L'apertura straordinaria del Teatro Romano di Benevento incanta i visitatori. GUARDA LE FOTO In primo piano

Le aperture straordinarie e/o gratuite dei nostri monumenti cittadini fanno bene alla città che, sotto l’apparente tranquillità provinciale, custodisce tesori di notevole importanza. I quali si fanno riscoprire proprio nel corso di queste preziose occasioni. Preziose per chi, come me, ama percorrere e soffermarsi a respirare l’atmosfera e le storie che costellano ogni strada ed ogni angolo di Benevento. Come è successo nel corso dell’apertura gratuita del Teatro Romano il giorno di San Bartolomeo, patrono della città, il 24 agosto 2019.

L’apertura giornaliera e gratuita dell’insigne monumento ha consentito a numerosi turisti, semplici curiosi e visitatori, di godere della bellezza di questo luogo e di comprendere la grandezza del nostro passato, visto che ogni pietra, ogni muro ed ogni gradino parlano di questo.

Mi reco al Teatro nel pomeriggio dopo pranzo. L’aria è ancora calda ed il sole splende. Mi godo la splendida visione dell’emiciclo dove si svolgono gli spettacoli e percorro i gradini che mi portano in cima al monumento, ad ammirare i palazzi circostanti e lì, proprio di fronte, la splendida Dormiente del Sannio adagiata nel cielo. Comincerà un temporale d’agosto quasi a giro finito. Poco male. Oltre a visitare con enorme piacere l’illustre monumento cittadino, posso spingermi ad esplorare i dintorni. Ricavandone sempre la stessa impressione: e cioè che il quartiere Triggio è veramente di una bellezza infinita. Pensare che anticamente era conosciuto per i sottani nei quali abitavano le persone e per le condizioni igieniche malsane nelle quali queste erano destinate a vivere. Nei decenni si sono susseguite poderose opere di bonifica e, nel recente passato, azioni anche incisive di recupero e valorizzazione, ma sempre troppo poche rispetto a quello che si potrebbe fare per questa zona così discreta, sempre bistrattata e forse poco amata anche dai vari amministratori. Basta pensare a come il luogo, da sempre, viene indicato: “abbasc’u Trigg”.

Eppure, quando ci sono rassegne al Teatro Romano (per quanto mi riguarda, più bello di quello di Pompei, che però, si “vende” meglio di come sappiamo fare noi) si registra sempre il tutto esaurito. Per la bellezza della location e per la qualità degli spettacoli. Per l’immenso talento delle nostre giovani orchestre.

Eppure, venire qui, almeno per come percepisco il luogo, mi porta a respirare un’aria quasi mistica. Pensateci bene. La zona è racchiusa tra due conventi di suore: quello delle Battistine e, al lato opposto, quello delle suore devote al Bambin Gesù di Praga (di cui tanto devota era l’indimenticata suor Raffaellina Borruto, morta centenaria in odore di santità). Le prime hanno messo alcuni dei loro locali a disposizione dell’Unisannio. Nei pressi del secondo convento, invece, sorge una scuola per l’infanzia dedicata a San Filippo Neri. Davanti al Teatro, poi, come luogo di culto sorge la settecentesca chiesa di Santa Maria della Verità, in Piazza Caio Ponzio Telesino.

Poi vi spingete ad esplorarlo questo Triggio. Basta spingersi appena un po’ più in là ed imbattersi in un altro luogo di interesse storico e religioso: il “cimitero dei morticelli”, dove nel IX secolo c’era un monastero benedettino ed una chiesa intitolata a San Lupo. Con il successivo decadimento della chiesa, l’area cominciò ad essere usata come cimitero per i bambini morti prematuramente. In anni recenti il sito è stato sistemato dalla sezione FAI di Benevento. E poi, basta svoltare un angolo per trovarsi al cospetto di un altro antichissimo monumento: la chiesa di San Cristiano, sita sull’omonima strada, che la separa dalle omonime Terme, un grosso complesso di epoca romana, con i ruderi di casa Campi (il nome esatto, in effetti, sarebbe Terme Commodiane). Un sito ancora tutto da studiare e da risistemare, che nel 2016 è stato completamente ripulito a proprie spese da un residente, il notaio Gerardo Santomauro, tra l’altro non di origine beneventana, che lo ha sottratto al degrado nel quale versava ed ha poi restituito il bene alla comunità, per il tramite di due associazioni: il FAI e Verehia.

Poi, continuando nella passeggiata beneventana, si può superare la storica Port’Arsa e costeggiare le mura longobarde.

Quanta storia in pochi metri cittadini!

E se volete restare in tema religioso, sappiate che sempre al Triggio, costeggiando il parco archeologico del Sacramento, scendendo è possibile trovare la casa, che, secondo molti, avrebbe dato i natali a San Gennaro, edificio mai valorizzato dalle amministrazioni che si sono succedute in città nel tempo. La zona è nota con il nome di Arco di San Gennaro.

Se poi percorrete queste strade fatte di vicoli, di case basse, di pietre, vi sembrerà di ascoltare ancora il tramestio ed i rumori tipici dei mestieri antichi: il fabbro, il macellaio, il bottegaio, il calzolaio, lo speziale, le lavandaie…

Insomma, quella del Triggio è una storia ancora tutta da scrivere. Chissà quanti documenti antichi si possono trovare nei monasteri e negli archivi delle chiese!

Quante suggestioni in un solo quartiere.

Un quartiere, ripeto, che andrebbe valorizzato al massimo ed al quale la politica turistica dovrebbe guardare con la massima attenzione.

345 visitatori al Teatro Romano nella giornata del 24 agosto. Buona la prima, come si dice in gergo, ma questo dovrebbe essere solo l’inizio. Una tale bellezza dovrebbe attirare almeno tremila visitatori in un giorno. Dopo l’apertura, si potrebbe cominciare a portare delle giornate di studio proprio qui, a Rione Triggio, con esperti di ogni campo dello scibile e magari creare pure un festival ad hoc per questa zona della città. Un Festival del Rione Triggio. Corredare il tutto con guide turistiche preparate ed una capillare azione editoriale, che faccia conoscere storia, tradizioni, mestieri di questo luogo che sembra un paese a sé stante all’interno della città. Un’azione di comunicazione e marketing che arrivi dappertutto per divulgare la bellezza e l’importanza del Teatro Romano di Benevento e tutti i percorsi, religiosi e civili, di cui è possibile approfittare nel quartiere Triggio. Insomma, un’azione di turismo integrato che potrebbe riguardare tutta la zona.

Il nostro grazie va agli ideatori di questa bella iniziativa, con l’auspicio che per Benevento diventi un’occasione turistica, economica, culturale di respiro nazionale e internazionale.

LUCIA GANGALE 

Foto di Lucia Gangale per Realtà Sannita © 

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