Il depuratore impossibile In primo piano

Da troppi anni riappare, ciclicamente, la questione del trattamento delle acque reflue della città di Benevento. In attesa di essere approvato e, soprattutto realizzato, il sito di depurazione mancante sta avendo una vita travagliata le cui vicissitudini si rincorrono da troppe amministrazioni che mai, ad oggi, sono riuscite a trovare un giusto ed equo compromesso tra esigenze paesaggistiche e ambientali.

Ne parliamo con Marcello Stefanucci, classe 1970, laureatosi in architettura proprio con una tesi sulla realizzazione del parco fluviale di Benevento e che da oltre trent’anni si occupa e preoccupa della salute e della biodiversità delle nostre zone. Dal 2002 delegato LIPU per la sezione di Benevento, Stefanucci ha seguito da vicino il complesso e intricato iter politico e burocratico necessario per la realizzazione di tale opera.

Dott. Stefanucci, in cosa consiste un depuratore?

Il depuratore, come è facile immaginare, serve al trattamento delle acque reflue degli scarichi urbani e industriali che vengono riversate nei fiumi e nei torrenti cittadini. Purtroppo dagli ultimi rilevamenti effettuati dallʼArpac di Benevento i fiumi nostrani non godono certo di ottima salute.

Quanto è grave la questione scarichi in città?

Fortunatamente, per quanto non limpide, le acque dei nostri fiumi ancora non possono essere considerate tossiche e questo anche grazie alla naturale capacità dei fiumi di essere loro stessi i primi depuratori”. In ogni manuale sull’argomento, sin dai primi capitoli, si fa riferimento proprio alla capacità che hanno i corsi d’acqua di autopulirsi” grazie alla presenza di microrganismi aerobici e anaerobici i quali aggrediscono le sostanze organiche che vengono immesse dalla rete fognaria. Grazie ad un processo di fitodepurazione, la natura stessa trasforma gran parte degli inquinanti in materiale organico che diventa nutrimento per le piante acquatiche; la stessa fitodepurazione viene utilizzata in alternativa ad un impianto di depurazione, e con ottimi risultati, nelle realtà antropiche più piccole dove con il giusto equilibrio naturale si riescono a smaltire le sostanze dannose senza impianti complessi.

Volendo fare una sintesi , qual è la storia del depuratore a Benevento?

La storia di questo benedetto depuratore è assai travagliata e nessuna delle amministrazioni che si sono succedute, nei tempi moderni, è riuscita o comunque ha voluto trovare una soluzione definitiva e soddisfacente per tutti gli interessi in gioco. Per quanto il nome depuratore” rievochi un qualcosa di limpido e pulito, si tratta di un impianto di trattamento dei rifiuti (liquidi) a tutti gli effetti con evidenti e non trascurabili ripercussioni sulla zona di realizzazione circa l’impatto ambientale, paesaggistico e naturalistico.

Quali sono le tappe fondamentali che hanno portato alla situazione attuale?

Nel 2005 l’amministrazione D’Alessandro individuò come luogo di costruzione la località Serretelle, sita però nella fascia A del Piano Stralcio Difesa dalle Alluvioni redatto dall’Autorità di Bacino, avvalendosi di alcune deroghe e cavilli previste proprio dallo stesso piano. Nella conferenza dei servizi emersero contrasti sul progetto con i voti contrari della Provincia, dell’ARPAC di Benevento e con le perplessità dell’ASL. Inoltre ci fu anche la richiesta della Soprintendenza di spostare l’opera di circa 150 metri dal fiume andando così a ridosso di una collina geologicamente instabile con gli immaginabili rischi. La giunta comunale successiva, guidata da Fausto Pepe, spostò il tutto in zona Pantano (zona alluvionale) a cavallo tra la fascia A e la fascia B del piano redatto dall’Autorità di Bacino, ma le proteste delle associazioni ambientaliste e del Comitato della contrada decretarono un successivo spostamento del sito in zona S. Angelo a Piesco, in un sito che verrà sommerso dalla piena del Calore nel 2015, come è emerso dalle foto fatte pubblicare dalla LIPU.

Cosa è cambiato negli ultimi anni che si torna a parlare del depuratore?

Con l’insediamento di Mastella si ebbe uno stravolgimento del piano originario; visto i fallimenti eclatanti dei suoi predecessori, il sindaco commissionò uno studio all’Autorità di Bacino la quale propose due siti: uno sulla destra idraulica del Calore in prossimità della Masseria Sciabacca (poi scartata per la presenza degli elettrodotti della Terna) e un altro sulla sponda opposta del fiume in località Marziotto a circa 200 metri dal sito già individuato dai tecnici della Giunta DʼAlessandro: ben 12 anni per spostare il tutto di sole poche decine di metri!

L’unica differenza è che questa volta si prevedeva di sopraelevare gli impianti andando, in sostanza, a sventrare una collina sia per la realizzazione del cantiere in sé, sia per la necessaria strada a tornanti da costruirsi affinché i camion della manutenzione potessero trasportare i fanghi di scarto creati dal depuratore.

Il secondo problema, affatto irrilevante, era che il condotto fognario della città di Benevento terminava sulla riva opposta a quella individuata per il depuratore, creando una situazione paradossale di un doppio attraversamento del fiume con le tubature, in entrata e in uscita dall’impianto stesso.

