Prova di debolezza In primo piano

Dunque il sindaco Mastella è tornato in sella. A leggere la lettera con la quale ritira le dimissioni (che pure aveva definito, senza che nessuno glielo chiedesse, “irrevocabili”), i motivi che lo hanno indotto al dietro-front sono proprio gli stessi che lo avevano indotto al passo avanti. Non cita i lillipuziani, ma si inventa i succhiaruote: nella sua squadra ci sono cioè quelli che non vogliono faticare, esporsi in prima linea, sobbarcarsi al lavoro sporco. Spera, evidentemente, in un loro ravvedimento, ma non si accolla l’iniziativa di convertirli a gregari generosi interessati alla ricompensa finale.

Le dimissioni erano state interpretate come uno scatto d’orgoglio, ma anche come una calcolata prova di forza. Costringendoli al voto anticipato in primavera, sicuramente Mastella aveva dalla sua una condizione favorevole: quella di obbligare i falsi scalpitanti a fare il passo politico della presentazione di una o più liste. Comunque a dichiarare in anticipo il nome del candidato sindaco.

Lo stesso valeva anche per i raggruppamenti presenti in consiglio comunale facenti capo alle sigle nazionali. Nessuno di essi sarebbe stato in grado di apprestare nel giro di due mesi nonché una lista, ma una coalizione in grado di reggere l’urto dello scontro diretto col sindaco uscente. In questo momento i 5Stelle non godono ottima salute in campo nazionale, i salviniani in campo locale non hanno coltivato alcun ventaglio di presentabili dovendosi anzi guardare dalla scorza dura di quella destra che è attratta dai Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Il PD ha fatto sapere di tenere ad una coerenza, ma la opposizione a Mastella sa tanto di “necessità virtù”.

Al tirare delle somme, con o senza le aperture a De Luca per le elezioni regionali di primavera, le elezioni anticipate Mastella le avrebbe potuto orientare a suo favore.

Ora dovrà per forza di cose partecipare alla campagna elettorale per la Regione Campania e contemporaneamente dovrà produrre una proposta amministrativa credibile da realizzare nell’arco di tempo di dodici mesi.

Ma già la formazione della nuova Giunta municipale ha provocato più di un mal di pancia. Tra assessori dimenticati (le dimissioni di De Nigris presentate come un gesto di lealtà al sindaco dimissionario non sono valse una riconferma, Felicita Delcogliano avrà esaurito la sua funzione di ricordo della DC) e assessori spostati qualcuno ha dovuto mandar giù più di un rospo. Nella elencazione delle competenze, poi, si scende inutilmente in dettagli, senza che si abbia una comprensibile matrice sistematica. Si è creata una certa discontinuità che lascia sospettare la necessità di un lavoro di ricucitura. Affidato a chi? Certo non a un sindaco che punta a sottolineare una differente caratura.

E in vista delle elezioni, che inevitabilmente saranno l’ossessione di questo anno scarso di “progresso senza avventure” (cioè di tirare a campare), potrebbe avere un peso quella fascia tricolore che adesso potrà essere indossata solo dal vicesindaco unico Carmela Serluca. Tanto per dire, alla fiera di San Giuseppe, se il sindaco dovesse riguardarsi dalla tramontana, non toccherà all’assessore al commercio farsi fotografare con un grado di popolarità più evidente.

Passando a considerazioni più serie, questo Consiglio e questa Giunta dovranno affrontare questioni importanti, molte delle quali rinviate a causa della scarsa coesione del gruppo di maggioranza. Nel frattempo giungono moniti preoccupanti dagli organi di giustizia amministrativa in un settore delicato quale quello dell’urbanistica. La recente sentenza definitiva del Consiglio di Stato sulla intricata vicenda della mancata piazza Duomo e/o della mancata definizione delle proprietà dei suoli fa venire i capelli bianchi ad assessori, consiglieri e sindaci ma anche a funzionari, magari diretti da dirigenti n ominati per appartenenze politiche. Noi non siamo soliti godere delle disgrazie altrui, ma è doveroso fare chiarezza sulla disinvoltura con cui si affidano aspetti della vita pubblica a personaggi che hanno il solo merito di “stare a disposizione”. Chi dedica meritoriamente il suo tempo a quell’alto esercizio di carità, che è la rappresentanza politica, ha pure il diritto di sentirsi garantito dalla funzionalità e dalla efficienza di un apparato amministrativo professionale capace di prendersi tutta intera la propria quota di responsabilità opponendosi ad ogni tentativo di condizionamento (usiamo termini eleganti). I “dirigenti per caso” non funzionano da scudo per le responsabilità dei politici che gli hanno affidato funzioni fittizie.

Né la Giunta Mastella bis ha evitato, proprio nei giorni della “esposizione” della nuova squadra, che un dirigente prendesse una iniziativa disciplinare nei confronti di un dipendente comunale che avrebbe “ispirato” un documento sottoscritto dalla legittima rappresentate di una associazione. Siamo alla psicanalisi pura. O alla paranoia.

Gabriele Corona (è lui il soggetto “attenzionato”) non è stato mai molto amato, dopo che sul finire del 1978 entrò nella burocrazia comunale per effetto di una legge figlia dei tempi “per l’occupazione giovanile”. Diciamo che la persona era sopra la media degli arruolati e si sentiva un po’ sacrificato. Fu apprezzato, poi fu temuto. Ben presto si ritagliò un ruolo di disturbatore. Esercitò la critica soprattutto sulle questioni che conosceva. Non portò fuori alcun segreto: quando c’era da criticare l’operato dell’amministrazione, si appellava ai documenti pubblici. Non sono pochi i sindaci e gli assessori che gli hanno augurato di inciampare. E lui rasentava il confine della indisciplina burocratica forse anche auspicando (ma questa è l’impressione di chi scrive) un “incidente diplomatico” da cui trarre vantaggi in sede lato sensu politica.

Negli ultimi mesi la sua è stata la battaglia della potabilità dell’acqua dei pozzi di Campo Mazzoni e Pezzapiana. Su un piatto d’argento gli è stato fornito il materiale a lui più congeniale: l’urbanistica. Lo aspettavano al varco. E lui aveva scaricato la sua associazione (Io X Benevento) abbandonandone la presidenza. Il dirigente lo accusa di aver ispirato un documento di critica all’Amministrazione comunale sulla questione del project financing sull’area dell’attuale Terminal bus.

Avete capito bene. Il dirigente può affermare con certezza che il pensiero di Sandrucci è frutto della farina di Corona. E va dritto a chi lo ha pensato, non a chi ha scritto e firmato il documento.

E il sindaco Mastella pensa di poter andare avanti per altri dodici mesi con questa disinvoltura? Per noi che gli vogliamo bene, la sua prova di forza si è rivelata una clamorosa prova di debolezza.

La città, con tutte le responsabilità dei cittadini, non merita di essere il terreno di gioco di puerili manovre vendicative.

MARIO PEDICINI