Il dito e la luna. Dalla movida alla corrida In primo piano

Il mar morto della quotidianità beneventana è increspato dalle manovre elettorali per le comunali, con diversi canditati, o candidabili per tutte le stagioni, galleggianti nell’uno o nell’altro schieramento, disperatamente aggrappati al salvagente dell’incoerenza. Una rinnovata quadriglia gattopardesca in cui non si capisce nulla, o, forse, nulla c’è da capire. Ognuno cerca di approdare a riva con la paura di rimanere in acqua.

Ritornano ciclicamente gli argomenti lasciati nel cassetto dei ricordi, tirati a lucido per l’occasione. La maggior parte presi dal Libro dei Sogni. Altri nuovi e suggestivi se ne aggiungono. Più grande è il sogno e più affascinante è l’argomento (da non realizzare).

Fra quelli maggiormente gettonati, diciamo un best seller, è la movida (per un provinciale come me: l’assembramento in centro storico, il casino, l’ammuina).

Approfitto, quindi, dell’imminente competizione elettorale per ricordare ai Sindaci, Consiglieri ed Assessori di ieri, di oggi e di domani, le istruzioni per l’uso, fino ad ora ignorate, allorquando si passerà dalla gioiosa teoria della campagna elettorale alla dura realtà dell’amministrazione attiva.

Per cercare di farlo nella maniera più asettica possibile lascio a casa l’opinione di retrogrado conservatore, non in linea con la splendida evoluzione della città, attenendomi a quanto appreso nello svolgimento della mia attività di avvocato.

Nel mondo occidentale (e non solo) da anni ha preso piede il fenomeno della c.d. movida, consistente nel fiorire, in alcuni quartieri delle aggregazioni urbane, di locali, frequentati specialmente dai giovanissimi, con musica, somministrazione di cibo e di bevande.

In Italia, specialmente per la conformazione urbanistica delle città, il fenomeno si è diffuso nei centri storici, creando problemi di convivenza con i residenti e di ordine pubblico.

Benevento, ovviamente, non ha fatto eccezione. Invece di cercare di controllare ab initio il fenomeno lo si è irresponsabilmente alimentato, dipingendolo come occasione per rivitalizzazione il centro storico.

Sono spuntati come funghi locali e localini, alcuni senza il minimo rispetto delle norme igienico-sanitarie, con dj o musica dal vivo, somministrazione di alimenti e di bevande alcoliche, ed il conseguente prevedibile assembramento, fino alle prime luci del mattino, di giovani e giovanissimi.

Questa situazione non ha portato, come auspicato, al Nuovo Rinascimento Beneventano, ma alla creazione del girone infernale dei Residenti Sventurati che nemmeno Dante sarebbe riuscito ad immaginare nella sua Commedia.

Gli amministratori locali succedutisi nel tempo si sono limitati ad ignorare il problema, lasciandolo in appannaggio ai fortunati abitanti. La situazione di anarchia ha portato ad un costante inquinamento acustico del centro storico, per musica sparata ad alto volume nei locali e vociare della fiumana di giovani assembrati in stradine e piazze fino alle prime ore del mattino, specialmente nei fine settimana e nelle feste comandate; in estate, quotidianamente.

Eppure il Comune di Benevento è uno di quegli enti territoriali che, in esecuzione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 novembre 1997 (“Determinazioni dei valori limite delle sorgenti sonore”), ha adottato un proprio Piano di Zonizzazione Acustica (con la delibera di Consiglio Comunale numero 14 del 20 aprile 2004).

Fra le “Aree particolarmente protette”, ricomprese nella classe I del Piano (“aree particolarmente protette: rientrano in questa classe le aree nelle quali la quiete rappresenta un elemento di base per la loro utilizzazione: aree ospedaliere, scolastiche, aree destinate al riposo ed allo svago, aree residenziali rurali, aree di particolare interesse urbanistico, parchi pubblici, ecc.”), con limiti massimi di immissione di 50 decibel per il periodo diurno e di 40 per quello notturno, è ricompreso (anche) il centro storico.

La mia esperienza professionale in materia, articolata ormai su di un arco temporale di tre lustri (a partire dalla causa apripista del 2006, Sabus), mi ha portato più volte a verificare il grave paradosso di un Comune, quale è Benevento, che, oltre ad omettere ogni controllo, si rende colpevolmente corresponsabile dell’inquinamento acustico del centro storico, non soltanto tollerando la violazione del proprio Piano di Zonizzazione Acustica, ma - in certi casi - addirittura autorizzandola per iscritto.

La Suprema Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la recentissima ordinanza numero 21993 del 12 ottobre 2020 ha chiaramente statuito che In tema di immissioni acustiche provenienti da aree pubbliche, appartiene alla giurisdizione ordinaria la domanda, proposta dai cittadini residenti nelle zone interessate, di condanna della Pubblica Amministrazione a provvedere, con tutte le misure adeguate, all’eliminazione o alla riduzione nei limiti della soglia di tollerabilità delle immissioni nocive, oltre che al risarcimento dei danni, patrimoniali o non patrimoniali, patiti, atteso che l’inosservanza, da parte della Pubblica Amministrazione, delle regole tecniche o dei canoni di diligenza e di prudenza nella gestione dei propri beni può essere denunciata dal privato davanti al Giudice Ordinario non solo per conseguire la condanna della Pubblica Amministrazione al risarcimento dei danni, ma anche per ottenere la condanna a un ‘facere’, tale domanda non investendo scelte e atti amministrativi della Pubblica Amministrazione, ma un’attività soggetta al principio del ‘neminem laedere’”.

Il Tribunale di Brescia, con la sentenza del 26 settembre 2017, numero 2621, e quello di Torino, con la sentenza del 15 marzo 2021, numero 1261, - per citarne due - hanno condannato i rispettivi Comuni al risarcimento dei danni arrecati ad alcuni residenti dei centri storici per la violazione della normativa in materia di immissioni acustiche.

Pende in appello un giudizio di risarcimento danni anche nei confronti del capoluogo sannita.

Morale della favola:

non si può scoprire l’esistenza del problema centro storico, - come una novella Alice nel paese delle meraviglie, - quando l’incontrollato intollerabile assembramento determina l’insorgere di episodi che turbano anche l’ordine pubblico (come nel caso delle recenti risse), ma occorre semplicemente far rispettare le regole esistenti, fra le quali il Piano di Zonizzazione Acustica del Comune di Benevento.

La cosa assurda è che ad oggi l’unica circostanza che ha impedito che la movida si trasformasse in corrida è stata la pandemia da coronavirus.

Solo i recentissimi episodi di violenza hanno fatto destare dal torpore il Comune, la Questura e la Prefettura. Hanno aperto un occhio, speriamo non lo richiudano e si addormentino di nuovo.

Altrimenti, toccherà ai fortunati cittadini del centro storico suonare loro la sveglia.

UGO CAMPESE