Successivamente, dopo circa due anni di incertezze, è stata la Gesesa ad individuare, su incarico ricevuto dal Comune, l’ennesimo sito spostandolo di ulteriori metri rispetto al punto originario, sulla destra idraulica del fiume in località S. Angelo a Piesco …purtroppo in un’aerea di alto valore paesaggistico, interessata dal cammino della Via Francigena nel Sud e dal percorso cicloturistico EuroVelo 5, sempre nell'oasi di protezione della fauna gestita dalla Lipu.

Il Comune di Benevento ha trasmesso le carte elaborate dalla Gesesa al Commissario Straordinario Unico per la Depurazione, nominato dal Governo proprio per far fronte a tutta una serie di procedimenti europei avviati contro l’Italia per la mala gestione delle acque di scarto in tutta la Penisola, il quale ha dato avvio alla fase successiva ossia all’individuazione del gruppo di progettazione per elaborare il progetto degli impianti di depurazione.

Perché oggi si parla di ben quattro depuratori?

Fino al 2017, scartato il sito in località Sciabacca, si prevedeva un unico grande impianto in località Marziotto, dettato anche dal fatto che un tratto della rete fognaria era già stata realizzata in contrada Pantano. Inoltre si è sempre detto che costruire più depuratori più piccoli non era economicamente vantaggioso nella realizzazione e nella gestione.

Successivamente, e arriviamo al 2018, spunta l’idea di realizzare ben 4 impianti: uno a Piana Crocella Pacchiana (zona cimitero comunale), uno in zona S. Clementina, un terzo in Contrada S. Angelo a Piesco, più il rifacimento di un depuratore già esistente in prossimità del Ponte San Nicola (zona Ponte delle Tavole).

Qual è la posizione della LIPU sulla vicenda?

Ovviamente la LIPU non può che essere favorevole alla depurazione delle acque reflue che, appositamente trattate, eviterebbero l’inquinamento fluviale; ciò che contesta è la scelta del sito. Seguendo lo schema proposto dai vari enti che si sono occupati della questione, si andrebbero ad aggredire zone paesaggistiche assai fragili e delicate. Il depuratore, grande o piccolo che sia, è comunque un impianto ingombrante che se non ben calibrato sul territorio può avere un pessimo impatto sia visivo che addirittura ambientale. Vasche, tubature, illuminazione e, non da meno, strade di accesso sono opere che trasformano irrimediabilmente il sito sul quale vengono edificate. Inoltre, stando alle carte presentate ad oggi, alcuni impianti (soprattutto quello di S. Angelo a Piesco) non rispettano la distanza minima di 100 metri dalle abitazioni esistenti prevista da una legge nazionale. Se a ciò si aggiunge il costante pericolo alluvionale che interessa le sponde dei nostri fiumi ecco che la situazione può diventare assai dannosa per il territorio.

Esiste una soluzione ideale” per la questione?

La LIPU ha studiato un paio di soluzioni che se prese in considerazione potrebbero risolvere definitivamente il problema. Una di queste prevede la realizzazione di un unico impianto in uno degli svincoli posti nei pressi della rotonda dei Pentri, in un'area marginale della città in spazi al momento inutilizzati dove i vincoli ambientali sono pressoché nulli.

Abbiamo però anche studiato una soluzione che viene incontro al Comune tramite la quale chiediamo di rivalutare il progetto eliminando il depuratore di Santa Clementina che sarebbe caricato” su un nuovo impianto, più grande, quello per intenderci previsto a S. Angelo a Piesco che è da spostare circa 3 km più a valle, nei pressi della nuova stazione ferroviaria di Vitulano, che è ancora territorio del comune di Benevento. Infatti l'area da noi indicata non solo non è stata toccata dall’ultima alluvione, quanto poi risulta già interessata da precedenti cantieri per la realizzazione della stazione e della linea ferroviaria ed è munita delle relative strade di accesso che renderebbero meno impattante la costruzione dell’impianto di depurazione. Ovviamente il prolungamento degli scarichi fognari esistenti comporterebbe una spesa non irrisoria, si parla di circa mille euro a metro lineare, ma sarebbero tutti costi recuperati dalla costruzione di un depuratore in meno; quello di Santa Clementina appunto. Questo sito si trova, inoltre, ad abbondante distanza dalle abitazioni e a più di 150 metri dal fiume Calore, quindi fuori dalla fascia di tutela paesaggistica prevista per legge. Però siamo nella fascia del corridoio ecologico del fiume Calore previsto dal PUC, come tra lʼaltro è il sito individuato a SantʼAngelo a Piesco, ma tra i due siti il depuratore si inserirebbe in maniera certamente meno impattante in questo.

ANTONINO IORIO

_________

Allultima ora apprendiamo che, secondo Maurizio Giugni, il nuovo Commissario Straordinario Unico per la Depurazione, a breve dovrebbero iniziare i lavori per la realizzazione del depuratore a Benevento. In una nota inviata al sindaco Mastella si fissa come data di inizio addirittura il corrente mese di luglio, ma viste le lungaggini e il perenne rimbalzo di responsabilità politiche e amministrative degli ultimi anni, ci auguriamo che questa volta ci sia veramente una svolta concreta per il bene della città. Troppe volte annunciato e poi rinviato, il depuratore a Benevento è un opera necessaria e non più rinviabile per la salute e la salvaguardia del nostro territorio; tanto importante che dovrebbe rimanere fuori da quel palcoscenico mediatico che si sta allestendo per le prossime votazioni.