SALVARE LE MEMORIE In primo piano

Nella eccitazione toponomastica, non è cosa saggia moltiplicare vie e stradine, piazze e slarghetti al solo scopo di accrescere la lista dei beneficiari. Così come non obbedisce ad alcuna esigenza di precisione la forsennata mania di piazzare sopra ogni buco un nuovo numero civico: non servirà certo ad ipotizzare più contribuenti al tesoriere di Palazzo Paolo V (non vi spaventate, è la sede ufficiale del Comune di Benevento).

Che sia cosa saggia e delicata affiggere numeri civici e battezzare strade e viottoli ci trova sicuramente d’accordo, purché si tenga presente l’utilità di una simile funzione.

Una recente attenzione alle zone rurali ha comportato una spesa esagerata e la nascita di inenarrabili conflitti. Ad ogni portoncino che affacci su un prato è stato affibbiato un numero civico. Nella speranza che ad ognuno si possa assegnare una casella delle tasse?

Ci sono, poi, a Benevento autentici spostamenti di domicili dei quali alcuni proprietari non sanno neanche lontanamente le origini. Lasciamo stare che quelli che abitano a Via 3 settembre si trovino dalla sera alla mattina a passare da una investitura patriottica (la cacciata del delegato pontificio nell’anno 1860) ad una ingloriosa fuga di italo-tedeschi il 3 settembre 1943 così come riporta un volumetto stampato e diffuso dal Comune sotto la presidenza di Fausto Pepe.

È il caso di suggerire agli amministratori del futuro di scrivere nome e cognome, ma di aggiungere anche una data o un perché. Con i nomi, si sa, non si è mai sicuri. In politica si usa omaggiare chi sta in alto; se capita un cambio di vento e quel nome non si porta più ci si può limitare a sostituire il nome e la strada resta là. Ma quando è la strada che cambia posto? 

Prendete il caso di Sant’Angelo a Sasso. Tale è il nome di un posto geografico di campagna accoccolato su uno spuntone di conglomerati che garantisce una certa solidità. Qui il cardinal Orsini decise di mettere a difesa morale della città una chiesetta intestata all’Angelo Michele.

Per i beneventani si chiamò ‘ngopp’ a l’Angelo e durò ben oltre la nascita del Viale degli Atlantici.

Ma l’Angelo c’era anche prima. Pochi metri a scendere lungo la nazionale Appia, direzione San Giorgio la Montagna, nei pressi di una masseria agricola che aveva anche una stalla di bovini (latte e formaggi) si addossarono modeste casette sempre e comunque di rango agricolo.

Il tratto tra la masseria Pulcino e la palazzina Lepore aveva un’unica uscita sulla Nazionale. Una strada senza sbocchi si chiama a cupa. Questa, vicinissima alla chiesa dell’Angelo, fu intitolata Cupa dell’Angelo.

Quando si decise di unificare i due ospedali maschile e femminile, si scelse una zona baciata dal sole, con aria purissima poco oltre la campagna di Cupa dell’Angelo. C’è un bellissimo progetto dell’architetto Miccolupi che disegna l’Ospedale con l’ingresso verso il futuro Viale Mellusi. Tutto in regola con la conformazione dei suoli: quel sito regala l’acqua piovana al versante del Calore attraverso il vallone di San Nicola.

Non ci crederete, ma sapete com’è l’indirizzo preciso di carta e busta della Unità Sanitaria Locale Benevento? Via Cupa dell’Angelo n. 1. Ora, lasciando al suo destino l’indirizzo preciso dell’ASL, sarebbe il caso di consacrare la Cupa dell’Angelo con una targa municipale che possa ricordare che in quella stradina sono vissute quattro generazione della famiglia Lepore.

Anche perché il titolo di Sant’Angelo a Sasso è toccato ad un edificio scolastico allestito per ospitare le giovani leve del nuovo Viale Mellusi. Prima che la scuola possa essere chiusa per mancanza di clienti (magari attratti dal futuro nuovo Nicola Sala), sarebbe il caso di evocare un altro toponimo che rischia l’estinzione, e cioè quello di Cretarossa.

La stradina che qualche mappa del tempo passato disegnava a partire dalla “salita del Carcere” e fino al torrente San Nicola (privo di ponticello) prendeva il nome della contrada. Contrada Cretarossa era una definizione ufficiale. Quell’edificio più correttamente si sarebbe dovuto chiamare Scuola Elementare Cretarossa. Non indugiamo a ipotizzare che quel “rossa” potesse aizzare tendenze comuniste, datosi che nel Casino del Prete ci abitava un prete vero (don Vincenzo Iannace) ma pure un fervente comunista rispettosamente chiamato “professore”.

In attesa di una onesta ricognizione in una materia un po’ trascurata, o forse anche per stimolare altre segnalazioni, ci permettiamo di invocare dall’Amministrazione Comunale il ripristino dei due toponimi che, per evidenti motivi (ci ho passato la vita), mi stanno a cuore: Cupa dell’Angelo e Contrada Cretarossa.

MARIO PEDICINI