La bellezza e la bontà salveranno la magnifica professione del giornalista In primo piano

Nel nome di San Francesco di Sales, si è riunita anche quest’anno la Stampa Sannita.

Giornalisti, fotografi, cameramen e operatori dell’informazione hanno partecipato con gioia alla Santa Messa officiata in serata da monsignor Pasquale Maria Mainolfi, anch’egli giornalista, nella chiesa di San Gennaro.

Un’antica tradizione, quella di festeggiare il Celeste Patrono dei giornalisti, molto sentita a Benevento e portata avanti da alcuni lustri dal presidente dell’Assostampa Sannita Giovanni Fuccio.

Ma chi era San Francesco di Sales e perché è il Patrono dei giornalisti?

Un elegante predicatore” ha tenuto a sottolineare durante l’omelia monsignor Mainolfi.

Nacque il 21 agosto 1567 nel castello di Sales presso Thorens in Savoia. Ricevette sin dalla più tenera età una raffinata ed accurata educazione, coronata dagli studi universitari di Giurisprudenza a Parigi e a Padova. Qui ricevette con grande lode il berretto dottorale e, ritornato in patria, fu nominato avvocato del Senato di Chambéry. Ma sin dalla sua frequentazione accademica erano iniziati a emergere i suoi preminenti interessi teologici, culminati poi nella scoperta della vocazione sacerdotale, che deluse però le aspettative paterne. Nel 1593 ricevette l’ordinazione presbiterale e il 21 dicembre celebrò la sua prima Messa.

Fu sacerdote zelante e instancabile lavoratore, difatti, non soddisfatto della risposta che avevano le sue prediche dal pulpito si ingegnò a pubblicare fogli volanti, che poi affiggeva ai muri o faceva scivolare sotto le porte delle case, meritandosi per questa originale attività pubblicitaria il titolo di Santo Patrono dei giornalisti e di quanti diffondono il cristianesimo servendosi dei mezzi di comunicazione sociale.

San Francesco di Sales, considerato quale padre della spiritualità moderna, ha influenzato le maggiori figure non solo del grand siècle francese, ma anche di tutto il Seicento europeo, riuscendo a convertire al cattolicesimo addirittura alcuni esponenti del calvinismo.

Fu un vescovo santo, innamorato della bellezza e della bontà di Dio.

Morì a Lione il 28 dicembre 1622 e fu canonizzato da Papa Alessandro VII il 19 aprile 1665, mentre il 26 gennaio 1923 Papa Pio XI lo proclamò “Patrono dei giornalisti” e di “tutti quei cattolici che, con la pubblicazione o di giornali o di altri scritti illustrano, promuovono e difendono la cristiana dottrina”. Il calendario liturgico della Chiesa universale ha fissato la sua memoria al 24 gennaio, anniversario della traslazione delle reliquie. Il suo cuore incorrotto si trova nel Monastero della Visitazione a Treviso.

Carissimi amici e colleghi giornalisti - ha concluso poi con ardore mistico don Pasquale - la bellezza e la bontà salveranno anche la nostra bellissima professione”.

Durante la messa sono stati ricordati inoltre i giornalisti sanniti scomparsi di recente e non solo, ovvero, Nicola Russo, Antonio Buratto, Vittorio Barbieri, Giuseppe De Lucia, Clemente Cassese, Edgardo De Rimini, Giovanni Bozzo, Giovanni Giordano, Salvatore Moffa, Aldo Gambatesa e Tito Margherini.

Un plauso speciale al Coro Maranathà che - guidato dal M° Antonello Luongo e per l’occasione con la collaborazione delle sorelle Quarantiello, Laura al violino e Francesco al flauto traverso - ha letteralmente incantato tutti i numerosi presenti.

E per concludere in bellezza la foto di gruppo dinanzi all’altare, quindi, tutti nella sacrestia per il brindisi beneaugurale.

ANNAMARIA GANGALE

annamariagangale@hotmail.it

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