi, hanno sottolineato che spesso sono stati privati addirittura del “diritto allo stare male”, emozione frequente nel periodo del Covid 19.

Cosa hanno imparato?

Sicuramente che, nonostante ci sia una sorta di bellezza nella solitudine, abbiamo bisogno degli altri più di quanto avremmo mai potuto immaginare.

SABRINA CASALE 

Nota bene: per ingrandire i primi piani degli adolescenti cliccarci sopra una volta e poi ancora una volta sulla x posta in alto a destra

 

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