Patatrac In primo piano

Dov’è che si trova il maggior accumulo di roba abbandonata? Proprio nei pressi dei cartelli di Divieto di discarica. Non è solamente lo sberleffo del cittadino irriverente, ma piuttosto l’inadeguatezza del comando-divieto.

L’accostamento potrà apparire disgustoso, ma ci serve per entrare nel delicato rapporto della ordinaria moralità degli italiani con il rigore del richiamo alla moralità stabilito dalla legge. Si è dovuto far ricordo alla legge, infatti, per imporre il “buon costume della pubblica moralità”, con la creazione di una “Autorità”. Di una apposita struttura amministrativa, cioè, alla quale è affidato il monitoraggio, ma anche una operativa funzione sanzionatoria. Si tratta della Autorità Nazionale Anti Corruzione, più familiare con l’acronimo ANAC, immedesimata per alcuni anni col nome del suo primo presidente, il magistrato Raffaele Cantone.

L’ANAC non è un cartello che abbaia al vento. E’ dotata di poteri di indagine, ma soprattutto di un’arma di rara efficacia del diritto amministrativo: l’annullamento di comportamenti, atti e provvedimenti che qualunque pubblica amministrazione abbia adottato in violazione delle regole emanate per tenere lontana la corruzione. L’ANAC non appartiene alla giurisdizione, non fa processi per accertare la responsabilità di atti commessi in violazione di leggi. L’ANAC è una struttura dell’Amministrazione che vigila sulla corretta applicazione, presso qualsiasi autorità amministrativa, delle disposizioni legislative in ordine alla rigorosa organizzazione degli uffici e delle procedure intese a evitare ogni possibile “contatto” che possa diventare veicolo di rapporti “interessati” tra organi pubblici e soggetti privati.

Prima di fare la faccia feroce nei confronti dei faccendieri privati, la legge dell’ANAC impone severe “distanze di sicurezza” all’interno degli uffici pubblici. Fa spazio tra chi indice un concorso e i partecipanti alla procedura, ma anche tra chi indice il concorso e chi tecnicamente lo gestisce. Dirada i tempi tra la copertura di una funzione pubblica e la partecipazione a concorsi: un sindaco in carica non può partecipare ad un concorso a vigile urbano nello stesso comune e se pure ha la vocazione a fare il vigile urbano potrà presentare domanda ad un concorso che si svolga dopo un necessario intervallo. L’esempio è volutamente banale, ma così capisce anche il lettore più ottuso, o anche l’assessore più incredulo (mi pare di sentirlo: “E allora che assessore sono se mi tolgono il potere di assumere un mio capo-elettore?”).

L’ANAC entra pure nelle contiguità di competenze dei dirigenti (e forse anche nella disinvoltura con cui la “politica” modifica l’organizzazione degli uffici per adattarla a certe specifiche competenze), ricordando che i dirigenti si creano solo mediante procedure concorsuali pubbliche e non hanno dipendenza gerarchica da sindaci e assessori. Addirittura in ogni ufficio ci deve essere un “responsabile” anticorruzione che (è intuitivo) non può essere “persona di fiducia” del vertice politico, se la sua funzione è proprio quella di intravedere possibili interferenze atte a far immaginare una propensione ad accordi sollecitati da intenti corruttivi.

L’ANAC non fa sentenze, che possono essere impugnate e sospese fino agli interminabili tempi della giustizia ordinaria. L’ANAC emette provvedimenti di immediata esecutività. Dichiara nulli, cioè, gli atti ritenuti in contrasto con la legge anticorruzione, arrivando anche alla sospensione temporanea dalle funzioni di un organo elettivo. Ci è capitato già di propinare al lettore di Realtà Sannita, sul primo numero di quest’anno 2021, quali sono le conseguenze di una dichiarazione di nullità. Ciò che è nullo porta come conseguenza la nullità di tutto ciò che è stato prodotto da soggetti, organi o istituzioni incorsi nella dichiarazione di nullità.

Lo vedremo meglio quando alla Provincia di Benevento si dovrà srotolare il nastro di tutti gli atti connessi alle funzioni svolte da un dirigente la cui nomina è stata riconosciuta contrastare le norme anticorruzione. Il dirigente in questione si è immediatamente dimesso, ma il soggetto che ha conferito la nomina non è stato altrettanto pronto ad entrare in “quarantena” in ossequio alla norma secondo cui “I componenti degli organi che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli non possono per tre mesi conferire gli incarichi di propria competenza”.

Le amministrazioni locali sono in allarme. Il rigore della legge si palesa con le gravi conseguenze della sua pur minima violazione. Più che la facile previsione di freschi armaiuoli, si deve immaginare una severa presa di coscienza della classe politica che sta alle spalle di amministratori eletti ai quali deve essere assicurata una competente consulenza per raddrizzare le vacillanti barchette.

Qui non si tratta di affrontare una remota condanna con la condizionale. Perdere il posto conquistato con un concorso tarlato dalla presenza di commissari “fuori legge”, oppure bandito da chi non si è tenuto lontano dalla tentazione di determinarne l’esito non è una faccenda di poco conto nella vita di un professionista, ma anche di un semplice commesso.

Non bastano certi comunicati stampa a stemperare il nervosismo. Se, come dicono, la Provincia (cioè il governo della Provincia) è una “diramazione” del Comune, vendette o rivincite o il semplice riflusso potrebbero scendere per Via Annunziata ed entrare a Palazzo Paolo V. Solo nervosismo o paura del patatrac?

MARIO PEDICINI